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In apertura di Rocket Donkey alla Silver Wall, Kara Su, Kirghizistan (Dimitri Anghileri, Mirco Grasso, Matteo Motta)2019
Fotografia di Dimitri Anghileri, Mirco Grasso, Matteo Motta
Mirco Grasso in apertura su Rocket Donkey alla Silver Wall, Kara-Su, Kirghizistan (Dimitri Anghileri, Mirco Grasso, Matteo Motta 2019)
Fotografia di Dimitri Anghileri, Mirco Grasso, Matteo Motta
In arrampicata sulla fessura incredibile di Perestroika, Pik Slesova, Kirghizistan 2019
Fotografia di Dimitri Anghileri, Mirco Grasso, Matteo Motta
Matteo Motta, Mirco Grasso, Dimitri Anghileri, Kirghizistan 2019
Fotografia di Dimitri Anghileri, Mirco Grasso, Matteo Motta

Pamir Alai Kirghizistan, nuove vie d’arrampicata nelle valli Kara-Su e Ak-Su

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Il report e le foto di Dimitri Anghileri, Mirco Grasso e Matteo Motta che nelle montagne del Pamir Alai in Kirghizistan hanno aperto due nuove vie d’arrampicata: Rocket Donkey (700m VIII) alla Silver Wall nella valle Kara Su e La carica dei bimbi (350m VII) sull'avancorpo Ortotoybek nella valle Ak Su.

Nello scorso mese di agosto il ragno di Lecco Dimitri Anghileri, in compagnia del lecchese Matteo Motta e del veneziano Mirco Grasso, ha fatto visita alla splendide valli kirghise di Kara Su e Ak Su (la valle dall'acqua limpida) divenute oggi un vero e proprio paradiso della scalata su granito. Ecco il racconto a tre voci della loro avventura, pubblicato in anteprima sul sito dei Ragni di Lecco.

ABBIAMO "EROGATO"… di Dimitri Anghileri
Il profumo del cipresso che brucia ha insaporito quasi tutte le nostre serate, il grande Ali, il nostro cuoco, come sempre, anche l’ultima sera ci ha rifocillato alla grande. Anche se non ne posso quasi più del sapore di pecora.

All’inizio eravamo un po’ schizzinosi, forse giustamente, col passare del tempo ci fidiamo ciecamente di lui e delle sue abilità ai fornelli. Il suo inglese storpiato con timidezza e il suo sguardo rimarrà incollato ai nostri ricordi. Le valli del Kirghizistan che abbiamo visitato hanno un non so che di primordiale.

Siamo venuti fin qua per cercare un po’ di avventura su queste grandi pareti di granito. Un po’ di isolamento e di disintossicazione dalla vita quotidiana ecco perché abbiamo scelto queste valli. Le valli con le magnifiche pareti di granito sono situate nel sud ovest del Kirghizistan, posto frequentato da molti anni da scalatori.

Cercavamo terreno verticale vergine sulle pareti, non tanto per la smania di salire una nuova linea, ma per metterci in gioco totalmente, cercando di usare uno stile pulito, scalare insomma, a vista, dando il meglio delle nostre possibilità. Possiamo ritenerci soddisfatti credo.

Abbiamo erogato (come dice il Mircone), abbiamo preso batoste e delle belle soddisfazioni. Si può fare sempre meglio ovvio, ma questa esperienza ci ha fatto crescere sicuramente. Siamo felici e cercheremo ancora "questo" meglio nel prossimo viaggio.


ROCKET DONKEY di Mirco Grasso
Tocca a me, Mirco, parlare di quello che abbiamo combinato noi su queste montagnone kirghize. Abbiamo cominciato fin dal primo giorno in Kara-Su a strizzare gli occhi verso le pareti ancora non salite.

Malgrado la nostra "eccezionale" documentazione sulle vie esistenti nella valle, durante il primo tentativo di una nuova salita, ci siamo imbattuti, fortunatamente ad uno dei primi tiri, in alcuni segni che indicavano che sicuramente qualcuno era già passato per la linea di salita che avevamo individuato.

Decidiamo quindi di scendere e di cercare altro. Dopo quindi questo tentativo sullo Yellow Wall, già l’indomani attacchiamo sotto i tetti alla sinistra del Silver Wall, lo so, i nomi di queste montagne sono raccapriccianti.

