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La nuova via sul Monte Ushba di Archil Badriashvili e Giorgi Tepnadze, settembre 2020
Fotografia di Archil Badriashvili archive
Ushba, sulla parte bassa della parete NO (Archil Badriashvili, Giorgi Tepnadze, 09/2020)
Fotografia di Archil Badriashvili archive
Archil Badriashvili e Giorgi Tepnadze in cima al Monte Ushba
Fotografia di Archil Badriashvili archive
Ailama parete SO e la linea salita da Archil Badriashvili, Giorgi Tepnadze e Levan Lashkarashvili
Fotografia di Archil Badriashvili archive
INFORMAZIONI / informazioni e collegamenti:
    Ailama 4547m (4560 GPS)
    Parete SO face, nuova via
    2000m, parte alta 850m - terreno vergine
    ED; Caucasian 5B; libera. 2-4 settembre
    2 bivacchi, una in discesa (Cresta Ovest/NO)
    Archil Badriashvili, Giorgi Tepnadze, Levan Lashkarashvili

    Ushba 4710m South Summit
    Parete NO, nuova via
    1700, ED2; Caucasus 6A/B
    UIAA VI/VII; A4
    10-14 settembre
    Discesa per la parete SE; Gabrieli Route (TD/+)
    Archil Badriashvili; Giorgi Tepnadze

Ushba e Ailama, difficili vie georgiane nel Caucaso

Nel settembre 2020 un gruppo di alpinisti georgiani si è recato a Svaneti, nel Caucaso centrale, per aprire due nuove vie. La prima, è stata aperta da Archil Badriashvili, Giorgi Tepnadze e Levan Lashkarashvili, sulla parete sud-ovest di Ailama (4547 m), mentre la seconda supera la parete nord-ovest dell' Ushba ed è stata salita da Badriashvili e Tepnadze. Il report di Badriashvili.

Il primo obiettivo della nostra spedizione era la vetta più alta del Basso Svaneti, una regione del Caucaso estremamente bella e visitata molto raramente. Negli anni '60 e '80 la parete sud-ovest del Monte Ailama era ambita dagli alpinisti esperti, ma da allora sono state effettuate soltanto una manciata di salite. Un viaggio lungo in macchina, seguito da una breve tratto a piedi, poi siamo stati accolti da una parete di 2000 metri.

Mia madre aveva trascorso qui quattro estati lavorando come medico nel famoso campo di addestramento alpino "Ailama" e ne avevo sentito parlare sin dalla prima infanzia. Mi sono sempre chiesto perché una grande montagna come questa fosse rimasta lì, intatta, per così tanti anni. Dopo la chiusura alla fine degli anni ’80 del famoso campo e delle miniere di arsenico, non c’è stata quasi più nessuna traccia di esseri umani.

Per questa salita tanto ambita, il mio compagno di cordata Giorgi Tepnadze ed io abbiamo chiesto a Levan Lashkarashvili di unirsi a noi. Levan è un nostro amico, è una generazione più giovane di noi ed è anche membro del Mountain Conditioning Program per giovani alpinisti, gestito da Giorgi e da me per il Club Alpino Georgiano, l' UFGM.

La salita sull' Ailama si è svolta prevalentemente su roccia, la prima metà su terreno molto friabile, anche se tecnicamente più facile. La nostra nuova linea è iniziata a circa metà altezza, quando all'improvviso la roccia diventa relativamente solida. Le sezioni su roccia sono state salite tutte in libera dal capocordata, mentre anche i compagni hanno salito la maggior parte in libera, superando prevalentemente difficoltà attorno al V/V+. Un masso di roccia caduto da uno dei tiri friabili ha portato via l'unghia di Levan ed un po’ di pelle intorno al suo mignolo, ma dopo un primo soccorso basico lui si è comportato incredibilmente bene anche con solo nove dita!

Dopo aver dormito sopra l'ultimo passaggio chiave abbiamo iniziato a salire in conserva, quando il ghiaccio ha sostituito la roccia… Quel giorno, il 4 settembre, abbiamo raggiunto la vetta con un tempo perfetto e siamo rimasti lì per 1 ora e mezza. Un giorno e mezzo più tardi abbiamo raggiunto una rinfrescante piscina di acqua naturale ai piedi della montagna.

