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Martin Dejori e Titus Prinoth durante la prima ripetizione, e prima invernale, de La storia infinita, la via aperta nel 1990 sulla parete nord est dell'Agner (Dolomiti) dai fratelli cecoslovacchi Miroslav Coubal e Michal Coubal.
Fotografia di Martin Dejori, Titus Prinoth
Durante la prima ripetizione, e prima invernale, de La storia infinita, la via aperta nel 1990 sulla parete nord est dell'Agner (Dolomiti).
Fotografia di Martin Dejori, Titus Prinoth
Martin Dejori e Titus Prinoth dopo la prima ripetizione, e prima invernale, de La storia infinita, parete nord est dell'Agner (Dolomiti).
Fotografia di Martin Dejori, Titus Prinoth

La storia infinita all'Agner, prima ripetizione e invernale per Martin Dejori e Titus Prinoth

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Dal 29 al 30 dicembre 2015 gli alpinisti Martin Dejori e Titus Prinoth hanno realizzato la prima ripetizione (e prima invernale) de La storia infinita la via aperta nel 1990 sulla parete nord est dell'Agner (Dolomiti) dai fratelli cecoslovacchi Miroslav e Michal Coubal.

Era l'estate 1990 quando Miroslav e Michal Coubal aprirono, sulla parete Nord-Est dell'Agner, La storia infinita. I due fratelli impiegarono 5 giorni per uscire in vetta lungo una linea che correva a sinistra dello spigolo Jori. 1400 metri con difficoltà, nella zona delle "placche nere", stimate fino all'VIII- con protezioni aleatorie. Una salita epica e rimasta fino al dicembre scorso non solo irripetuta ma anche avvolta in un alone quasi di leggenda. D'altra parte i due alpinisti dell'ex Cecoslovacchia avevano al loro attivo vie mitiche come Alpenrose alla cima Grande di Lavaredo (poi completata fino in cima e diventata la via Barbier) ma anche Gelbel Engel sull’Eiger. Bene, dopo 25 anni, il mistero di La storia infinita è stato svelato da Martin Dejori e Titus Prinoth con... disarmante "semplicità". La sera del 28 dicembre 2015 i due giovani alpinisti altoatesini hanno raggiunto il bivacco Cozzolino. Il 29 sono partiti e, dopo un bivacco, a mezzogiorno del 30 dicembre erano già in vetta. Avevano previsto di impiegarci 3 giorni, ci hanno messo la metà su una via che secondo loro "merita molto, anche se è un peccato che sia spesso bagnata". D'altra parte, sempre secondo loro, le difficoltà incontrate su quelle 30 lunghezze sono inferiori a quelle dichiarate dai fratelli Coubal. A questo proposito però non dobbiamo scordarci quei lunghissimi 25 anni passati dall'apertura. Come non possiamo non rilevare la bella e incredibile "leggerezza" con cui Dejori e Prinoth esprimono il loro alpinismo. Una caratteristica che era già evidente, per esempio, nella Via degli studenti aperta nell'agosto 2015 (con Marta Mozzati, Giorgio Travaglia e Alex Walpoth) sulla parete NO del Civetta. Uno stile, verrebbe da dire, che solo chi ha l'alpinismo e la montagna nel DNA può riuscire ad esprimere. Ma anche un'ulteriore conferma che, con questi giovani, l'alpinismo non è sicuramente "morto".


La storia infinita, parete nord est dell'Agner. Il report di Martin Dejori e Titus Prinoth


In attesa dell’inverno normalmente ci si abitua alle giornate grigie aspettando che l’acqua dell’estate si ghiacci e la neve ricopra i prati autunnali. Intanto la stagione fredda è iniziata, ma sci e piccozze sono ancora al loro posto, solamente le scarpette da arrampicata sono in uso continuo. Si avvicina la fine dell'anno e la voglia di intraprendere una via in roccia non è ancora passata.

Ci incontriamo domenica sera per decidere cosa fare nei prossimi giorni ma, come spesso accade, si rimanda tutto al giorno successivo... La mattina seguente finalmente tutto è deciso e poco dopo siamo già in macchina, destinazione Valle San Lucano, Agnèr. Tre giornate in parete dovrebbero bastare per poter nuovamente essere di ritorno a casa in tempo per festeggiare il Capodanno con relativo cenone e abbuffata di rito!

Con grande rispetto ci avviciniamo alla parete immensa immaginandoci il tiro più difficile del quale, un paio di giorni prima, ho letto che lo si protegge con degli cordini intorno a spuntoni scavati dall’acqua. Fortunatamente oggi acqua non c'é, tutto è perfettamente asciutto. Non come d’estate quando eravamo tornati a casa vedendo la colata nera poco sotto alla cima.

Sotto le stelle partiamo presto dal bivacco Cozzolino. Godiamo il silenzio del posto selvaggio e aspettiamo la prima luce per non sbagliare i tiri iniziali. Subito tutto va via liscio, i tiri risultano meno difficili di quello che ci aspettavamo e la scalata è di grande piacere. Presto raggiungiamo la parte centrale meno ripida e il pensiero di salire in giornata si fa strada nella nostra mente.

Giunti sotto alle difficoltà non sappiamo esattamente dove salire; il tempo vola e così non ci resta altro che bivaccare sotto il muro giallo. È un po’ stretto, ma stiamo bene. Dopo aver gustato la polenta non salata, cadiamo in un sonno profondo.

Il giorno dopo tocca a Titus partire. Traversa a destra raggiungendo l’unico posto dove sembra essere possibile passare. Anche se il freddo si fa sentire, sale con bravura una placca ripida che dovrebbe essere il tiro chiave. Mette qualche friend e prova a immaginare quali fossero stati gli spuntoni utilizzati dai Coubal. Trova dei chiodi che segnano la via e con un altro tiro usciamo dalla placconata grigia.

Ancora qualche lunghezza facile con tratti nevosi e ci troviamo sul punto più alto di questa montagna di rara bellezza. Spesso ho ammirato la cima che assomiglia a una piramide di neve, pensando alle vie che portano su di lì. Oggi posso ammirare le montagne che circondano l’Agnèr e intanto sognare di nuove vie da fare il prossimo anno...

Martin Dejori e Titus Prinoth

Martin Dejori ringrazia: Mammut, Mountainspirit
Titus Prinoth ringrazia: Scarpa

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