Scaliamo sempre in libera fino a difficoltà che arrivano all VIII UIAA tra tetti, placche fessurate e strane grosse rigole granitiche. Decidiamo di utilizzare gli spit solo su alcune soste e come strategia di fissare alcuni tiri rientrando ogni giorno in campo. In tre giorni di scalata nasce Rocket Donkey, in onore di uno degli asini che ci ha accompagnato in valle.

Dopo questo successo, ci spostiamo nella valle parallela, la Ak-Su, con il principale obbiettivo di ripetere la famigerata via Perestroì-crack, un sistema di fessure che corre più di 850 metri sulla parete sud ovest dello Slesova peak.

L’aria che si respirava in campo Ak-Su i primi giorni non era delle migliori: le condizioni meteo cambiarono notevolmente, come se la stagione stesse per finire, pioggia, neve, vento e freddo. Avevamo paura di non riuscire più a scalare. A sollevare gli animi fu un’altra nuova salita, tentata quasi per gioco in una mezza giornata di bel tempo sull’avancorpo dell’Ortoybek, 350 metri, tutta intorno al VI/VII grado lasciando in parete solamente due chiodi.

A questa si aggiungono poi un altro paio di ripetizioni corte, ma divertenti sulla Petit tour Rousse. I motori sono caldi per Perestroika e finalmente arriva la giusta finestra per una ripetizione in tutta tranquillità. Una via davvero pazzesca che potrebbe solo questa valere il viaggio!

La ciliegina sulla torta, il giorno prima di ricominciare il trekking di rientro, è la ripetizione di una bella via tutta da scalare aperta dagli svizzeri una decina di anni fa "Una lune pour Tamerlane" su una cima a fianco allo Slesova peak. Grazie mille ai compagni di viaggio, Satana e il Motta, sempre a ridere e a scherzare in qualsiasi situazione.

RAGLIATE E OFFWIDTH di Matteo Motta
Era da un po’ che avevo in mente un viaggio non convenzionale, lontano fisicamente e mentalmente da casa, alla ricerca di qualcosa che non so che nome abbia ma che alla fine credo di averlo trovato. In uno dei tanti weekend passati con Dimitri AKA Satana AKA Satanaus tra pareti e falesie, salta fuori che abbiamo in mente obiettivi simili per l’estate.

A quanto pare ci sarebbe anche questo Mirco Da Venezia, che per ovvi motivi chiameremo Mircone (ex cestista 192cm x 85kg x 47 di piede) che Dimitri ha conosciuto qualche mese prima in Patagonia. Dimitri dice che è il tipo giusto (mi fido?), tempo per scoprirlo ce ne sarà, intanto PRENOTIAMO!

In un gruppo da tre la maggioranza vince sempre e quindi tocccherà a Mircone venire da noi a scalare per fare gruppo. Andiamo qualche volta tra Yosesigo e Caddarese per cercare di non ragliare troppo su quelle splendide fessure che troveremo. In aprile riusciamo a tritare fori dal cilindro anche una 4 giorni in Verdon con Alberto Allevi aka Albertino, che per reclutarlo gli abbiamo promesso 1 giorno su 4 ad Annot. Quel giorno era sempre quello dopo, il lunedì è arrivato velocemente e la falesia di Annot l’abbiamo vista solo dalla strada.

Ormai il gruppo è fatto, si parte! Piccolo inconveniente: un mese prima di partire Satanaus si frattura il tallone. Visite specialistiche in ogni dove, ogni terapia possibile immaginabile, dai pastiglioni spacca fegato, agli amuleti per scacciare il malocchio. Per tutto il mese di luglio ci siamo sorbiti il suo disturbo bipolare in fase acuta: ti chiama alla mattina e ti dice "Ma si vengo, spacco tutto" , in pausa caffè ti richiama e la frase è "V……o non va bene niente, mi fa male!!! Non ce la farò mai a venire!"

