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Tommaso Lamantia in cima al Cerro Torre in Patagonia, 25 gennaio 2018, insieme a Manuele Panzeri e Giovanni Giarletta
Fotografia di archivio Panzeri, Giarletta, Lamantia
Durante la salita del Cerro Torre in Patagonia (Manuele Panzeri, Giovanni Giarletta, Tommaso Sebastiano Lamantia, gennaio 2018)
Fotografia di archivio Panzeri, Giarletta, Lamantia
Giovanni Giarletta nella truna 40 metri sotto la cima del Cerro Torre in Patagonia, durante la salita insieme a Manuele Panzeri e Tommaso Sebastiano Lamantia, gennaio 2018
Fotografia di archivio Panzeri, Giarletta, Lamantia
Cerro Torre cumbre! Da sx a dx: Giovanni Giarletta, Tommaso Sebastiano Lamantia e Manuele Panzeri, 25 gennaio 2018
Fotografia di archivio Panzeri, Giarletta, Lamantia

Cerro Torre, Cumbre in Patagonia per Giarletta, Panzeri e Lamantia

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Il report di Manuele Panzeri che il 25 gennaio 2018 insieme a Giovanni Giarletta e Tommaso Sebastiano Lamantia hanno salito il Cerro Torre in Patagonia attraverso la celebre Via dei Ragni.

Giovedì 25 gennaio la cordata composta da Manuele Panzeri, Giovanni Giarletta e Tommaso Sebastiano Lamantia ha raggiunto la cima de Cerro Torre a quota 3108 dopo tre giorni di scalata sulla Parete Ovest ed un bivacco a 40 metri dalla vetta. Oltre al team italiano sono salite in cima altre quattro cordate (statunitense, anglo-boliviana, argentina e rumena composta da Vlad Capusan e Zsolt Torok) e questo è stato il primo gruppo a cavalcare il famoso fungo sommitale dopo aver scavato un tunnel nella neve e ghiaccio.

Il team italiano aveva già tentato la cima nella prima metà di gennaio ed era stato respinto per via delle condizioni meteo proibitive. Questo primo tentativo ha comunque permesso di portare materiale e viveri fondamentali per la salita. L’ambizioso progetto di ripercorrere la Via dei Ragni, realizzata nel 1974, dalla spedizione lecchese capitanata da Casimiro Ferrari, oggi è di nuovo realtà. In un paesaggio fatto di cime aguzze, funghi di neve e ghiaccio, Panzeri (membro del Gruppo Alpinistico Lecchese GAMMA, guida alpina e tecnico del soccorso alpino), Giarletta (vice capostazione del soccorso alpino di Lecco) e Lamantia (volontario del soccorso alpino varesino) hanno potuto così rivivere e riscrivere une delle più belle pagine dell’alpinismo lecchese e mondiale.

Il Cerro Torre con la sua parete ovest rappresenta sicuramente una delle montagne più belle e allo stesso tempo più difficili da scalare. 600 metri di sviluppo su ghiaccio e misto con difficoltà variabili, un sogno per molti una realtà per il trio lecchese. Ecco il report di Manuele Panzeri, capospedizione nonchè figlio di Ernesto Panzeri che nel 1974 partecipò alla storica spedizione dei Ragni della Grignetta.

Cerro Torre - Cumbre! di Manuele Panzeri

É stata una bellissima scalata, tecnica e psicologica a causa dell'aleorietà delle scaglie di brina, delle protezioni non sempre buone e con la sezione di misto particolarmente intasata di ghiaccio. Quest'anno in Patagonia le condizioni sono molto difficili. C'è ancora parecchia neve, le precipitazioni sono abbondanti, il vento è forte e le temperature medie ancora tendenzialmente basse. Pare sia una delle peggiori stagioni degli ultimi dieci anni.

Le cattive condizioni della parete hanno obbligato a pulire molto i tiri e sfortunatamente un pezzo di ghiaccio ha colpito Giovanni sulla gamba sinistra a 300 mt dalla vetta; nulla di grave ma l'assunzione di antidolorifici si è resa necessaria a causa del forte dolore.

Proprio per questi motivi nessuna delle cinque cordate è riuscita a salire la cima in giornata. Dopo una notte all'addiaccio improvvisando trune di fortuna nella neve con l'unica pala a disposizione (la nostra), il mattino successivo è prevalso un grande spirito collaborativo tra tutti i presenti per il raggiungimento della vetta, reso particolarmente insidioso dalla formazione appena abbozzata del tunnel del fungo finale. Spirito collaborativo tra cordate di diversa nazionalità che ha continuato a manifestarsi anche in discesa per l'imperversare di un vento fortissimo nella sua prima metà.

Il rientro e' poi proseguito autonomamente. Io e Giovanni in due giorni perché avevamo diverso materiale da portare a valle e per la gamba che gli dava fastidio. Tommaso invece è sceso in una ventina di ore non stop a causa del volo di rientro, dormendo un'ora e fermandosi un paio al rifugio della Pietra del Frailei.

Per noi è stata una grande emozione salire tutti in vetta. Perché è una salita leggendaria per Lecco. Perché ripercorrendola abbiamo toccato con mano l'impresa del '74 realizzata con materiale che all'epoca era piuttosto semplice e poco tecnico.

Perché tantissime persone ci hanno supportato e motivato in questi giorni. Perché il meteo, dopo quasi un mese d'attesa, ci ha regalato una finestra di tempo sufficientemente ampia. Perché come lo stesso Yvon Chouinard disse quando nel 1968 vide il Cerro Torre "Ci sono montagne che affascinano per la loro bellezza. Altre per la loro altezza, altre ancora perché non sono mai state salite. Il Cerro Torre affascina per la sua arroganza”. E forse proprio in questa sua arroganza risiede quell'irresistibile voglia di scalarlo. CUMBRE!

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