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Jorg Verhoeven durante la sua solitaria della via Freerider su El Capitan, Yosemite, USA.
Fotografia di Jorg Verhoeven
El Capitan, Yosemite, USA.
Fotografia di Jorg Verhoeven
Jorg Verhoeven durante la sua solitaria della via Freerider su El Capitan, Yosemite, USA.
Fotografia di Jorg Verhoeven
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Jorg Verhoeven: Freerider in solitaria su El Capitan in Yosemite

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Il racconto di Jorg Verhoeven che recentemente ha salito in solitaria la via Freerider 5.13a su El Capitan, Yosemite.

Cominciano a filtrare le prime informazioni da Yosemite dopo lo Shutdown statunitense. Come avevamo riportato, nello stop sono stati coinvolti oltre 800,000 dipendenti federali e dopo la conseguente chiusura ufficiale dei parchi nazionali molti climbers si erano recati altrove. Ma non tutti. Ad esempio l'olandese Jorg Verhoeven che dopo aver ripetuto The Nose (non in libera) e El Nino (in libera, assieme a Ben Lepesant), all'improvviso si è trovato di fronte ad uno scenario inaspettato: era senza compagno di cordata, il parco stava per chiudere ma lui aveva ancora una gran voglia di scalare. Soluzione? Buttarsi in parete il prima possibile e tentare in solitaria la mitica Freerider, quei 1000m di granito con difficoltà fino a 7c/8a liberati da Alexander Huber e suo fratello Thomas nel 1998 e di cui aveva già salito i primi 11 tiri che sono in comune con la via Freeblast, ripetuto assieme a Katharina Saurwein nell'inverno 2011. "Quando sono partito sapevo che non era una buona idea" ha spiegato Verhoeven del suo viaggio verticale durato 4 giorni "ma ero semplicemente troppo motivato, avevo lanciato la sfida a me stesso..."

FREERIDER IN SOLITARIA di Jorg Verhoeven

Quando hanno iniziato a chiudere il Parco (per il recente shutdown ndr) ognuno ha avuto due giorni di tempo per liberare l'area e, visto che le auto rimaste sarebbero state multate, ho abbandonato i miei halbags in valle, ho parcheggiato subito fuori dal parco e sono rientrato a piedi. Quelli che erano già in parete erano autorizzati a continuare la salita, così di notte El Cap era illuminato da innumerevoli lampadine frontali! Solo sulla headwall della Salathe c'erano quattro team diversi. E in totale ho contato almeno 15, 20 team su tutta la parete!

Dopo essermi intrufolato non potevo essere costretto a scendere, così sono partito con acqua e viveri per 5 giorni. Prima di partire avevo dei grossi dubbi su cosa sarei stato capace di fare perché non ho molta esperienza di arrampicata in solitaria, e non avevo nemmeno l'attrezzatura giusta per questo tipo di scalata. Ma i primi due giorni sono andati bene, ho salito 15 tiri il primo giorno (rispetto a soli 6 dell'ultimo giorno), e quindi ho cominciato a pensare che forse sarebbe stato possibile salire tutta la via in libera!

Però scalare in solitaria è molto impegnativo: devi prima salire un tiro, poi scenderlo in doppia, sciogliere il nodo in basso, risalire con i jumar, tirare su tutto il materiale, e avanti così. A volte sono stato costretto a fare delle soste intermedie, spesso perchè le corde erano rimaste bloccate. E' stato molto snervante e, a volte, anche piuttosto frustrante, ma man mano che guadagnavo altezza ho cominciato a riderci su, cercando di vedere il lato divertente della situazione. Quale idiota farebbe una cosa del genere? Ma quanto brutta era stata mia idea? E quanto bisogna essere motivati per iniziare un'avventura come questa? Non potevo andarmene a Bishop come tutti gli altri climbers...?

Sono spuntato in cima nel tardo pomeriggio del 4° giorno e anche se sono riuscito nel mio intento, non l'ho fatto nel migliore degli stili: un tiro l'ho fatto con la corda dall'alto e ho salito in pinkpoint alcune sezioni più facili, ovvero arrampicando in libera da un riposo senza mani ad un altro. A dire il vero c'è almeno una persona che ha già fatto questa via in solitaria, Stephane Perron. E l'ha fatta in modo migliore, anche se aveva a disposizione più tempo e anche l'attrezzo giusto per le salite in solitaria.

Allora com'è stata l'esperienza? Certo, non posso consigliare a chiunque di fare la via così, e non posso certo affermare che quello che ho fatto fosse sempre sicuro. E poi, in fin dei conti è molto più divertente salire con un compagno che risponde quando parli. Diciamo però che ho imparato molto su come affrontare i problemi e come risolverli in una posizione pericolosa, come combattere la mia negatività, e come perseverare comunque anche quando non credo nel buon esito di una salita. Questo mi ha ricordato molto il mio viaggio nelle montagna dello Zillertal di quest'estate.

Quando ho raggiunto la cima ero più stanco che felice e l'euforia e la gioia, che mi accompagnano normalmente dopo una difficile salita, semplicemente non erano le stesse di quando le ho condivise con qualcun altro. Ho capito che non mi piace stare da solo, ma ho anche capito che posso gestire la solitudine abbastanza bene. E la sensazione di essere tutto da solo, lì in alto in parete, ha qualcosa di affascinante. E' proprio come purificarsi l'anima.

Per altre informazioni e foto visitate www.jorgverhoeven.com

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