La prima Tre Cime Skyline Winter traverse - Concatenamento Integrale (Alessandro Baù, Mirco Grasso 6-8/03/2026): 1. Torre Lavaredo pre summit/elmo 2. Torre Lavaredo 3. Sasso di Landro 4. Croda di Longères 5. Cima Ovest 6. Cima Grande 7. Cima Piccola, 8. Punta Frida 9. Cima Piccolissima
Andrea Di Bello

Tre Cime Skyline Integrale in inverno per Alessandro Baù e Mirco Grasso

Dal 6 al 8 marzo 2026 gli alpinisti Alessandro Baù e Mirco Grasso hanno compiuto la traversata invernale di tutte le vette della famosa skyline delle Tre Cime di Lavaredo. Effettuato con due bivacchi in parete si tratta del primo concatenamento integrale in chiave invernale di queste nove famose cime delle Dolomiti. Alcuni tratti sono diversi rispetto alla salita estiva di Christian Bickel e Micha Rinn del 2024.
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La prima Tre Cime Skyline Winter traverse - Concatenamento Integrale (Alessandro Baù, Mirco Grasso 6-8/03/2026): 1. Torre Lavaredo pre summit/elmo 2. Torre Lavaredo 3. Sasso di Landro 4. Croda di Longères 5. Cima Ovest 6. Cima Grande 7. Cima Piccola, 8. Punta Frida 9. Cima Piccolissima
Andrea Di Bello

C’è stato un periodo negli ultimi anni in cui questa cosa dei concatenamenti era tornata di "moda". Forse da quando c’è stato il traverso del Fitz Roy nel 2014, non saprei. Fatto sta che in quel periodo – o meglio, un paio di anni dopo, quando ho finalmente capito la portata di quell'impresa, dato che nel 2014 a malapena sapevo andare in montagna – ho iniziato a sognare di fare la stessa cosa sulle Tre Cime di Lavaredo. Nel 2017, due fuoriclasse e profondi conoscitori della zona, Simon Gietl e Michi Wohlleben, hanno dato luce alla mia stessa idea concatenando le cinque cime principali partendo dalla cima Ovest. D’inverno. E in meno di 24 ore!

Nel mio piccolo, io immaginavo di farla in estate e impiegandoci più tempo. Farla d’inverno mi sembrava troppo complesso, inoltre non conoscevo abbastanza bene quelle montagne per azzardare una partenza leggera senza mettere in conto dei bivacchi. Insomma, nella mia testa, vedermi "banalizzare" il progetto con una prima invernale così fulminea mi aveva un po’ demotivato.

Ma, come spesso accade, con gli anni cambia la consapevolezza di sé e dei propri limiti. Così ho iniziato a credere di poter tentare anche io la stessa cosa in inverno, giusto perché era figo farlo. La scintilla definitiva, però, è scoccata nell’estate 2024, quando due ragazzi tedeschi - Christian Bickel e Micha Rinn - hanno completato la prima traversata integrale dello skyline delle Tre Cime, partendo quindi 4 montagne "più a destra" di Simon e Michi. Lì mi sono detto: potrei fare esattamente questo, ma in inverno!

Lo scorso inverno l’ho passato praticamente tutto in Patagonia, quindi nada, sentivo che quest’anno era il momento giusto, anche se al mio ritorno da Cochamó la stagione fredda era già agli sgoccioli. Sono i primi di marzo e c’è ancora un sacco di neve in giro: a nord probabilmente non è per niente trasformata, mentre a sud il caldo diurno rischia di renderla un incubo. Non m'importa, quest’anno voglio provarci. Propongo l'idea ad Alessandro Baù e, tre giorni dopo, siamo al Lago Antorno, in pole position per prendere il primo taxi motoslitta verso il Rifugio Auronzo.

Pur avendo arrampicato parecchio in queste zone, né io né lui conosciamo davvero tutti i meandri delle Tre Cime; a malapena ci ricordiamo le discese dalle vie normali della Grande e della Ovest. Ci mettiamo a studiare la guida di Erik Svab, concentrandoci sulle prime e sulle ultime pagine: quelle che di solito non si calcolano mai, perché parlano delle cimette minori, poco appetibili d'estate. Non sapendo esattamente cosa ci aspetterà, carichiamo gli zaini con un bel po' di chiodi, materiale per attrezzare eventuali calate e cibo per tre giorni.

Saliamo con molta calma finché non lasciamo il sentiero dell’anello. Da lì in poi, massima concentrazione: scaliamo lungo la linea logica dello skyline, con qualche deviazione per toccare la vetta di ogni singola "torre". Scaliamo quasi sempre con gli scarponi, eccezion fatta per la fessura Dülfer sulla Cima Grande. Nel nostro continuo saliscendi siamo fortunati abbastanza da scovare sempre una linea logica; ci capita persino di imbatterci in un paio di linee a spit (di cui ignoravamo l'esistenza) che seguono esattamente la rotta che volevamo percorrere, le quali ci hanno aiutato molto sia dal punto di vista arrampicatorio che mentale.

Morale della favola: non abbiamo lasciato in parete nemmeno un chiodo o un cordino. Abbiamo trovato già in loco tutto il necessario per completare la salita.

Passiamo la prima notte sulla cengia circolare della cima ovest e la seconda notte sulla sella tra la Cima Piccola e l’Anticima della Cima Piccola, verso ora di pranzo del terzo giorno eravamo già di nuovo all’Auronzo. Tecnicamente non è nulla di particolare, probabilmente il crux della salita è avere un buon margine per poter scalare veloci, magari slegati, con lo zaino, gli scarponi e i guanti su gradi "accessibili", ma dove non bisogna sbagliare.

Credo che, con una buona relazione, questa "scampagnata" meriti di essere ripetuta in futuro. È stato un viaggio alpinistico magnifico attraverso ogni singolo angolo delle Tre Cime!

- Mirco GrassoSpinea, Venezia

Grasso ringrazia: Karpos, Wild Country, SCARPA, HDry
Baù ringrazia: SCARPA, CAMP, Salice Occhiali, Eat Freedom Food




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