La complessità della salita è stata arricchita dalla difficile discesa che è considerata “problematica” a causa dei pericoli oggettivi e della difficoltà di trovare la via giusta dalla cresta NO fino alle pendici sudest del ghiacciaio dell'Ailama, dove solo gli stambecchi si sentono veramente a casa. Poco dopo il nostro ritorno al campo base abbiamo iniziato il nostro viaggio verso il Monte Ushba, nella regione dello Svaneti superiore.

Dopo due giorni di forti piogge nella valle del Becho eravamo pronti a rimetterci in gioco. Levan ha lasciato Svaneti per salire qualcos'altro, e siamo stati raggiunti da Zurab (mio padre) e Gezi, la famosa guida alpina. Il nostro piccolo gruppo di amici stretti si è recato alla base della montagna l'8 settembre. Io e Giorgi eravamo disposti a tentare di realizzare il nostro vecchio sogno: aprire una nuova via sulla Corona del Caucaso, una montagna unica, famosa per la sua bellezza e il suo carattere aspro.

La salita è iniziata la mattina del 10 settembre da quota 2800 metri, con le lampadine accese mentre salivamo il ghiacciaio piccolo ma molto articolato, poi siamo saliti a lungo in conserva. Dopo aver superato la prima fascia di roccia ci siamo fermati al miglior bivacco per due persone che la parete ci offriva, intorno ai 4000 metri di quota; era mezzogiorno e di fronte a noi avevamo l'oggetto del nostro desiderio: la parete nord-ovest. Stava lì, sbalorditiva, dorata al tramonto.

Il secondo giorno ci ha regalato 9 tiri di ghiaccio fragile e arrampicata su misto, comprese sezioni di movimenti molto potenti. O forse meglio dire faticose. Considerando la qualità della roccia, ho sistemato una sosta con 5 ancoraggi, e sono rimasto appeso mentre il mio compagno di cordata ha preso il comando e ha iniziato a salire il compatto e verticale muro di granito.

Abbiamo trascorso altri due giorni in parete. Senza portaledge e con soltanto una piccola quantità d'acqua, abbiamo dovuto lottare per ogni metro. C'è soltanto una singola, minuscola cengia sull’intera parete, ed è lì che abbiamo dormito. Questa parete un po‘ strapiombante si è rivelata un'esperienza intensa. Alla mezzanotte del 14 settembre, dopo aver scalato per 22 ore senza sosta, abbiamo superato il passaggio chiave - congelati, stanchi ma felici. Il breve sonnellino di 3 ore è stato seguito dai nostri ampi sorrisi che avevamo stampati in faccia la mattina successiva.

Gli scarponi di Giorgi erano talmente consumati che si rifiutavano di farsi attaccare i ramponi. Un’attenta conserva su terreno di misto ci ha portato in vetta. La nostra gioia è stata accompagnata da un orizzonte luminoso e da un tempo straordinario. Anche la nostra famiglia e gli amici al campo base e a Tbilisi sono stati felici di apprendere questa notizia.

La discesa dalla parete sud-est (1700m lungo la via Gabrieli, TD+ Caucasus 5A) è durata sette ore, più la discesa lungo la valle del Guli. Dopo cinque giorni ci siamo riuniti di nuovo con gli altri. Dato che avevano aspettato il nostro rientro, non c'era bisogno di rimandare la festa con cibo e vino!

di Archil Badriashvili

Ailama 4547m (4560 GPS)
Parete SO face, nuova via
2000m, parte alta 850m - terreno vergine
ED; Caucasian 5B; libera. 2-4 settembre
2 bivacchi, una in discesa (Cresta Ovest/NO)
Archil Badriashvili, Giorgi Tepnadze, Levan Lashkarashvili

Ushba 4710m South Summit
Parete NO, nuova via
1700, ED2; Caucasus 6A/B
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Archil Badriashvili; Giorgi Tepnadze

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