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Nido d'aquila, sullo sfondo della Croda Rossa
Fotografia di Marcello Cominetti
Alta Via della Grande Guerra: Scala del Minighel in Val Travenanzes
Fotografia di Marcello Cominetti
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Fotografia di Marcello Cominetti
Carta del fronte alpino della Guerra 15 -18
Fotografia di Marcello Cominetti
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Alta Via della Grande Guerra nelle Dolomiti

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Marcello Cominetti introduce la Alta Via della Grande Guerra nelle Dolomiti, sette giorni di camminate e vie ferrate nelle Dolomiti lungo parte del fronte conteso durante la Prima Guerra Mondiale tra gli eserciti Italiano, Austro-Ungarico e Germanico.

Casa mia si trova sulle pendici meridionali del Col di Lana, Livinallongo, Dolomiti bellunesi, e dalle finestre posso percorrere con lo sguardo una consistente parte del vecchio fronte della Grande Guerra. Fin da bambino ho scarpinato lungo le trincee delle Tofane, del Lagazuoi e delle altre cime limitrofe e ogni volta ho provato dei brividi lungo la schiena nel pensare a cosa accadde cent’anni fa lassù.

Grazie al fatto di essere un alpinista mi sono andato a ficcare nei posti più complicati da raggiungere, dove ho scoperto testimonianze stupefacenti e credo che ancora molte ve ne siano da svelare. Come anche nel mio alpinismo più tradizionale, ho sempre cercato di seguire una traccia esistente prima di distaccarne semmai una mia propria. E nel salire le montagne mi sono necessariamente sempre dato, senza sforzo, degli obiettivi che legassero il mio agire alla storia del posto che stavo percorrendo.

Era inevitabile che la mia attività di Guida di Montagna ne venisse influenzata, tanto da farmi appassionare a certe storie umane di guerra e a farmi cambiare idea sulle Vie Ferrate. Le ferrate non mi sono mai piaciute perché mi sono sempre sembrate delle giostre, ma ho notato che alcune non sono altro che dei percorsi di guerra, quindi storici, riattrezzati in maniera più sicura.

In breve, mentre accompagno qualcuno a fare una ferrata di questo tipo, ho molte cose da raccontargli e vedo che il suo far fatica a fine gita non è solo gratificato dal raggiungimento della cima, ma lo risulta anche da quanto appreso su fatti accaduti tempo addietro e che non possono che lasciare meravigliati. Insomma, percorrere questi itinerari arricchisce lo spirito, oltre che far muovere i muscoli. Mica è poco.

La gita “in giornata” così popolare in Dolomiti, però non fa immergere nel viaggio che invece si può intraprendere lasciando il fondovalle per qualche giorno, così mi sono inventato un percorso a piedi e lungo Vie Ferrate storiche, che regalasse all’appassionato un’esperienza più profonda e che lasciasse un segno dentro di lui. Gli ho anche dato un nome: Alta Via della Grande Guerra, perché ho notato che le cose “codificate” consentono a chi le vive di dire agli altri “io c’ero” in relazione al codice prescelto.

Non sono andato a zonzo tra le Dolomiti, bensì ho percorso l’Alta Via tal dei tali… e, il codice spuntato è l’elemento gratificante. E’ una cosa stupida, ma funziona così al ritorno da ogni tipo di vacanza. Chi percorre questo trekking con ferrate per proprio conto potrà trovare nelle numerose pubblicazioni e su internet ogni informazione storica e tecnica.
L’itinerario così proposto è uno dei tanti fattibili. La mia è solo Una possibilità.

Percorrere questo itinerario è faticoso, quindi ci sono buone speranze che non divenga troppo popolare e il solo motivo per cui mi impegno a divulgarlo è semmai la sua bellezza. Per bellezza, oltre ovviamente a quella estetica, intendo quella che si conosce con l’arricchimento culturale, l’inebriamento da alte vette e con il farsi la doccia alla fine sentendosi semplicemente contenti e pronti a sognare la prossima avventura.

Nei tristi anni che videro l’ Italia contrapporsi agli eserciti austro-ungarico e poi tedesco, sul fronte dolomitico, i soldati dei distinti eserciti si prodigarono per rendersi la vita in alta montagna meno dura possibile, lungo una linea che comprendeva le cime più alte, le valli principali, alcune delle secondarie e molti villaggi.

Le valanghe di neve, le frane di rocce ed il dovere presidiare costantemente vere e proprie pareti verticali dove i soldati stavano letteralmente appollaiati come aquile, furono le principali cause di morte, ancor più del fuoco nemico che semmai si aggiungeva a questi pericoli comunque sempre incombenti.

