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Il Bivacco Luca Pasqualetti sul Morion in Valpelline, Valle d’Aosta, situato nei pressi di una cengia rocciosa a circa 3290 m di quota, in corrispondenza della sella che si trova tra la Punta Gaia e la Becca Crevaye, con il suo caratteristico buco nella roccia.
Fotografia di Adele Muscolino
Il Bivacco Luca Pasqualetti sul Morion in Valpelline, Valle d’Aosta. La grande finestra panoramica sul prospetto principale rivolto a est permette di godere di un buon apporto solare in termini di luminosità e temperatura interna, ma soprattutto del magnifico paesaggio antistante, con la Becca di Luseney, il gruppo del Rosa e il Cervino.
Fotografia di Adele Muscolino
Il Bivacco Luca Pasqualetti sul Morion in Valpelline, Valle d’Aosta. Nella metà retrostante è ricavato la zona notte, costituita da due pianali in legno, su cui sono disposti i materassi (8 posti letto con coperte)
Fotografia di Grzegorz Grodzicki
La cresta del Morion e il Bivacco Luca Pasqualetti, Valpelline, Valle d’Aosta
Fotografia di

Il nuovo Bivacco Luca Pasqualetti al Morion in Valle d'Aosta

di

Il 10 settembre 2018 è stato installato e reso operativo nella sua collocazione finale il nuovo bivacco Luca Pasqualetti, sulla impervia cresta del Morion in Valpelline (AO), di fianco allo scenografico foro della Becca Crevaye, a 3280 m di quota.

Il progetto per la realizzazione di un bivacco sulla cresta del Morion in Valpelline (Valle d’Aosta) nasce da un’idea delle guide alpine locali Espri Sarvadzo ("Spirito Selvaggio" in dialetto locale). Lungo la catena si sviluppano itinerari davvero notevoli ma sostanzialmente "dimenticati", come ad esempio la lunga traversata che dal colle del Mont Gelé conduce fino al Monte Berrio.

L’intento del progetto è la riscoperta di questi luoghi, migliorandone la fruibilità alpinistica: una struttura minimale come il bivacco, collocata in un luogo remoto e dal difficile accesso, è concepita proprio per incentivare un alpinismo di nicchia, interessato al fascino dei luoghi selvaggi e solitari della Valpelline, consapevole dell’impegno e del rispetto che richiede l’alta quota.

Tramite l’associazione culturale Cantieri d’Alta Quota, l’iniziativa delle guide incontra il desiderio dei coniugi Pasqualetti di Cascina (Pisa), di dedicare un bivacco al figlio Luca, grande amante della montagna, tristemente scomparso sulle Alpi Apuane nel maggio del 2014.

A supporto dell’operazione, durante la primavera 2017 viene fondata l’associazione di volontariato Montagna Sarvadza, che ha come scopo statutario "la valorizzazione e la tutela dell’ambiente montano locale attraverso la consapevolezza della stretta relazione tra uomo e natura, secondo una sinergia tra cultura e ambiente".

La cresta del Morion divide la Valle di Ollomont da quella di Bionaz ed è costituita da decine di guglie e creste che si elevano tra i 3000 ed i 3500 metri, tra il Colle del Mont Gelé fino al Monte Berrio.

Il Morion si colloca in posizione privilegiata dal punto di vista paesaggistico, regalando magnifiche viste sul Mont Vélan, sul Grand Combin, sul Cervino, sui gruppi del Rosa e del Bianco, sul Vallese e su tutte le montagne della Valle d’Aosta meridionale.

I diversi itinerari presenti in quest’area sono costantemente immersi in un contesto ambientale severo e selvaggio, che grazie all’isolamento delle vette e ai lunghi avvicinamenti dai fondovalle, si mantiene lontano dalle rotte più frequentate.

La catena venne esplorata tra Ottocento e Novecento da diversi alpinisti inglesi e valdostani tra cui George Alfred Topham, l’Abbé Henry, Renato Chabod, Amilcare Crétier, Lino Binel. I primi tentativi di ascensione furono indirizzati verso il Morion Centrale. La sua conquista è avvenuta il 18 agosto del 1891 grazie a Fredrick Baker-Gabb, con le guide Clemens e Zurbriggen, lungo il versante est.

