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Via Cassin Grandes Jorasses: Luca Masarati nel diedro di 75m
Fotografia di Dario Bertoletti
Les Grandes Jorasses in tutto il loro fascino
Fotografia di Dario Bertoletti
Via Cassin Grandes Jorasses: Luca Masarati, Dario Bertoletti, Diego Manini in tutta la freschezza mattutina
Fotografia di Dario Bertoletti
Via Cassin Grandes Jorasses: sorrisi al Boccalatte
Fotografia di Dario Bertoletti

La Via Cassin alle Grandes Jorasses, una salita che lascia il segno

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Il racconto di Dario Bertoletti che dal 17 al 19 luglio 2020 insieme a Diego Manini e Luca Masarati ha ripetuto la Via Cassin sulla parete nord delle Grandes Jorasses nel massiccio del Monte Bianco.

Durante una gita in Val Masino riaffiorano e si mischiano pensieri ed episodi di un weekend a luglio trascorso sulla Via Cassin alle Grandes Jorasses che ha lasciato il segno.

Presente... Stanco. Sono veramente stanco. Mentre i passi si susseguono uno dopo l'altro, Jessica mi parla. La ascolto, le rispondo, ma mi sento quasi immobile. I paesaggi oggi non mi rapiscono, alzo gli occhi al cielo: limpido, sereno, stanotte sarà bellissimo come una settimana fa.

...

Luna calante, cielo terso, un mare di stelle, solo stelle. Mi rapiscono come ieri notte, per poco riesco a goderne, ma la stanchezza è tantissima, il freddo è sceso rapido, la quota si fa sentire... ancora 100 metri e siamo in vetta, ancora 2 tiri e siamo fuori, ma stanotte 1000 pensieri mi assaliranno nel sacco a pelo. Ancora stelle, un oceano di stelle che si concedono gentili e sincere, ma i miei unici pensieri sono la paura per un possibile mal di stomaco - zero voglia di cenare, troppo timore si blocchi tutto - e la ricerca di un posto minimamente comodo ove provare a chiudere occhio. La cengietta non è male, sicuramente migliore di quella che avevamo adocchiato con le ultime luci un tiro di corda sotto.

Questa giornata, la seconda su questa enorme parete, è stata lunghissima; ieri avevamo affrontato l’avvicinamento e il primo terzo di parete, ce l’eravamo presi con comoda, ma per oggi avevamo ipotizzato altri tempi: invece il percorso si è rilevato lungo, eterogeneo, lento, e siamo ancora qua sulla nord, a pochi metri dalla vetta, ma non ancora fuori. Di tanto in tanto riesco a chiudere gli occhi ma nonostante i piedi non diano segnali di allarme, non riesco a smettere di tremare; nemmeno il faccione rilassato della Whymper riesce a placare questo gesto e talvolta, nel buio e nel silenzio, ho paura. Ormai non conta più nemmeno la stanchezza, ormai sogno ad occhi aperti la mattina, le primi luci che baceranno i nostri volti, il tè caldo prima di partire.

Presente... Sonno pesante. Eravamo organizzati per l'aria aperta ma il rifugista ci ha proposto un posticino nell'invernale: sicuramente più comodo ma che fatica la mattina lasciare il tepore del letto. Fuori non piove, ma il meteo è incerto e forse la via che avevamo in mente salta; solo Marco è carico e ottimista a 1000, Jessica come me esita un po’. Giungiamo all'attacco della via, ma con noi anche le nuvole e le prime gocce. La nostra via non ha soste e in caso di brutto tempo sarebbe un inferno: l'acqua ci porta consiglio e cambiamo piani optando per una vicina via moderna, a spit e con soste utili in caso di ritirata. Nebbia, umidità e freddo, ma anche solidi chiodi ancorati al duro granito. Tutto sommato, oggi giornata plaisir.

 ...

"Abbiamo trovato la via troppo dura, ci ritiriamo", siamo partiti da poco sulla parete, ma le parole di questo incontro casuale ci agitano un po’: che la via non sia in condizioni? Risultava percorribile dagli ultimi aggiornamenti, le condizioni sono cambiate così radicalmente? Non così impossibile su una nord a queste quote, nonostante la stabilità del meteo. Siamo anche un po' sorpresi: 1200m di via (con tutti i traversi 1400/1500?), fino a toccare quota 4200m, a Nord, non li si affrontano di primo acchito come uscita domenicale, e una ritirata per problemi tecnici preoccupa anche perché non facile né comoda (saranno già 200m che al massimo incontriamo cordoni marci).

Al punto descritto della ritirata anche noi esitiamo, ma riusciamo ad orientarci e a trovare - più in basso, in discesa e meno evidente- la sosta che anticipa il primo bivacco: la conformazione simile della roccia deve avere ingannato la coppia in discesa, ci spiace per loro, un po' meno per noi, contenti di essere quasi alla fine di questa lunga giornata. Attorno a noi una distesa di nuvole illuminata dalle ultime ore del giorno, che giocano con le vette a sfumarsi di colori vivi e caldi e baciano questo ultimo tiro, modellato nel contesto in cui è immerso: sopra il bivacco Cassin, sotto le soffici dune di vapore acqueo, dietro il sole che lentamente si corica, davanti la roccia viva solida come non mai. Tutti insieme in sosta riposiamo, ci rifocilliamo, e godiamo delle stelle che timidamente appaiono...che spettacolo, chissà se domani sarà così bella?

Presente..."Dai Marco, vieni qua a fare una foto" "Te ma Jessi, go mia oia (dai Jessica, non insistere, non ho molta voglia)" ...ma alla fine cede agli occhi della sua bella. È uscito il sole e ci attenderà una facile discesa con panorama su tutta la valle. Le doppie sono rapide anche se siamo in 4, la parola d'ordine è diventata per tutti "pizzoccheri" dopo che ne ho continuamente alimentato il pensiero, giusto una birra di sostegno in rifugio e via, verso l'agriturismo.

...

"Toh, va chi c'è!" Pensavamo fossero già scesi, invece giunti sulla cresta finale incontriamo amici di viaggio: una coppia di Seattle che - beati loro - scenderanno in parapendio e una cordata Italo-Austriaca con cui si sono condivisi piacevoli momenti in alcune soste. Il panorama, il clima e le sensazioni sono ottime, le energie sono vive, i pensieri della notte svaniti; ci godiamo la vetta con foto e video, poi via per la luuuunga luuuuunga discesa verso il Boccalatte. Parola d'ordine "birra e panino" e già partiamo a sognare i primi morsi. Il tragitto non finisce più, la neve si smolla rapidamente con il sole che picchia forte e il rifugio, tanto visibile e miraggio da valle, sta ben nascosto da noi e si lascia desiderare fino all'ultimo. Quasi per un gioco del destino Luca spacca il rampone a 10 metri dal rifugio, ma oramai la modalità è totalmente "birra panino (...e torta)". Gli alluci cominciano a farmi male, ma stanotte si dormirà in un letto. Si, si dormirà. Chissà se ci saranno ancora le stelle?

di Dario Bertoletti

Via Cassin allo Sperone Walker, Grandes Jorasses
Prima salita: Riccardo Cassin, Luigi Esposito, Ugo Tizzoni, 4-6 agosto 1938
Prima solitaria: Alessandro Gogna 08/07/1968

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