Dover montare la guardia nel silenzio dell’alta montagna costituiva assurdamente il più terribile dei compiti, specie la notte, durante la quale ogni più sommesso rumore poteva segnalare tanto la presenza di un cecchino nascosto, quanto il salto di un camoscio, la caduta di un sasso o il precipitare di una slavina…

Agli alti comandi italici, stavano evidentemente degli idioti che ignoravano cosa fosse una montagna e i nostri Alpini, ma anche molti fanti e soldati di altri corpi, si trovarono nell’assurda missione di dover espugnare le cime dove gli austroungarici si erano saldamente attestati.

Da un giorno all’altro i vicini di casa erano divenuti i nemici perché il fronte segnato sulle mappe, sempre secondo gli alti comandi, passava per di là. Amici, parenti e conoscenti che vivevano oltre quella linea teorica erano ora da uccidere come cani e nel cuore dei montanari tutto questo risultava incomprensibile, per cui vennero inviati al fronte per parte nostra soldati totalmente digiuni di montagna ma di altre regioni: sardi, toscani, liguri, cittadini, agricoltori, pastori…minatori.

Quello che i soldati fecero sul fronte dolomitico (e non solo) ha dell’ incredibile e dell’ affascinante: lunghe gallerie scavate nella roccia viva a colpi di mina e piccone, ponti sospesi per superare paurosi abissi, postazioni e ricoveri letteralmente abbarbicati a pareti strapiombanti… sono solo alcune delle opere che oggi si possono ancora vedere. Alcune nel loro stato originario, altre ristrutturate e trasformate in museo a cielo aperto come in parte sul Lagazuoi, sulla Marmolada, sulle Tofane e sul Col di Lana-Monte Sief.

Ma le emozioni più forti le riservano quei piccoli segni sul terreno che riportano a quei drammatici giorni: la scritta su una roccia di una sentinella che pensava alla morosa, la gavetta nascosta in un anfratto, una piccola postazione sospesa, una scarpa, un elmetto, un bottone della divisa, bossoli e proiettili a volte ancora inesplosi, il piolo di una scala, lo spezzone di cavo metallico utile a superare un tratto esposto… tutti elementi che i luoghi meno battuti possono ancora presentare.

E propriosu questi elementi vorrei soffermare l’ attenzione: pioli di scale e cavi metallici, oggi elementi tanto dibattuti tra chi è favorevole e chi è contro le “Vie Ferrate”. Io credo che le Vie Ferrate costruite per fare vendere più salsicce ai rifugi dei dintorni siano solo dei percorsi artificiosi che nulla hanno a che fare con l’ alpinismo né con la passione per la montagna, ma quelle Vie che nacquero per mano dei soldati che, loro malgrado, dovevano muoversi con relativa sicurezza lungo versanti pericolosi ed esposti e che oggi troviamo ancora percorribili, sovente dopo interventi di restauro, vanno considerate come testimoni silenziosi di un epopea umana drammatica e che non si può dimenticare.

Una volta di più, percorrendo queste zone, ci si interrogherà sugli orrori di tutte le guerre mentre magari ci si gode uno stupendo panorama perché questi luoghi sono tutti esteticamente straordinari, e attraverso la conoscenza di ciò si potrà dare un piccolo contributo alla pace.

Così le gesta del Tenente Kall, del Capitano Martini, dell’ Alfiere Schneeberger, del Capitano Andreoletti, del Tenente Malvezzi e… del Caporale Dimai, diverranno palpabili mentre ci si inerpicherà lungo ripidi sentieri e verticali Vie Ferrate.

Segue l’itinerario come io stesso lo propongo

Primo giorno.
Conviene raggiungere il rifugio A. Dibona alle Tofane 2083 m.(raggiungibile in auto in 20min. da Cortina d’ Ampezzo) entro le ore 18.00. Cena e pernottamento in rifugio.
Disponendo di meno tempo si può iniziare l’itinerario direttamente dal giorno 2.

Secondo giorno.
Risalito il Vallon Tofana si devia a ovest percorrendo il sentiero che costeggiando tutta la parete sud della Tofana di Rozes conduce ai piedi del Castelletto a 2300 m. Si raggiunge la forcella di Rozes 2633 m. attraverso la galleria scavata dagli Alpini (ca. 1.30 ore dal rif.) e poi si prosegue sul versante Travenanzes (ovest) lungo una grande cengia ghiaiosa. Al suo termine inizia la Via Ferrata Lipella (targa metallica) che in ca. 5 ore di entusiasmante arrampicata e camminata su cenge esposte e sempre attrezzate con cavo metallico, giunge all’ anticima della Tofana di Rozes. Da qui camminando lungo la cresta nord (neve) di questa cima imponente lungo un ripido sentiero si raggiunge la cima a 3225 m. Dalla cima si scende camminando sul versante nord est per la via normale (sentiero con qualche saltino roccioso di 1°grado) fino al Rif. Giussani 2580 m. presso la spettacolare Forcella Fontana Negra, ai piedi della Punta Giovannina proprio nel cuore del massiccio delle Tofane.