La prima traversata integrale della cresta del Morion fu effettuata dal 2 al 3 settembre 1943 da Alessandro Miotti e Toni Gobbi, mentre la prima traversata invernale integrale fu ad opera di Loris Rigollet e Patrick Rollin nel marzo del 2012.

Oggi sono in pochissimi a cimentarsi in questo vero e proprio viaggio in alta quota, per il quale sono necessari almeno due, ma anche tre giorni, in base alla velocità della cordata. Il nuovo bivacco, raggiungibile in circa 5-6 ore dal rifugio Crête Sèche o dal bivacco Regondi, consente di inframezzare il lungo attraversamento della cresta in direzione da N-E a S-O.

La nuova struttura è collocata nei pressi di una cengia rocciosa a circa 3290 m di quota, in corrispondenza della sella che si trova tra la Punta Gaia e la Becca Crevaye, con il suo caratteristico buco nella roccia. L’itinerario, dal colle del Mont Gelé in avanti si sviluppa su sostenute difficoltà alpinistiche valutabili come AD+/D-, includendo un breve tratto di ghiacciaio e misto (dal colle alla Becca di Faudery, con condizioni variabili in base alla stagione), e proseguendo poi sulla cresta, costantemente con notevolissima esposizione, alternando tratti di roccia di buona qualità ad altri molto più mobili e precari.

I motivi per i quali è stato scelto di posizionare il bivacco in prossimità della Becca Crevaye sono diversi:
1) l’aumento degli alpinisti che negli ultimi anni frequentano la zona per l’arrampicata o per vie moderne in quota; l’installazione del bivacco amplia la possibilità di ascensioni e itinerari di questo tipo;
2) raggiungibile attraverso un itinerario vario e impegnativo, il bivacco costituisce una interessante meta e punto d’appoggio per esplorare l’area, caratterizzata da un contesto paesaggistico di assoluto rilievo;
3) per raggiungere il bivacco si deve percorrere un itinerario di elevata difficoltà, per il quale può essere necessario avvalersi di una guida alpina, valorizzando così le competenze dei professionisti locali: obiettivo dell’intero processo -dalla costruzione alla gestione del bivacco- è stato l’innesco di microeconomie locali, in rete con le varie professionalità e altre strutture ricettive sul territorio;
4) la costruzione di un punto di appoggio per la traversata integrale della catena del Morion, a circa 1/4 della sua percorrenza; l’installazione di un secondo bivacco (nel caso in cui i dati dimostrino che il primo funzioni), in posizione da definire tra il Mont Clapier e la punta Fiorio, consentirebbe di completare l’operazione.

Il progetto e il cantiere
La realizzazione di un bivacco nel severo ambiente del Morion si è configurata come una straordinaria sfida progettuale: la messa a punto di una struttura isolata da ogni tipo di rete, in grado di fronteggiare la continua azione combinata di sollecitazioni meteo-climatiche estreme (temperature fino a oltre -20°C, venti fino a 200 km/h, precipitazioni intense e metri di neve al suolo) ha imposto scelte costruttive improntate alla massima semplicità e efficacia, in abbinamento ad una ottima performance in termini di protezione e resistenza.

Il contesto d’alta quota particolarmente impervio e remoto, caratterizzato da aspetti orografici e geologici complessi, ha richiesto l’attenta predisposizione di ogni aspetto logistico di un cantiere-limite, possibile solo nel breve periodo estivo e vincolato a condizioni meteo perfette, nonché subordinato all’attenta pianificazione della sequenza costruttiva e del trasporto di pezzi, personale e attrezzature.

Ogni componente è stato infatti opportunamente dimensionato in funzione della trasportabilità e della manovrabilità in fase di posa e assemblaggio, ricercando la massima leggerezza in correlazione alla solidità strutturale.

