L'apertura di 'In ricordo di Mati', Parete del Lavel, Val di Tovel, Dolomiti di Brenta (Daniele Borghesi, Martino Rizzi, ottobre 2024-aprile 2025)
archivio Daniele Borghesi

In Val di Tovel (Dolomiti di Brenta) una via in ricordo di Matilde Lorenzi

Tra ottobre 2024 e aprile 2025 sulla parete del Lavel (Val di Tovel, Dolomiti di Brenta) Daniele Borghesi e Martino Rizzi hanno aperto 'In ricordo di Mati'. La nuova via d'arrampicata è dedicata a Matilde Lorenzi la giovane sciatrice scomparsa il 28 ottobre 2024 durante un allenamento sul ghiacciaio della Val Senales.
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L'apertura di 'In ricordo di Mati', Parete del Lavel, Val di Tovel, Dolomiti di Brenta (Daniele Borghesi, Martino Rizzi, ottobre 2024-aprile 2025)
archivio Daniele Borghesi

Già da un po’ col Tino ci dicevamo che sarebbe stato bello provare ad aprire una via. Ci attirava soprattutto lo spirito d’avventura che una scelta così porta con sé: la ricerca di qualcosa di mai toccato prima, salire dal basso senza sapere davvero quali difficoltà ci avrebbero aspettato, come avremmo reagito, che qualità avrebbe avuto la roccia… persino il senso di tutto questo era inizialmente un’incognita.

Serve un posto ideale per cimentarsi in questa esperienza (di cui eravamo pressoché inesperti) senza allontanarsi troppo da casa: nella vicina val di Tovel avevo notato alcune pareti nel fondovalle, sulla sinistra orografica. Decidiamo quindi, un pomeriggio, di andare a dare un’occhiata.

La valle, chiusa per lavori, è un po’ meno accessibile del solito: optiamo per le bici, che ci accompagneranno anche nei successivi avvicinamenti. La giornata è piovosa, le pareti bagnate: difficile capire davvero la qualità della roccia. Facciamo qualche foto, ma siamo subito attratti da una grande canna gialla che spicca al centro. Sarebbe bello passare di lì, penso. Siamo titubanti: sembra liscia e compatta. Tentare? Dai, iniziamo… poi si vedrà. Magari veniamo subito respinti, chi lo sa.

Le giornate si fanno sempre più fredde e, a inizio ottobre, ci troviamo alla base. L’idea è di aprire dal basso in stile moderno: protezioni veloci dove possibile, fix dove la roccia è più compatta o dove serve sicurezza. L’inesperienza si fa sentire subito e quel giorno riusciamo ad aprire solo il primo tiro, fiduciosi però che alla volta successiva saremmo stati più veloci.

Pochi giorni dopo Martino si trova in Val Senales, dove purtroppo accade un grave incidente sulle piste da sci: un episodio che non dimenticherà mai. Quel giorno è venuta a mancare Matilde Lorenzi, caduta durante un allenamento. I giorni successivi sono stati strani per lui: dentro sentiva il bisogno di lasciare un segno, qualcosa che ricordasse Matilde; un modo suo per salutarla. Così ha capito subito che la via sarebbe stata dedicata a lei. Questo gli ha dato ancora più motivazione e determinazione a portare avanti la nostra avventura.

La seconda giornata in parete ci porta a salire la grande canna gialla al terzo tiro. Siamo già più sicuri: abbiamo imparato molto. Pedalando verso casa ci diciamo che forse, alla prossima, potremmo arrivare in cima. Le idee sono tante. C’è un tetto preceduto da una placca compatta… poi chissà.

A fine novembre, sotto qualche fiocco di neve, arriviamo in cima. Siamo contenti. La prima libera deve però attendere la primavera. La completiamo a maggio, ripulendo un po’ i tiri e lasciando in una nicchia il libro di via. Sul barattolo scriviamo: In ricordo di Mati.

Siamo stati molto fortunati. La roccia, sempre bella e compatta (tranne che nel primo tiro), ci ha permesso di passare in libera seguendo una linea naturale, mai forzata e sempre entusiasmante. È stata una super avventura, che ci ha insegnato tanto. La via è bella e divertente, con un obbligatorio che tiene impegnati e dà grande soddisfazione una volta in cima. Così è nata In ricordo di Mati.

- Daniele Borghesi, Valle di Non

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