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Michele Caminati su Greenspit in Valle dell'Orco. 'Mettere le protezioni durante la salita non fa una differenza incredibile, ma sicuramente è una ciliegina in più perché fa perdere tempo e aumenta la possibilità che qualcosa possa andare storto. Personalmente ho dovuto saltare una delle protezioni verso l’uscita che ero solito moschettonare se in posto, ma non riuscivo a piazzare in continuità.'
Fotografia di Paolo Seimandi
Michele Caminati su Greenspit in Valle dell'Orco
Fotografia di Paolo Seimandi
Michele Caminati, nastro e guanti da incastro per Greenspit in Valle dell'Orco
Fotografia di Paolo Seimandi
Michele Caminati su Greenspit in Valle dell'Orco
Fotografia di Fred Moix

Michele Caminati ritorna con Greenspit in Valle dell'Orco

di

Il racconto di Michele Caminati che in Valle Orco è riuscito a ripetere Greenspit, la difficile via di arrampicata trad liberata da Didier Berthod. La salita segna un ritorno di forma dopo la caduta sul gritstone inglese nel 2017.

La mia storia con Greenspit di Didier Berthod inizia nell’ ottobre 2012 in occasione del meeting trad internazionale in valle dell'Orco organizzato dal CAAI, a cui ebbi l’onore di essere invitato nonostante all’epoca fossi poco più che un boulderista. Una mattina andai assieme a Pete Whittaker e il fotografo Andrew Burr da Greenspit per scattare qualche fotografia sul tiro che Pete aveva salito l’anno precedente.

Provai anche io il tiro, ma i risultati furono abbastanza disastrosi. Infatti all’epoca ero probabilmente molto più forte di adesso, ma non avevo esperienza alcuna di arrampicata in fessura. Ne avevo ancora di strada da fare per salire quei pochi metri di tetto fessurato!

Da lì però decisi che volevo assolutamente imparare, e nel corso degli anni successivi mi dedicai a scalare soprattutto a Cadarese dove in un paio di stagioni riuscii a salire tutti i tiri di riferimento dell’epoca.

Ripresi a provare Greenspit attorno al 2015/16. Purtroppo vivendo lontano dalla valle riuscivo a fare solo piccole sessioni di uno o due giorni alla volta, che implicavano un sacco di sacrifici e di ore passate in macchina. I progressi si vedevano, ma rimaneva sempre quella sezione verso l’uscita che essendo molto stretta per le mie mani continuava inesorabilmente a respingermi.

Poi nel 2017 ebbi l’incidente su The Elder Statesman nel Peak District: uno stop forzato e una lunga e dolorosa guarigione mi tennero lontano da Greenspit per parecchio tempo, anche perché mi trasferii in seguito a vivere proprio in Inghilterra. La paura di non riuscire più a salire la via a causa del mio polso era tanta: dopo la rottura è rimasto a mobilità ridotta, e mal si adatta a prendere i rovesci come sull’ incastro di dita chiave della via.

Nel 2019, rientrato a vivere in Italia, è stata una grande sorpresa scoprire che ero ancora in grado di fare i passi nonostante il polso, e tornai a provare la via con motivazione, nonostante mi fossi nel frattempo stabilito a Bolzano che dista circa quattro ore e mezza di auto dalla Valle dell’Orco.

La vera svolta la ebbi proprio questa primavera, quando incontrai sulla via Matteo Della Bordella e Francesco Deiana che la avevano appena fatta. Mi aiutarono a migliorare il posizionamento dei friend e a rivedere il metodo su uno dei passi difficili. Fu allora che iniziai anche a provarla mettendo le protezioni dal basso volta per volta, ormai mi sentivo più vicino che mai.

Questo ottobre quindi ho deciso di prendermi un’ intera settimana per stare in valle e chiudere definitivamente i conti con Greenspit, e finalmente venerdì scorso sono riuscito a realizzare un sogno che ormai coltivavo da parecchi anni. Si tratta sicuramente di una tra le vie più iconiche per gli appassionati dell' arrampicata in fessura!

Mettere le protezioni durante la salita non fa una differenza incredibile, ma sicuramente è una ciliegina in più perché fa perdere tempo e aumenta la possibilità che qualcosa possa andare storto. Personalmente ho dovuto saltare una delle protezioni verso l’uscita che ero solito moschettonare se in posto, ma non riuscivo a piazzare in continuità.

Ringrazio molto Paolo Seimandi per l’aiuto in questa settimana e per le bellissime foto. Ora mi sento felice ma quasi vuoto, dovrò cercare un altro progetto che tenga alta la motivazione come è stato per Greenspit!

di Michele Caminati

Michele ringrazia: La Sportiva, E9, Wild Country

Link: FB Michele Caminati, IG Michele Caminati

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