Maurice Herzog al Piolets d'Or 2010
Anna Piunova / www.mountain.ru

Maurice Herzog

Il primo uomo al mondo su una vetta di un Ottomila, il francese Maurice Herzog, è morto oggi all'età di 93 anni. Lo rende noto la Federazione francese della montagna e dell'arrampicata.
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Maurice Herzog al Piolets d'Or 2010
Anna Piunova / www.mountain.ru

Erano le 14:00 del 3 giugno del 1950 quando Maurice Herzog e Louis Lachenal raggiunsero la cima dell'Annapurna: per la prima volta una montagna di oltre 8000 metri veniva salita. Una data storica, per un'impresa epocale che ebbe un'enorme risonanza in tutto il mondo e fece di Herzog un autentico eroe in patria. Membro della resistenza durante la Seconda Guerra Mondiale, poi ministro dello Sport nel governo De Gaulle, infine sindaco di Chamonix dal 1968 al 1977, Herzog è stato un simbolo per della corsa agli Ottomila in quell'epoca che vide protagoniste molte spedizioni cosiddette nazionali, molte volte direttamente sponsorizzate, appunto, dagli stati stessi di appartenenza. Ma fu anche un simbolo dell'alpinista che lotta fine alla fine, oltre le sue forze, per raggiungere la vetta. Un alpinismo che molti hanno definito "eroico".

Maurice Herzog ha raccontato la grande avventura dell'Annapurna, la più grande della sua vita, in un libro che resta ancora oggi un best-seller assoluto della letteratura di montagna: "Annapurna, premier 8000" (Annapurna, il primo 8000). Un volume che ha venduto milioni di copie ed è stato tradotto in 40 lingue (Corbaccio l'ha rieditato in Italia nel 2000 in occasione del cinquantenario della salita). D'altra parte il successo sull'Annapurna fu un'autentica epopea. Un viaggio nell'ignoto, visto che per la spedizione francese, guidata dallo stesso Herzog, alla partenza l'obiettivo finale era ancora incerto. Infatti, erano due le montagne di oltre 8000 papabili: il Dhaulagiri e, appunto, l'Annapurna. A quei tempi la conoscenza, come la logistica, per la scalata dei colossi himalayani era ancora in grandissima parte da scrivere. Come del resto la regione nepalese dei due colossi era in gran parte terra ancora inesplorata.

Solo dopo giorni di ricognizione infruttuosi, il 14 maggio, arrivò la scelta di puntare all'Annapurna. Ma prezioso tempo era andato perso, e la stagione dei monsoni era ormai alle porte. Così fu una corsa. E anche un azzardo, visto che si scelse di salire per il versante Nord, molto esposto al pericolo di valanghe. Il 1° giugno Herzog e Lachenal danno il cambio a Terray e Rebufatt e, con due sherpa, installano il IV° campo. Il 2 giugno, sempre aiutati da uno sherpa, installano a 7400m il V° campo. Poi il 3 giugno arriva la vetta, con una salita che li vede protagonisti di una lotta allo spasimo per superare le difficoltà e le fatiche dell'altissima quota. Già completamente esausti, ora dovevano affrontare una difficile e insidiosa discesa. Sia Herzog sia Louis Lachenal al termine di quel ritorno drammatico, che coinvolse anche gli altri membri della spedizione che andarono loro incontro e li aiutarono, persero per i congelamenti diverse dita delle mani e dei piedi. Della spedizione facevano parte, oltre ai già citati fuoriclasse dell'alpinismo Gaston Rébuffat e Lionel Terray, anche i fortissimi Jean Couzy e il giovane Marcel Schatz, a cui si aggiungevano il medico Jacques Oudot e il regista Marcel Ichac.

Maurice Herzog di quella storica spedizione di fortissime guide e alpinisti francesi è l'ultimo a lasciarci. Con lui se ne va uno degli ultimissimi grandi testimoni di un'epoca.





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