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Marcello Bombardi sale Hakuna Matata 9a al Cubo. La via più difficile della falesia era stata liberata nel 2007 da Alberto Gnerro e finora ripetuta soltanto da Adam Ondra nel 2013
Fotografia di Gabriele Boglino
Marcello Bombardi nel 2016 sulla prima parte della via Hakuna Matata 9a Cubo
Fotografia di archivio Marcello Bombardi
Marcello Bombardi nel 2016 sulla prima parte della via Hakuna Matata 9a Cubo
Fotografia di archivio Marcello Bombardi

Marcello Bombardi risolve Hakuna Matata al Cubo

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Il report del 26enne climber Marcello Bombardi che la settimana scorsa, nella falesia del Cubo in Valle d’Aosta, ha ripetuto Hakuna Matata, il 9a liberato da Alberto Gnerro e ripetuto finora soltanto da Adam Ondra.

Hakuna Matata, era da un po’ di anni che risiedeva nel cassetto come tiro da provare e progetto vicino casa ma faccio spesso fatica ad aprire questi cassetti, un po’ per il tempo mancante a causa delle gare e degli allenamenti su plastica, un po’ per l’iniziativa a provare una via che richiederà tempo e sforzi, e soprattutto per il timore referenziale che le vie del Cubo portano con sé. Poi quest’anno, in una settimana in cui da scheda di allenamento dovevo fare molta resistenza e con la spensieratezza quindi di prenderla più come preparazione, con l’occasione di un paio di amici che andavano a scalare nella stessa falesia, ho deciso di metterci le mani sopra e aprire finalmente questo cassetto.

Hakuna Matata è una via chiodata e poi liberata nel 2007 da Alberto Gnerro e ripetuta solamente nel 2013 da Adam Ondra nella falesia del Cubo vicino Arnad, Valle d’Aosta. Le vie, seppur scavate e bricolate come la maggioranza dei tiri di quegli anni della Valle, presentano sempre movimenti interessanti e la loro intensità le rende moto simili alle vie da gara. È la concatenazione di quattro vie ma sono principalmente la prima e l’ultima il fulcro principale del tiro e della sua difficoltà.

Si parte su 4 Luglio 8b (scala di difficoltà Cubo), con un singolo di entrata su una presa rovescia più cattivo dei buttafuori dei locali americani che ti controllano tutti i documenti nel portafoglio prima di farti entrare. Se sul documento non c’è scritto “bicipite funzionante” non passi. Stimolo permettendo, dopo una rapida sequenza, rapida perché non conviene prendere praticamente mai magnesite, di 25 movimenti circa arrivi alla fine di 4 Luglio. Passi quindi sulla via affianco Lussuria che ti permette qualche scrollata veloce, traversi La legge del cubo e dopo una quindicina di movimenti arrivi sul riposo de L’ira. Su questo riposo conviene riposare veramente perché una volta che riparti per affrontare l’ultima sezione dura della via puoi dimenticare la magnesite e arrivare fino in catena senza fermarti.

Avevo già risolto L’ira 8c+, la seconda via più dura del Cubo, a marzo dell’anno scorso e quest’anno quindi non c’erano alternative che andare sulla linea completa. Domenica scorsa ho fatto i primi giri dalla partenza di 4 Luglio e ho avuto subito buone sensazioni, riuscendo a scalare la prima parte senza troppe difficoltà e sentendo un buon recupero sulle prese. Mercoledì sono tornato, la testa sognava ovviamente di salire senza resting fino in catena ma non pensavo che sarebbe stato ancora il giorno giusto. Puntavo a fare qualche giro buono in continuità per costruire ancora un po’ di resistenza necessaria. Al secondo giro invece è andato tutto alla perfezione.

Sono partito in un momento in cui si era alzato un vento forte e le condizioni erano buone. Ho scalato veloce anche per evitare la bollita da dita fredde, ho superato i movimenti fisici della prima parte perdendo poche energie e ho raggiunto il riposo de L’ira senza il bisogno di tante scrollate. Lì mi sono preso il mio tempo. Ho aspettato che il sangue tornasse a circolare nelle dita, e che gli avambracci si sgonfiassero un po’ dall’acido lattico già accumulato e al momento giusto sono ripartito. Sinceramente non pensavo di avere ancora abbastanza pompa nelle braccia da arrivare in catena, i movimenti che rimangono in quell’ultima sezione non sono tanti ma sono tutti molto intensi. Pensavo semplicemente presa per presa, a stringere quella dopo e a godermi le sensazioni del combattere la ghisa pulsante negli avambracci.

Passare la corda in catena del 9a Hakuna Matata e di salire la mia via più dura a fine febbraio e appena alla fine del ciclo di allenamenti mi carica di una bella motivazione per gli obiettivi di quest’anno. Avendo meno gare in programma rispetto alle ultime due/tre stagioni sento il desiderio di passare più tempo su roccia e impegnarmi in qualche bel progetto. I cassetti da aprire sono ancora tanti.

di Marcello Bombardi

Link: FB Marcello Bombardi, IG Marcello BombardiLa Sportiva
, Grivel, XCULTclimbing

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