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Leonardo Gheza su L1 di Freccia d’Argento sul Cornetto di Salarno in Val Salarno (Adamello)
Fotografia di Vincenzo Valtulini
Leonardo Gheza su L6 di Freccia d’Argento sul Cornetto di Salarno in Val Salarno (Adamello)
Fotografia di Matteo Rivadossi
Vincenzo Valtulini, Leonardo Gheza e Matteo Rivadossi, autoscatto in vetta a Freccia d’Argento sul Cornetto di Salarno in Val Salarno (Adamello)
Fotografia di Matteo Rivadossi
Freccia d’Argento sul Cornetto di Salarno in Val Salarno (Adamello) di Leonardo Gheza, Matteo Rivadossi, Vincenzo Valtulini
Fotografia di Leonardo Gheza, Matteo Rivadossi, Vincenzo Valtulini

Freccia d’Argento in Val Salarno (Adamello) per Leo Gheza, Matteo Rivadossi e Vincenzo Valtulini

di

Sulll’Anticima della Quota 2900, Cornetto di Salarno in Val Salarno (Adamello) Matteo Rivadossi, Leonardo Gheza e Vincenzo Valtulini hanno aperto e liberato Freccia d’Argento (360m, VIII+, RS3). Il report di Rivadossi.

Era la scorsa estate, quella delle chicche di Borderline e di Utopia. "Ma sale qualche via su quello scudo verticale a sinistra di Gotica?" Quel furetto del Leo è appena sceso dalla sua grande solitaria che mi si accende una spia vecchia di quasi trent’anni. "Mah, non credo. Ma poi cosa saranno alla fine, 3-4 tiri?".

Una via diretta sulla guglia d’argento no di certo. Ma a lambirne il margine destro e a gironzolarci sotto è la misteriosa ed irripetuta Fiori della Pazzia, opera dei fratelli Mario e Massimo Roversi in compagnia di Paolo Pellizzari che, nel medioevale 1982, salirono zigzagando fino al VI+ tutti i 600 metri della Quota 2900 in sole 6 ore con 9 chiodi e un pendolo su nut!

I punti deboli della parete non saranno state esattamente le placche di spalmo del Dottor Gore-Tex inventate 8 e 12 anni dopo. E nemmeno l’estetica di Gotica del 2011, cioè ben 29 anni più vecchia e proprio lì a fianco, ma chapeau en bas!

Arriva luglio di quest’anno. Convincere il Vince ad inforcare il suo cancello di mountain bike per andare a curiosare sotto la guglia è il piacere di partire il giorno dopo: obbiettivo cercare una direttissima sul compatto, scongiurando vie e tentativi precedenti.
Per i primi di luglio trovare un bel nevaio sulla Cengia dei Camosci è normale; gradinare per salirci con le scarpette un po’meno…

Un’asciugata veloce, magnesite e parto respirando: che emozione essere ancora qui! Ballando sullo sfrigolio della polvere di granito sotto le suole, con i soliti mano-piede che ti alzano nel nulla dei runout, cercando di non ghisarsi i polpacci al primo dei tanti spit rigorosamente messi a mano nella giornata.

La dipendenza da Salarno si nutre dei metri di spazio vitale dall’ultima protezione. Ed io non voglio certo guarirne: in una giornata pallida nascono così, nel solito stile, tre ariose lunghezze fino al VII. Inutile ripetere che il vero plaisir sia questo e non le buffonate delle trapanate da falesia ed i loro giullari!

Bene, per oggi possiamo fare le doppie a piedi nudi, fino sulla neve: ormai la freccia d’argento è sulle nostre teste, solcata da diedri e fessure verticali là che ci aspettano!

E quattro giorni dopo, precisamente il 7 luglio, rieccoci su in compagnia di Leo che non vuole certo perdersi l’avventura. Dalla materna nicchia del terminus precedente, un trasferimento purtroppo erboso ci deposita alla base della pala superiore: pronti per la danza? "Oh, oh, tieniiii!" Ed ecco che lo zelante Leo inaugura il tiro con un bel volo lungo. Soprattutto sulle mie mani che istintivamente cercano di bloccarlo, pur assicurato per bene dal Vince! Che strizzata e che bestemmie!

Leo riparte con un chiodo buono poi il nulla fino al suo primo spit a mano! Il primo di vari, suo malgrado. Raggiunto un tettino mette un friendino poi un paio di chiodi ballerini e via su dei passi di VIII/VIII+. Ormai lontano si affida ad un pick per altri movimenti duri fino ad un diedro che finalmente molla. Bravo gnaro, certamente uno dei tiri più belli dell’Adamello! Ed, aggiungo io, difficilmente ripetibile se non fosse stato rimpinguato di chiodi in discesa.