Ha avuto la faccia da cane bastonato a fino tre giorni prima della partenza. Alla fine tutti gli specialisti gli hanno detto di stare a casa e lui "saggiamente", più testardo di Rocket Donkey decide di partire! Con questa bella scusa si è fatto il trekking a cavallo e gli avvicinamenti alle pareti con lo zainetto della merenda mentre io e Mircone con i canonici 20-25kg.

Le ragliate: dopo 24 ore di viaggio tra aereo e pulmino marcio arriviamo a Batken, ultimo paese utile dove potevano acquistare le cose ultime mancanti. Ma prima di tutto: colazione! La nostra "guida" del momento ci porta in un posto per stomaci forti, e i nostri non lo erano affatto, soprattutto quello di Mircone.

Io e Dimitri mangiamo il minimo indispensabile per non essere maleducati con i locali, Mircone (giovane, ingenuo e fogna) si mangia una doppia porzione di questa specie di empanada con carne di pecora, due panozzi con i quali prosciuga la ciotola della salsa piccante e ovviamente non aveva ascoltato il consiglio di portare i fermenti lattici... le conseguenze per i 4 giorni successivi ve le lascio immaginare!

Il secondo giorno in Kara-Su decidiamo di provare ad aprire una via sullo Yellow Wall, giornata da dimenticare! Chili e chili di materiale sotto la parete (Satanaus ovviamente sempre con lo zaino della merenda), Mircone con mal di pancia e febbre; al secondo tiro troviamo segni di passaggio e scendiamo. Nel canale di discesa cade la macchina fotografica di Mirco, un volo banale, dentro la custodia ma il risultato non cambia: come direbbe il nostro amico Ali: "Foto kaput!" Pochi metri dopo io scivolo. Saccone da 25kg vs la mia schiena: vince lui. Rotolo per qualche metro e mi fermo miracolosamente: sarei potuto arrivare a valle troppo velocemente. Ecco questo è il tipico B&R: Battuti e Respinti!

Perestroicrack: primo giorno fila tutto più o meno liscio. Secondo giorno parte Mircone: primo tiro come da programma, secondo tiro 6b, per un po’ di tempo la corda non scorre nel secchiello e ad un certo punto mentre è in iper ventilazione esclama: "Chi c…. è quello s…. che ha detto che è 6b?" In sosta risata: "Mircone stai ragliando?"

Terzo tiro 7a/b, parte cattivo a metà mentre sta tirando come un animale, esclama con voce poco maschile e ansimante: "Ahhh la spalla ahhh mi è uscita la spalla!" Lì per li non è stato divertente ma visto che è andato tutto bene ed abbiamo filmato la scena, ogni volta che riguardiamo il filmato io e Dimitri finiamo con le lacrime agli occhi!

Via dei Francesi sulla Small Russian Tower, defaticamento dopo Perestroika. Sei tiri in fessura di cui un offwidth. Affidiamo la divisione dei tiri alla sorte pescando i bastoncini: Satanaus si becca lo zoccolo di 5+, io la offwidth e Mircone le fessure da scalare in alto.

Parto ovviamente con mobbing dalla sosta, raglio per 1.15h (così dicono anche se a me sembravano 10 minuti ma va beh…), a metà ho chiesto il cambio dalla sosta e mi hanno risposto: "Arrangiati, vai avanti in artif". Begli amici! 40m tutta da #5 con un solo #5. Dopo aver pensato ad ogni centimetro che se mi usciva il 5 facevo 60 metri di volo, riesco a mettere un giallo bomba. Avanzo, le corde finiscono e della sosta neanche l’ombra. Risultato 1h e 30m di tiro, sfinito e con i compagni congelati e incazzati in sosta mentre il brutto stava per arrivare! Non male! Diciamo che starò alla larga per un po’ dalle offwidth!

Matteo Motta

LE NUOVE VIE APERTE:
Rocket Donkey – Silver Wall – Kara Su – Kirghizistan 700m VIII
La carica dei bimbi – Avancorpo Ortotoybek – Ak Su – Kirghizistan 350m VII

RINGRAZIAMENTI
Mirco ringrazia: Karpos
Dimitri ringrazia i Ragni di Lecco, CAMP - Cassin, Rab, Rock Experience, adidas Eyewear, Tra Cielo Mare, DF Sport Specialist, In Primis
Si ringrazia anche Archimede Gruden Srl e LYO FOOD

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