Video: la prima salita del Yashkuk Sar in Pakistan di August Franzen, Dane Steadman, Cody Winckler
Dal 19 al 23 settembre 2024 i giovani alpinisti statunitensi August Franzen, Dane Steadman e Cody Winckler hanno realizzato la prima salita dello Yashkuk Sar, una vetta di 6667 metri situata sopra il ghiacciaio Yashkuk Yaz nel Karakoram pakistano. Il trio ha salito lo spettacolare pilastro nord, raggiunto la cima, attraversato la montagna ed è sceso tramite la parete ovest superiore e il versante nord inferiore. La loro via Tiger Lily Buttress (2.000 m, AI5+ M6 A0) è valsa loro un Piolet d'Or 2025. Ecco il filmato della loro salita.
Yashkuk Sar (6.667m), Karakoram - Pakistan
Prima salita del Yashkuk Sar, Batura Muztagh, lungo il pilastro nord – Tiger Lily Buttress (2.000m, AI5+ M6 A0), 19-23 settembre. Traversata della montagna e discesa dalla parete ovest superiore e dalla parete nord inferiore.
Il poco frequentato Ghiacciaio Yashkuk Yaz ha fornito agli americani August Franzen, Dane Steadman e Cody Winckler la location della loro prima esperienza nel Karakoram. Nonostante il breve avvicinamento, l’accesso avviene attraverso la Valle di Chapursan, vicino al confine con l’Afghanistan, e qualche volta il permesso è stato negato. Prima della spedizione americana, risultano esserci stati solo tre tentativi di salire dal Ghiacciaio Yashkuk Yaz superiore, salendo una manciata di cime, l’ultimo nel 2006. Il ghiacciaio risale verso sud fino a un crinale spartiacque con il ghiacciaio Karambar, dove si trova un obiettivo straordinario: il Yashkuk Sar I (6.667m) con il suo pilastro nord che si innalza per ben 2.000m dal Ghiacciaio West Yashkuk Yaz.
Dopo aver allestito un campo avanzato su questo ghiacciaio superiore, Franzen, Steadman e Winckler sono saliti prima su una vetta sussidiaria (ca. 5.300m) di una cima senza nome posta a 6.084m verso nord, per poi aprire una nuova via da sud-est sul vicino Sax Sar (6.240m), precedentemente raggiunto una sola volta dal Karambar. Una volta pronti per il Yashkuk Sar I, il 19 settembre hanno iniziato a salire il pilastro nord sperando fosse un porto sicuro tra pareti su cui crollavano continuamente grossi seracchi. I primi due giorni sono stati per la maggior parte all’insegna di ghiaccio ripido e neve, con bivacchi esposti, difficili da allestire, tra i 5.600m e i 5.900m. Il secondo giorno hanno assistito al collasso di un enorme fungo sulla linea che avevano intenzione di seguire (un ripido diedro attraverso la cima sommitale). Il fallimento sembrava dietro l’angolo, ma la mattina seguente, dopo una calata in corda doppia in diagonale, sono riusciti a raggiungere il crinale sinistro della cima sommitale e a iniziare da lì una linea alternativa, fermandosi a metà, a 6.200m, per allestire il “bivacco più aereo della nostra vita”. Il 22 settembre un difficile terreno misto e formazioni surreali di neve hanno condotto gli alpinisti alla cresta sommitale, dove un comodo crepaccio ha reso possibile un bivacco pianeggiante.
Il giorno seguente, la cima è stata raggiunta in poco tempo e la discesa è stata compiuta calandosi in corda doppia lungo un canalone sulla parete ovest per 600m, poi con una traversata sulla cresta ovest per poi scendere e calarsi in corda doppia lungo i 1.000m della parte inferiore della parete nord. Quella notte hanno raggiunto il ghiacciaio principale. Hanno deciso di chiamare la loro via Tiger Lily Buttress.
La giuria del Piolets d'Or ha espresso grande apprezzamento per questa salita e discesa: l’impegno richiesto è stato notevole. Il giovane team ha inoltre incarnato lo spirito dell’alpinismo cercando giornali e immagini satellitari per documentarsi su obiettivi lontani, andando oltre i confini della difficoltà tecnica e dell’esplorazione.

























