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Sulle tracce dei ghiacciai - Alpi 2020: Fabiano Ventura durante la ripetizione di uno scatto di Vittorio Sella del 1894 del ghiacciaio del Money visto dai Casolari Herbetet, con il supporto di Daniele Cat Berro (Società Meteorologica Italiana). Sullo sfondo l’alta Valnontey con i ghiacciai (da sinistra) Money, Gran Croux, Tribolazione.
Fotografia di Dario Orlandi 2020 © Associazione Macromicro
Ripetizione di uno scatto di Vittorio Sella del 1894 del ghiacciaio del Money visto dai Casolari Herbetet, con il supporto di Daniele Cat Berro (Società Meteorologica Italiana). Sullo sfondo l’alta Valnontey con i ghiacciai (da sinistra) Money, Gran Croux, Tribolazione.
Fotografia di © Associazione Macromicro
Ripetizione di immagini di Vittorio Sella dalla vetta del Breithorn. Da sinistra: Marco Manni, Fabiano Ventura, Riccardo Scotti, Federico Santini.
Fotografia di Dario Orlandi 2020 © Associazione Macromicro
Sulle tracce dei ghiacciai - Alpi 2020: la celebre fotografia di Vittorio Sella dalla cima del Breithorn confrontata con la nuova fotografia di Fabiano Ventura
Fotografia di © Associazione Macromicro

In Valle D’Aosta ripetuti gli scatti di Vittorio Sella dalla Valnontey e dal Breithorn

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Procede a pieno ritmo la spedizione 'Sulle tracce dei ghiacciai - Alpi 2020'. Durante la seconda settimana sono state ripetute le fotografie scattate da Vittorio Sella dalla Valnontey e dal Breithorn 138 anni fa. L’estratto del diario di Fabiano Ventura.

A partire dal 1881,Vittorio Sella ha raggiunto la cima delle principali vette alpine per realizzare fotografie panoramiche, ottenute unendo lastre singole scattate in formato30x40 o 20×25 cm. Imprese a dir poco eroiche se si considerano le pesanti e ingombranti attrezzature fotografiche dell’epoca le vie di salita spesso alpinistiche.

Oggi, a distanza di 138 anni e con un ottimo lavoro di squadra, siamo riusciti a ripetere la sua famosa panoramica dalla vetta del Breithorn (4164 metri) in direzione del Cervino, composta da ben 8 lastre affiancate.

Saliti con gli impianti da Cervinia fino ai 3400 metri del Plateau Rosa ci leghiamo in cordata per attraversare il ghiacciaio. Il dislivello non è particolarmente significativo, poco più di 700 metri, ma considerando la quota e gli zaini carichi di attrezzatura si rivela un ostacolo meno semplice del previsto.

Ciò che risulta, tuttavia, veramente complicato è la realizzazione della fotografia panoramica dalla vetta: questo tipo di immagini, se si considera la scelta che contraddistingue il progetto “Sulle tracce dei ghiacciai”di utilizzare fotocamere di grande formato per replicare le medesime caratteristiche delle fotografie storiche, richiede delle procedure e delle attenzioni particolari, soprattutto in un ambiente di alta quota: trovarsi su una vetta di oltre 4000 metri con poco spazio intorno e il vento teso da nord, la necessità di stabilizzare il cavalletto sulla precaria neve di cresta, di cambiare lastra ad ogni scatto e di calcolare l’angolo di rotazione del cavalletto in relazione alla lente scelta, sono tutte azioni per cui serve lucidità e precisione. Qualunque errore potrebbe comprometterebbe l’intero lavoro, del cui risultato si è certi solo dopo aver sviluppato le lastre in laboratorio.

Arrivati in vetta ho posizionato il solido cavalletto in carbonio, calcando con forza i puntali nella neve per stabilizzarlo al meglio. Poi ho individuato la lente adatta per ripetere fedelmente le inquadrature delle foto storiche. Infine ho scattato due sequenze, una con 8 lastre 4×5 pollici e una utilizzando il più piccolo formato 6×9 cm. Tutta l’operazione ci ha impegnati in vetta per oltre due ore, con il vento freddo che cominciava a farsi sentire: Marco mi ha aiutato nel tenere a mente la complicata sequenza dei passaggi di scatto; Dario, oltre a scattare le fotografie di backstage, ha mediato con diplomazia il passaggio sulla vetta degli alpinisti che sarebbero inesorabilmente risultati nell’immagine finale; Riccardo aiutava Federico nella realizzazione delle riprese video anch’esse particolarmente complicate a causa del vento e del nevischio di cresta.

Devo confessare che è stata per me una vera emozione vedere l’impegno e la determinazione di tutta la squadra, unita dalla consapevolezza di collaborare alla realizzazione di un’immagine così importante per la documentazione degli effetti dei cambiamenti climatici.

Fabiano Ventura, 6 agosto 2020 – Vetta del Breithorn

Link: Clicca qui per il diario completo 

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