Dall’agognata sosta, optiamo per andare diritti lungo un muro: tocca a me agguantare una splendida dulferaccia, uno spettacolo. I licheni su un granito tormentosamente lavorato non disturbano affatto la scalata.

Mentre le nebbie di Salarno ci avvolgono, fredde e veloci, gli ultimi due tiri duri sono sempre per Leo. Con classe rinuncerà alle lusinghe di un paio di diedri per giocarsela a sinistra, su passaggi tecnici ed ancora atletici, dritti dritti fino ad urlare: "Cumbre!". "Re-cu-pe-ra la gialla, re-cu-pe-ra la blu!" è un mantra inascoltato. Alla fine in vetta vi arriviamo anche io e Vince, ormai mitologici Figufi carichi di peso e di soddisfazione.

Ormai deliriamo, tra risate e sgommate, sferzati da un ventaccio patagonico: poi un abbraccio a tre su una cuspide che oggi è la nostra vetta, poco più di uno spuntone all’ombra della piramide della Quota 2900.

Resterà una freccia argentea scoccata in questa valle di emozioni.

Un ringraziamento particolare a Rino Ferri, guida alpina e gestore del Rifugio Prudenzini (tel. 0364634578)

Note sull'etica d'apertura in Val Salarno
Anche Freccia d’Argento è stata aperta nello stile tipico della Val Salarno, cioè piantando gli spit a mano e solo dove la roccia non è in grado di ospitare chiodi da fessura e protezioni veloci. Una filosofia che, piaccia o no, è nata dapprima come ovvia necessità (il trapano non c’era…) ma che già a fine anni ‘80 si è consolidata come rispettosa regola del gioco. Quest’ultimo possibile grazie soprattutto alla favorevole inclinazione ed embricatura delle sue pareti nella consapevolezza di proteggere e promuovere un patrimonio alpinistico raro.

Dalla mitica Luna Comanche (fratelli Roversi e S. Fieschi) del 1984, prima via moderna aperta in questo stile, fino ai nostri giorni sono decine le vie, anche di difficoltà estrema, tracciate sulle pareti della valle: veri e propri capolavori a firma di quei pochi appassionati che per decenni si sono passati il testimone nel gioco di partire sulle placche più compatte senza la certezza del trapano.

Decine di vie dai 200 agli 800 metri dove le difficoltà massime ed obbligatorie possono variare di molto ma su ognuna si respira un’arrampicata vera, onesta ed appassionante per un plaisir reale. Questo il parere di chiunque abbia ripetuto la frequentatissima Granitomachia, come il parere delle venti cordate che solo l’anno scorso erano sull’ambita Gotica! Quest’ultima nata proprio come manifesto a difesa del patrimonio alpinistico della valle con l’obbiettivo di tenere lontani i trapanatori seriali e le loro chiodature sistematiche a fix anche a fianco di fessure in grado di ospitare friends e di chiodi da fessura! Contravvenendo così al buonsenso e allo stile di qualsiasi attrezzamento moderno universalmente adottato che, a fianco di protezioni fisse, prevede sempre una rispettosa integrazione. E questo dovrebbe essere così sempre e dappertutto!

Le creazioni della Val Salarno vogliono scoraggiare l’uso del trapano non per vezzo ma perché questo – è dimostrato – porta purtroppo ad un suo uso indiscriminato. Vogliamo gelosamente continuare a scalare il più lontano possibile dalle loro cerniere di fix spacciate per plaisir. Vogliamo guadagnare il chiodo successivo o poter sognare di metterlo. Senza bruciare l’avventura di chi un giorno potrà farlo al posto nostro magari meglio di noi.

Invitiamo pertanto i prossimi aspiranti apritori a rispettare rigorosamente le regole di 40 anni di scalate. Soprattutto ad avere un pizzico di umiltà per ripetere alcuni dei capolavori esistenti prima di capire se poter lasciare davvero qualcosa di nuovo in quello stile.

di Matteo Rivadossi

Matteo Rivadossi ringrazia: Camp - Cassin, Montura, Kayland, Elbec
Leonardo Gheza ringrazia: La SportivaCamp - Cassin, Alpstation Brescia

Per info sulle varie le vie della Val Salarno si consiglia di consultare:
- la guida Le vie del Cielo e Adamello Ovest, di Paolo Amadio & C., edizioni Alpine Studio
- il sito adamellothehumantouch.it in cui trovate varie relazioni

SCHEDA: Freccia d’Argento, Val Salarno, Adamello

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