Cima Collalto, Dolomiti d’Oltre Piave: il 3 aprile 2026 Franz Anstein, Tiziano Canal, Davide D’Alpaos e Francesco Vascellari effettuano la probabile prima discesa con gli sci della parete Nord
archivio Francesco Vascellari

Dalla Cima Collalto una probabile prima discesa nelle Dolomiti d’Oltre Piave

Il 3 aprile 2026 Tiziano Canal, Francesco Vascellari, Davide D’Alpaos e Franz Anstein effettuano la probabile prima discesa con gli sci della parete Nord della Cima Collalto, nelle Dolomiti d’Oltre Piave. Una parete segreta, quasi invisibile da ogni angolo di osservazione, accessibile solo attraverso lunghe tracce esposte, eppure sorprendentemente logica.
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Cima Collalto, Dolomiti d’Oltre Piave: il 3 aprile 2026 Franz Anstein, Tiziano Canal, Davide D’Alpaos e Francesco Vascellari effettuano la probabile prima discesa con gli sci della parete Nord
archivio Francesco Vascellari

Nel 2026 esiste ancora, nelle ormai antropizzate Dolomiti, una parete nord di circa mille metri con ogni probabilità mai sciata: ripida ma regolare, non estrema, dalla linea logica, priva di corde doppie, di cenge di raccordo e di pendenze proibitive. Eppure, quasi sconosciuta ai più.

Un simile messaggio susciterebbe lo scetticismo di chiunque, eppure, al termine di queste righe, se ne offrirà una spiegazione, così riassumibile: l’ignoto, quando lo si cerca davvero, si cela nelle pieghe di mondi vicinissimi.

Lo sanno bene pochi, rarissimi estimatori di queste terre remote: tra essi Michael Tramontin (che con De Martin ne toccò la vetta per altro versante, con ramponi e piccozza), Luca Vallata (autore con Cassol e De Menech di un’austera via sulla vicina Cima Gea), e pochi altri fedeli di queste crode solitarie.

Per anni la Cima di Collalto è rimasta annotata nel taccuino, tra le modeste avventure di casa. Il progetto aveva entusiasmato gli amici di sempre, soprattutto Tiziano Canal, amante estremo dei terreni selvatici, Davide D’Alpaos, ed anche il “vecchio leone”, che non c’è più, il buon Loris De Barba. A lui abbiamo dedicato anche questo viaggio.

La parete Nord della Cima di Collalto — logico scivolo di quasi mille metri — resta celata come pochi altri grandi versanti dolomitici.

Nel panorama dell’alpinismo dolomitico, un parallelo si può forse tracciare con il Burèl e la sua parete remota nella Val de Piero, sebbene lì l’accesso alla scalata risulti più diretto ed evidente.

Osservarla, e coglierne le fugaci condizioni d’innevamento, richiede di raggiungere i rari punti d’affaccio — il Monte Piziè, le Porte di Gea o, più lontana, Cima Laste — itinerari già di per sé aspri, ancor più quando coperti di neve. Si può allora sostenere che difficilmente esista, nelle Dolomiti, un versante sciabile tanto vasto quanto segreto.

Le ragioni della sua segretezza, oltre alla stessa invisibilità, sono molteplici: appartiene alle Dolomiti, quelle più marginali e selvagge dell’Oltre Piave; la quota di partenza, già collinare (circa 500 metri), e lo sviluppo fitto di bosco scoraggiano ogni approccio deciso. A ciò si aggiunge un innevamento sempre più intermittente, la difficoltà di leggere la linea e l’ambiguità dei passaggi tra le bastionate rocciose, che solo a posteriori rivelano canali sciabili.

Ma l’elemento decisivo del mistero è un altro: l’assenza di un effettivo sentiero. Anche solo capire come giungere alla base, con sci e attrezzatura, è mestiere riservato a piedi veloci e avvezzi al selvatico: tra passaggi sospesi, vegetazione intricata e piste interrotte.

Raggiungerla significa seguire quasi un viàz (percorso di camosci e cacciatori) che richiede, nel migliore dei casi, oltre tre ore: un lungo riscaldamento di corpo, attenzione e determinazione.

Poi, passo dopo passo, seguendo la fotografia dell’ultimo sopralluogo, il sipario si apre su una linea logica: ripida, ma mai estrema, continua, profondamente dolomitica. Quasi una piccola favola selvatica, che — una volta superato il guscio dell’accesso difficile — si rivela come una perla discreta.

- Francesco Vascellari, Belluno




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