Il bivacco è concepito per essere completamente reversibile, perseguendo la filosofia dell’impatto ambientale minimo. Poggia su fondazioni non permanenti che si ancorano in maniera puntuale e non invasiva alla roccia, tramite un basamento in carpenteria metallica; al termine del suo ciclo di vita la struttura può essere quindi rimossa senza lasciare alcuna traccia sul suolo.

Tutti i componenti sono interamente montati a secco, senza l’uso di calcestruzzo, riciclabili e certificati ecologicamente. L’alta qualità dei materiali e delle finiture utilizzati assicura durevolezza e resistenza all’uso, preservando il comfort abitativo e limitando la futura manutenzione.

La struttura in legno e acciaio, interamente prefabbricata e allestita in officina, è suddivisibile in quattro parti dimensionate per la migliore trasportabilità e la manovrabilità, in modo da minimizzare i voli di elicottero necessari e le operazioni di assemblaggio finale in quota, condensate poi in una sola giornata di lavoro.

Il bivacco è stato concepito come una capanna a due falde, secondo l’idea archetipica del ricovero. Dal punto di vista paesaggistico inoltre, rispetto alla classica conformazione a botte dei bivacchi di tipo "Apollonio", una struttura a spigoli vivi meglio si inserisce nella geomorfologia frastagliata della cresta del Morion; l’integrazione cromatica con il contesto roccioso circostante, caratterizzato dalla prevalenza di rocce di origine metamorfica, è ricercata tramite la tonalità grigia del rivestimento metallico avvolgente in alluminio. L’ambiente interno, interpretato come un guscio accogliente e protetto rispetto all’aspro contesto circostante, è ottimizzato in chiave antropometrica per poter abitare confortevolmente uno spazio ridotto.

Dal punto di vista distributivo, l’ingresso è collocato lateralmente per poter accedere in posizione baricentrica e creare così all’interno una divisione tra la zona giorno e la zona notte. Ciò consente l’apertura di una grande finestra panoramica sul prospetto principale rivolto a est, potendo godere così di un buon apporto solare in termini di luminosità e temperatura interna, ma soprattutto del magnifico paesaggio antistante, con la Becca di Luseney, il gruppo del Rosa e il Cervino. In corrispondenza dell’ingresso, una piccola "bussola" esterna è stata predisposta per proteggere la soglia dai venti e dalle precipitazioni, e per poter riporre bacchette, ramponi, picche.

Lo spazio di soggiorno, affacciato sul paesaggio, è costituito da un tavolo con 8 posti a sedere su sgabelli e cassapanche; gli arredi integrati alla parete ospitano invece la dispensa, un piano per la preparazione dei cibi, diversi vani per gli zaini e i materiali da scalata. Nella metà retrostante è ricavato la zona notte, costituita da due pianali in legno, su cui sono disposti i materassi (8 posti letto con coperte). Il bivacco è dotato di un piccolo pannello solare a batteria per una illuminazione minima.

Il bivacco è stato assemblato in un laboratorio di falegnameria tra luglio e agosto 2017 ad Aosta; è stato trasportato via gomma in località Lago Lexert (Bionaz), per poi essere inaugurato con una grande festa il 27 agosto 2017 alla presenza dei coniugi Pasqualetti e di una folta rappresentanza del CAI Pontedera e di amici toscani. I lavori di predisposizione del sedime roccioso e di installazione del basamento, interrotti dal sopraggiungere dell’inverno, sono stati ripresi e conclusi durante l’agosto 2018. Il trasporto e l’assemblaggio finali in quota sono stati completati il 10 settembre 2018 da due squadre in azione a valle e a monte, in un’unica giornata di lavoro.

La vicenda della realizzazione del bivacco si è dimostrata uno straordinario catalizzatore per l’incontro e lo scambio tra persone e realtà diverse, mettendo in contatto la Toscana con l’alta Valpelline: un processo partecipato "dal basso", portato a termine grazie alla generosità dei finanziatori e alla caparbietà dei volontari che, superando con poche risorse enormi difficoltà logistiche e ambientali, hanno costruito un piccolo ma importante tassello per favorire la fruibilità e la scoperta consapevole di un territorio meraviglioso quanto selvaggio.

Info: www.bivaccomorion.it

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