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Andrea Tosi richioda a Ceredo Alta nel Veronese, dicembre 2019
Fotografia di Mauro Maragna
Una vecchia sosta a Ceredo Alta
Fotografia di Mauro Maragna
Una nuova sosta a Ceredo Alta
Fotografia di Mauro Maragna
In arrampicata a Ceredo Alta nel Veronese (Monti Lessini)
Fotografia di Mauro Maragna

Sulla richiodatura di Ceredo Alta

di

Parziale richiodatura della falesia di Ceredo Alta: pensieri sparsi di Andrea Tosi, uno dei 'testimoni'.

Questo è un anno che dimenticheremo, altroché. La retorica, per oggi, lasciamola riposare. L’anno 2020 lo dimenticheremo, come tutti gli altri. Se non altro per poter dormire sonni tranquilli, per riuscire ancora una volta a girare lo sguardo lontano dalla realtà.

La realtà è intrattabile. Ha lo sguardo di Medusa, non puoi guardarla negli occhi: resti pietrificato. A guardare nel buco nero di pandemie e tragedie c’è il rischio di essere riguardati dal vuoto stesso. Trovare un significato in tutto questo e scoprirsi senza senso è un attimo. Hai voglia poi di credere in vie da chiudere su ferraglia presunta eterna. Ferraglia gratuita, per giunta!

Si fa il possibile quindi… si guarda di sbieco, si sbircia. Si interviene in qualche modo. Sempre parziale, per forza, per i motivi detti sopra. Noi, quasi tutti nevvero… vogliamo vivere e non siamo disposti a diventare Roccia, Falesia, Parete. La verità, dritta in faccia…la guardiamo mai.

A volte mi ritrovo a fantasticare di uomini che hanno avuto questo coraggio… uomini che hanno sfidato la verità e sono rimasti così, congelati, pietrificati nell’esatta postura che avevano quando hanno incontrato lo sguardo della Gorgone.

Chi aveva la schiena dritta è diventato placca. Altri si sono curvati a difendere il difendibile… bombature come schiene di chi scappa e strapiombi come toraci ripiegati a difendere l’addome. Qualcuno si è fatto piccolo, rannicchiato… magari a Fontainebleau è successo così ed erano in tanti.

Erano uomini e lo siamo ancora. Uomini, oggi, che scalano su altri uomini, corpi che incontrano corpi… in qualche modo ci si intende. Ogni volta che muoviamo un arto su di loro, in quell’istante di incertezza, nel passaggio da un equilibrio all’altro, una voce sembra dirci: "non guardare in faccia la realtà… potresti cadere!… Cadere, sì!… giù, in fondo". Nella verità. Sono "loro" che sussurrano. Hanno visto, ci parlano. Loro, ricordano, non noi! La materia è memoria.

Siamo diventati così bravi a fare ritagli, a vedere solo quello che vogliamo, che i più coraggiosi di noi hanno appena l’ardire di sbirciare. Gli altri? No! non vedono mica niente loro, sono vivi, allegri. Senza pensieri, spensierati, appunto: fatta al primo, al secondo, flash!, alè, alè, dai, duro… e via a contare! E… mi raccomando: respira!

Accade che nel 2017 la Proloco di Sant’Anna d’Alfaedo decide coraggiosamente di mettere una mano sugli occhi e una sul portafoglio per dire alla roccia: siamo vivi! Vivi nel vero senso della parola. Vivi perché sbirciamo nella selva di questa burocrazia ipocrita.

Nasce un triangolo tra istituzioni che vogliono sapere, arrampicatori – i famigerati "locals" - che spiegano la situazione e Guide Alpine che forniscono garanzie. L’iniezione di energia muove le corde giuste e la Guide Alpine Xmountain accettano l’onere e l’onore. Professionalità e competenza per convertire in solido acciaio inox 316 da 12mm l’operazione promossa e finanziata dalla Pro Loco di Sant’Anna D’Alfaedo. Catene e piastrine incluse. Poca cosa in tutto, 15 catene e materiale per una decina di vie.

Sottovoce, in due anni il materiale viene posto dove esprime meglio la sua virtù: storia del finire dalla scatola di cartone alla roccia. Ognuno ha fatto quel poco che serviva, incontrandosi sul confine delle possibilità, ed è tantissimo.

Pro Loco ha valorizzato il territorio senza fingersi cieca e sorda: le pareti esistono, gli arrampicatori pure: l’interesse sociale è innegabile. Chissà, forse un motore – più futuro che presente – per l’economia e la cultura del paese.

Le Guide Alpine hanno tolto il distintivo e sono tornate a operare in onore di quella passione verticale che li ha originariamente mossi verso quello che oggi è il loro lavoro. Un lavoro che spesso vende libertà e che, per una volta, diventa libertà di lavorare per passione, senza compenso.

Tutto bene, era fine 2019, erano gli ultimi tasselli rimasti da piazzare. Gli ultimi discorsi tra i vivi e i morti in questo racconto apparentemente delirante. Lo sembra, perché esistono scatti fatti da un visionario che affermano il contrario.

Ma la fotografia non parla di realtà. Meglio, parla dell’idea che uno ha della realtà. È per questo motivo che in alcune di queste foto destinate a fare il report del lavoro svolto ci sono io… che Guida Alpina non sono. Ad ogni buon conto, nel mentre i tasselli inox piano piano andavano a sostituire i vecchi onorati ferri artigianali, i vivi da morti hanno continuato a fare… quello che hanno sempre fatto. Tanto è ancora da fare, inutile farsi illusioni. Ci dimenticheremo anche di questo 2020.

Il 2019 è già andato in archivio, ma questa parentesi di mondo ideale – la triangolazione virtuosa che ha permesso una parziale richiodatura di Ceredo Alta – ha messo una goccia in un vaso ben lontano dal traboccare…

di Andrea Tosi

Si ringrazia:
– Pro Loco di Sant’Anna D’Alfaedo www.facebook.com/prolocosantanna
– Nicola Tondini come persona fisica e come presidente delle Guide Alpine di Verona Xmountain www.xmountain.it
– Massimo Marconi per la concretezza di ogni suo gesto.
– Francesco Fonte Basso perché “Chicco” c’è quando serve esserci
– WildClimb che ospita sul suo sito la bozza dell’anagrafe verticale Climbeer www.wildclimb.it/portfolio-item/ceredo-alta/ ancora oggi, l’unico strumento per orientarsi in alcuni settori di Verona
– Kinobi per il materiale tecnico www.kinobi.it
– Mauro Magagna per l’esempio
– Ringrazio anch’io per aver avuto la possibilità di collaborare in questo progetto e mi scuso per il mio sudore acido che a volte macchia anche quello che scrivo.

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