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La falesia Cateissoft in Valle di Susa
Fotografia di archivio Andrea Giorda
Ugo Manera, assicurato da Claudio Santunione. Una cordata storica a Cateissoft il 29 gennaio 2019
Fotografia di archivio Andrea Giorda
Cateissoft: istruttori della Scuola Gervasutti puliscono la parete
Fotografia di archivio Andrea Giorda
Le vie d'arrampicata a Cateissoft
Fotografia di archivio Andrea Giorda

Dalla resina alla roccia? Cateissoft, la falesia delle Scuole in Val di Susa

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Andrea Giorda presenta la nuova falesia Cateissoft in Valle di Susa che ha chiodato insieme a Claudio Battezzati nell’autunno inverno 2018: ideale per arrampicare in inverno e per principianti: quasi 30 vie medio facili e chiodatura tranquilla, adatta a scuole di arrampicata o a chi desidera poco ingaggio.

Dai, il nome è venuto da sé, se il fratello maggiore è Cateissard (Hard) i tiri più facili sono al Cateissoft. La falesia del Cateissoft si trova sopra Bussoleno su una spalla del Cateissard in Val di Susa. È nata con il preciso scopo di avvicinare all’arrampicata chi vuole iniziare o, come sempre più frequentemente accade, chi ha iniziato sulla resina e timidamente vuole provare a scalare sulla roccia.

Sempre più spesso si vedono volenterose anime in pena che per provare a scalare su roccia finiscono su placche lisce, a balzelloni, a volte mal chiodate, con soste dove non si appenderebbe un prosciutto. Con l’aggravante che l’inesperienza rende poco consapevoli delle reali condizioni di sicurezza di un tiro.

Mi è capitato di osservare, in una nota falesia della piemontese, giovani ragazzi di una sala boulder scalare un tiro con il terrore per la distanza dei chiodi e poi appendersi allegramente ad una sosta fatta con spit artigianali di 30 anni fa, fatti con profilati tagliati e brugole arrugginite. Come se non bastasse, il tutto era completato da un maillon cinese da ferramenta minuscolo e incrostato. Hai una corda che tiene duemila chili, dei rinvii più o meno della stessa forza e un maillon che da nuovo teneva qualche sacco di cemento, chissà ora….

Ho passato la vita a fare l’alpinista, amo scalare trad con due nut e pedalare, ma il rischio deve essere consapevole. In falesia non si può e non si deve rischiare. Ovvio, l’ambiente naturale non è la sala boulder, qualche sorpresa può sempre esserci, ma deve essere l’eccezione e devi saperlo riconoscere. Basta superare il confine per noi piemontesi e vedere come le falesie francesi siano sempre curate, le soste a prova di bomba, in alcune la chiodatura è distante ma la qualità è sempre ottima.

Noi in Italia siamo all’età della pietra nella gestione delle falesie, che in molti casi sono anche una risorsa del territorio. Molto dipende dal pasticcio tutto italiano nato da assurde prese di posizione. Il CAI nudo e puro si occupa degli alpinisti e delle montagne, la FASI non può farsi carico delle falesie all’aperto quindi sono terreno di nessuno. Tutti si girano dall’altra parte, ma migliaia di praticanti sempre più inesperti di ambienti naturali e attrezzature affollano le falesie di tutta Italia.

Alla scuola di Alpinismo Gervasutti passano ogni anno più di 100 allievi e la domanda a fine corso è spesso come fare a continuare, dove andare a provare. A forza di girare, in Valle di Susa ho trovato questo angolo di roccia in un posto bellissimo, un balcone assolato a sud, lontano dai rumori e circondato da splendide montagne. Ci vanno circa 30 minuti a piedi, e anche questo è importante, camminare è un valore. L’idea che nella falesia perfetta si assicuri dal sedile dell’auto non aiuta ad apprezzare l’ambiente naturale. Se poi hai anche qualcuno che ti dice dove sei, i nomi e la storia delle montagne intorno, magari la passione diventa più duratura e l’esperienza più toccante. A volte, vedendo certi scalatori in cerca solo del grado (magari farlocco), ho pensato che se mettessero le prese di resina con allunghi da Pan Güllich sul pilone dell’autostrada, nel centro di Feglino, nel finalese, avrebbe i suoi estimatori.

Ben vengano le palestre di arrampicata, il numero dei praticanti e il livello atletico si alza, ma spesso ormai ci si iscrive come a un corso di cucito non di certo dopo aver letto i libri di Gervasutti o anche solo sapere chi era Patrick Berhault. Per molti, giustamente è e resterà un bellissimo sport fine a se stesso nei confini di una sala al chiuso, ma bisogna dare la possibilità a chi vuole fare una esperienza su roccia di farlo in sicurezza. Molte guide alpine si stanno specializzando in questo passaggio non scontato e anche chi si iscrive ai corsi del CAI chiede lo stesso, venendo quasi interamente dalle esperienze su prese artificiali. Apprezzare un ambiente naturale vuol dire un giorno anche difenderlo, ma se la tua unica esperienza è al chiuso, la natura è un ambiente sconosciuto, a volte ostile difficile da comprendere.

Il miglior socio che potessi trovare per realizzare questa falesia è il Direttore a vita … Claudio Battezzati, insieme facciamo più di 80 anni in forza come istruttori alla Scuola Gervasutti e 127 anni di età anagrafica! Ci siamo trovati subito d’accordo su come chiodare, sulla scelta delle linee e abbiamo anche avuto la fortuna di trovare delle pareti ideali. In particolare siamo molto orgogliosi dei tiri facili di quarto e quinto grado, che ci sono costati un lavoro immane di pulizia ma sono divertentissimi da scalare, ricchi di prese e mai banali.

Andrea Gobetti, cantore del Mucchio selvaggio degli anni ’70 in valle dell’Orco diceva "A cosa serve scalare? A far venire voglia di scalare!" Ecco pensiamo che i nostri tiri di quarto rispondano a questo scopo… e non è poco.

Negli ultimi anni in Valle di Susa sono state richiodate o scoperte tante falesie, alcune veramente interessanti e meritevoli, un’opera incessante e silenziosa di cui tutti noi beneficiamo. Cateissoft è un piccolo contributo che si aggiunge a queste, per tramandare il piacere di scalare in allegria, con gli amici in un bel posto naturale, come abbiamo avuto la fortuna e non il merito di fare noi più anziani.

Le pareti sopra Foresto e Bussoleno non sono un posto qualsiasi. Con riferimento al nord ovest, qui è nata l’arrampicata sportiva e prima ancora Danilo Galante, Roberto Bonelli e Gian Carlo Grassi hanno tracciato itinerari che han fatto la storia dell’arrampicata in Italia, come la via del Risveglio.

Un pensiero in chiusura a Massimo Giuliberti, quante volte l’ho invitato al Cateissard, ma voleva tiri più tranquilli. Massimo è mancato l’altr’anno e non sono arrivato in tempo. Gli abbiamo dedicato il settore più esteso e l’abbiamo chiamato Grande Max. Massimo è stato un amico e un istruttore che ha seminato molto tra i giovani, tanti gli sono riconoscenti, se salite al Cateissoft dedicategli un pensiero, in serenità.

di Andrea Giorda
CAAI - Alpine Club UK


SCHEDA: Cateissoft, Val di Susa

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