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Con la barca a vela in Antartide
Fotografia di archivio Manuel Lugli
In Antartide
Fotografia di archivio Manuel Lugli

Antartide: avventura pura, bellezza e salvezza

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Riflessioni sulla natura e sulla vita di Manuel Lugli nella sua ottava puntata dall’Antartide.

Non si può certo dire che l’Antartide sia affollata, né si può parlare di turismo di massa. Ma la penisola antartica, per la sua (molto) relativa comodità d’accesso, una certa frequentazione ce l’ha. Che fondamentalmente si divide in due grandi categorie: le crociere superlusso sulle navi da 150, massimo 200 posti - navi più grandi sono fortunatamente interdette in virtù del trattato internazionale sull’Antartide – e i viaggi sulle barche a vela da dieci, dodici persone. Le prime sono ormai diversi anni che visitano alcune zone della penisola e offrono sostanzialmente un viaggio stile vera crociera, con qualche discesa a terra in gommone per vedere pinguini e foche. I più "avventurosi" fanno qualche pagaiata in kayak, esperienza che può essere splendida, o addirittura si muovono con quella che sembra essere l’ultima tendenza in fatto di strani miscugli disciplinari, il SUP. Esperienza molto meno interessante a mio modesto parere. Soprattutto se finisci in acqua. E comunque abbastanza grottesca a vedersi in queste acque.

Fortunatamente resistono le mini (in termini di numeri e impatto) spedizioni come la nostra, non comode, per quanto il Pelagic Australis sia un fantastico "campo base" navigante: poche docce – l’acqua in mare è preziosissima –, toilette da usare con grande attenzione, onde evitare spiacevolissimi ingorghi della stessa, cuccette strette e sballottamento estremo durante i lunghi giorni di traversata. Ma non farei cambio nemmeno se fossi pagato per farlo.

La ricompensa è un’avventura pura, durante la quale puoi vedere le balene che vengono a giocare sotto la barca e i delfini saltarci davanti. Puoi accedere a cale e baie d’indicibile bellezza e godere – se hai abbastanza "pelo" da farlo - di qualche tuffo antartico, esperienza davvero consigliabile.

E poi la barca a vela attira altre barche a vela, è magnetismo e protocollo marinaresco insieme. Ne abbiamo incontrate quattro o cinque, durante questo viaggio. Un paio di spedizioni charter organizzate per vedere la fauna antartica. Ma gl’incontri più interessanti sono con i navigatori "indipendenti". Ne abbiamo incontrate due di barche che fanno parte quest’ultima categoria. La prima è di una coppia tedesca in giro dal 2016; hanno fatto il giro del mondo seguendo una linea abbastanza retta e ora vogliono "divagare", facendo tutte le deviazioni possibili per vedere più mari, terre, paesaggi e persone. Sono fantastici. Mi chiedo sempre, incontrando questi viaggiatori per scelta di vita, come facciano a mantenersi. Nel caso degli amici tedeschi pare funzioni con l’affitto delle loro rispettive case e un tenore di vita ridotto all’essenziale, come è peraltro necessario se decidi di vivere in barca.

Il secondo incontro è con la barca di una famiglia svizzera, una coppia con due figli più che ventenni. Se ne stanno in giro da alcuni mesi nel sud del continente americano. Il programma prossimo prevede che i genitori sbarchino da qualche parte in Cile e tornino in Svizzera, lasciando i figli a navigare per i mesi successivi in più miti acque caraibiche.

Certo questi possono apparire casi estremi, ma quanta bellezza intrinseca, quanta forza ha lo scegliere di vivere liberamente, di allargare a dismisura i propri orizzonti? Non senza dubbi o timori, questo è certo. Ma troppo spesso ci accorgiamo che il passo più difficile è sempre il primo, quello su cui indugiamo e che a volte non abbiamo il coraggio di fare. Dopo però tutto segue, con un ritmo che non è più quello della schiacciante routine quotidiana, con un suo passo di milonga – per dirla con Paolo Conte – lento, suadente e ipnotico, che rende magico anche il momento più piccolo.

Quale miglior consiglio potremmo dare ai nostri figli, se non lasciarsi alle spalle ogni inutile sovrastruttura, apparati digitali, e ogni genere di triste realtà sempre più virtuale e partire a conoscere il mondo vero, quello del vento, del gelo, del mare, del sole cocente e dei deserti; delle persone vere e degli animali che lottano ogni giorno per vivere e sopravvivere?

Edd, lo skipper del Pelagic Australis ha compiuto 28 anni a bordo, pochi giorni fa; Charly la sua compagna e "primo ufficiale" è di poco più giovane, mentre Simon "l’Olandese Volante", il "secondo ufficiale" ha 33 anni. Tutti e tre solcano da diversi anni gli oceani antartici e non solo, conducendo con maestria e grandissima professionalità barche a vela maestose come il Pelagic offrendo ai viaggiatori più "fanatici" esperienze straordinarie.

Conosco quarantenni a cui non affiderei la mia bicicletta per andarci a fare la spesa al supermercato dietro l’angolo.

Luoghi comuni? Forse, ma il recupero di un contatto non filtrato, puro, vero, a volte doloroso con la natura e la vita reale mi appare sempre più indispensabile. Prima che sia troppo tardi. Il grande scrittore cileno Francisco Coloane, descrivendo una caverna sottomarina che spruzza acqua all’esterno come fa una balena dall’apertura superiore col suo sospiro, scrive che "l’incredibile in natura, nel cuore del mare e della terra, a volte si trasmette agli uomini, soprattutto quando un volto -l’"apertura superiore" – nasconde quel "sordo e profondo" che invece esiste nelle caverne sottomarine o nei meandri sotterranei. Un volto splendente di vivacità o un sottile sorriso che rievoca altri sorrisi dimenticati, sono il filo di luce che ci lega alla speranza nella salvezza dell’uomo grazie all’uomo." Parola di chi ha vissuto davvero ogni esperienza, in terra e in mare.

E allora mi sa che bisogna fidarsi e ascoltare il sospiro della balena e ammirare l’arcobaleno che si forma quando il sole improvvisamente lo illumina. Per trovare bellezza e salvezza.

di Manuel Lugli

Aggiornamento della spedizione live: public.wicis.com

Link: Ortovox

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