Il Faraglione di Buggerru in Sardegna e il mare sotto le scarpette. Di Maurizio Oviglia

Il racconto di Maurizio Oviglia della prima salita nel 1987 del Faraglione di Buggerru sulla costa ovest della Sardegna, tratto dal suo libro 'Climbing Postcards', e la relazione di 'Kind of Blue', la nuova via aperta con la guida alpina Marco Bigatti.
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Maurizio Oviglia su 'Kind of Blue' al Faraglione di Buggerru in Sardegna
Marco Bigatti

A distanza di 37 anni Maurizio Oviglia torna sul Faraglione di Buggerru (Costa ovest della Sardegna), localmente noto come “La Vela”. Si tratta di un faraglione verticale e strapiombante alto 44 metri situato a ridosso di una delle coste più belle (e purtroppo deturpata dalle miniere) del Mediterraneo. Con l’occasione pubblichiamo un racconto relativo alla prima salita del 1987, incluso nel suo ultimo libro di racconti “Climbing Postcards” e la relazione della nuova via aperta con la guida alpina Marco Bigatti

Il mare sotto le scarpette
Dicono che il faraglione di Buggerru sia alto 44 metri, ma come sia stato misurato non si sa.... Nel 1987 probabilmente fummo i primi a calcarne la vetta. Fin dal 1984, quando lo avevo visto dal ciglio della scogliera di Pranu Sartu, ne ero rimasto affascinato. Sembrava una piccola cima patagonica bianca come neve conficcata nel fondale sardo! Apparentemente inaccessibile, a lungo ne avevo sognato la salita. Finalmente qualche anno dopo organizzai l’assalto. Facevano parte dell’equipaggio, oltre a me, il mitico Enzo Lecis (che aveva la barca), Cecilia, ed il nostro figlioletto adottivo Simone. Enzo, che era l’esperto di mare (!), ci portò alla base del faraglione, facemmo un breve giro intorno e concludemmo che la parte iniziale strapiombava da tutti i lati e c’era troppo mare per ancorare il gommone. L’unico punto un po’ più debole sembrava un affilato spigolo che dava verso ovest, ma l’attacco era difeso da uno strapiombo di roccia tagliente come un coltello. Ma era l’unica possibilità. Enzo si accostò più che poté ed io saltai sullo strapiombo (!) aggrappandomi al ciglio e ferendomi subito mani e ginocchia. Così fecero Cecilia e Simone da secondi. Ma Enzo dovette restare sul gommone ad aspettarci perché non era possibile ancorarlo. Rodeva dall’invidia. Il seguito era l’affilato spigolo, appunto. Ricordo che nel bel mezzo c’era una fessura dove misi il mio amato friend wild country 2, quello con la fettuccia rossa (ne avevo 3 in totale). Simone saliva per ultimo e arrivato in sosta gli dissi: e il friend? Me lo sono dimenticato! Cecilia allargò le braccia e disse che non era colpa sua, lei veniva prima di Simone, è lui che avrebbe dovuto toglierlo! Non fosse stato “quasi” mio figlio, l’avrei strozzato, ma non era possibile scendere da lì, sulla crestina non potevo neanche calarlo. Per lasciare un friend e rinunciare a recuperarlo, a quei tempi, doveva proprio essere questione di vita o di morte! Al malefico ragazzino, non parlai più per mezz’ora. La crestina finale si faceva insidiosa, cosparsa di blocchi pericolanti, ma in due tiri fummo sulla vetta. Enzo girava in tondo laggiù con il gommone, allestimmo la doppia sul lato est e gli gridai di essere pronto a prenderci. Con un salto dalla parete, poco prima del mare, dovevamo centrare il gommone. Che stress da alpinisti al mare!
La via, che chiamai “Il mare sotto le scarpette”, non fu mai più ripetuta. Anzi si, Enzo disse che ci tornò qualche giorno dopo con un amico, non ho mai saputo con chi. Ma il friend, probabilmente è ancora là oppure lo recuperò lui. Facendo finta di niente.

di Maurizio Oviglia

KIND OF BLUE

45m – 6a max (5b obbl.)
Prima salita: Maurizio Oviglia e Marco Bigatti
Necessaria una corda da almeno 60m e 12 rinvii
Via moderna completamente spittata sul lato nord est della guglia. Per raggiungere il faraglione è giocoforza affittare una barca o farsi accompagnare da Buggerru (chiedere al porto a Mormora Tours, modica cifra riservata ai climbers). Necessario mare calmo, ovviamente. In piedi sul gommone afferrare la roccia tagliente all’inizio della via, ribaltarsi sopra lo strapiombo e dopo 5 metri raggiungere il primo spit. Se si arriva in canoa o canotto potrebbe essere problematico superare il primo strapiombo. Segue un tratto più facile sino alla prima sosta. Si prosegue con splendida scalata su roccia meravigliosa sul 5 sin sullo spigolo. Poi si affronta il tratto chiave (5 metri di 6a) raggiungendo la vetta. Attenzione alle doppie. Non è consigliabile fare un’unica doppia, se si incastra (è frequente data la conformazione della roccia) dalla barca sarà difficile risalire. Calarsi invece 30 m da catena sino alla sosta 1 (due spit con maillon inox). Recuperare le corde ed effettuare una seconda calata corta alla barca.

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