Terzo giorno.
Si lascia il rifugio per scendere lungo il vallone del Masarè tra trincee e grandi massi fino ad una scala metallica (Šara del Minighel) costruita durante la guerra che permette di raggiungere il fondo della Val Travenanzes (ca. 1 ora) 2000 m. Da qui un ripido sentiero zigzagante si inoltra nel Cadin di Fanis e poi sulle pendici orientali del Monte Cavallo. Superata la forcelletta (ca. 3 ore) posta tra la cima del Cavallo e del Casale a 2984 m. si scollina entrando nel Vallon Bianco dirigendosi verso le cime di Furcia Rossa dove si snoda il percorso attrezzato detto “Via della Pace” che arriva fino alla Cima Vallon Bianco 2684 m. (ca.3 ore) dalla quale si scende in direzione dell’ Alpe di Fanes per giungere all’ omonimo ed accogliente rifugio 2050 m. (ca.2.30 ore).

Quarto giorno.
Dopo la tappa più dura ce ne concediamo una più rilassante attraverso l’ Alpe di Fanes Grande che, oltrepassata la Forcella del Lago 2486 m. ci porta nell’ Alpe di Lagazuoi (lasciando il sentiero si trovano molte tracce di guerra) dove troviamo il Rifugio Lagazuoi (ca. 4 ore) posto sulla cima del Lagazuoi Piccolo a 2752 m. Se si arriva in tempo si può visitare in discesa la galleria elicoidale che scende nelle viscere della montagna fin nei pressi di Passo Falzarego da dove è possibile ritornare al rifugio mediante la funivia.

Quinto giorno.

Dalla cima del Lagazuoi Piccolo si scende sulla Cengia Martini con sentiero attrezzato, detto dei Kaiserjaeger, che arriva al Passo Valparola 2168 m. (ca. 1.30 ore). Da qui ci si porta verso il Passo Sief a 2209 m. e si sale la cima di questa modesta montagna che è collegata alla cima Col di Lana 2452 m. mediante una facile cresta attrezzata con cavi e scale di legno.
Dalla cima del Col di Lana si scende a Livinallongo 1470 m. dove si pernotta.

Sesto giorno.
Raggiunta Arabba (6 km) in bus, con la funivia si sale a Porta Vescovo a 2478 m. da dove inizia la Via Ferrata delle Trincee che termina nei pressi di Paso Padon 2369 m. in vista del ghiacciaio della Marmolada. Si scende a Passo Fedaia 2050 m. ed in bidonvia si sale al Rif. Pian dei Fiacconi 2626 m. ai piedi del ghiacciaio della Marmolada (possibilità, per chi lo desideri di noleggiare ramponi e piccozza in modo da non doverli portare con se per tutto l’ itinerario) dove si pernotta.

Settimo giorno.
Ci si porta alla Forcella Marmolada 2896 m. per risalire la Via Ferrata della Cresta Ovest fino alla cima più alta delle Dolomiti 3348 m. da cui si scende per la via normale del ghiacciaio rientrando allo stesso rifugio (possibilità di lasciare parte del bagaglio per salire leggeri). Ridiscesi in bidonvia al Passo Fedaia l’itinerario ha termine.
Nota: partendo dal rifugio di buon mattino si rientra a valle nel primo pomeriggio in modo di avere tempo per eventuali viaggi di rientro a casa.

ATTREZZATURA consigliata
Zaino da 35 lt.
Scarpe da trek con suola dal buon grip su roccia
Kit da Ferrata (casco, imbragatura, cordini con moschettoni e dissipatore)
Giacca a vento
Guanti e berretto
Pila frontale

CARTE
Kompass 1:50000 N° 617 (qui c’è tutto l’itinerario). Esistono più carte che lo comprendono tutto anche in scala 1:25000.

WARNING
Si tratta di un percorso con molti tratti alpinistici in cui è necessaria esperienza specifica. E’ consigliabile prenotare i rifugi con anticipo se ci si muove tra metà luglio e fine agosto.

TRASPORTI
www.sad.it bus in provincia di Bolzano
www.dolomitibus.it bus in provincia di Belluno
www.ttesercizio.it bus in provincia di Trento
Taxi Americo (Cortina) 3356396083
Taxi Vico (Val Badia) 3356116528
Taxi Iori (Val di Fassa)0462601292
Taxi Alfio (Livinallongo)3397057095

Ulteriori informazioni www.altaviagrandeguerra.it

di Marcello Cominetti

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