Su Cima Uomo (Dolomiti di Brenta) tre nuove vie lunghe di Luca Giupponi, family & friends
Giugno 2025: mi trovo nelle Dolomiti di Brenta, in Val di Tovel, montagne che mi sono tanto care e vicine a casa. Ventidue anni fa ho aperto la prima via in questa zona. Su queste pareti, un po’ lontane da tutto, dalla notorietà, dalle rotte classiche, ho trascorso e vissuto infinite giornate di arrampicata, ma soprattutto di condivisione reale con amici, con l’ambiente e con i sogni. È un luogo che ho dentro l’animo: ci arrampico anche quando non sono lì, pareti e visuali si sono metabolizzate nei miei ricordi.
Ora, come molte altre volte, sono con Rolando Larcher. Mentre camminiamo lungo la ripida Val Madris, ci raccontiamo pezzi di vita e, senza accorgerci della salita e della fatica, ci troviamo all’attacco della nostra idea.
Siamo alla base di Cima Uomo, a sinistra del classico spigolo dell’Om, dove abbiamo intravisto una linea. Partiamo senza indugi. I tiri nascono senza incertezza, come avevamo pensato e immaginato da sotto: nulla di estremo, ma sempre da scalare tecnicamente bene. Le soste sono comodissime e nel posto giusto. Possiamo assaporare al meglio l’ambiente, la via e la roccia bellissima. Dopo due piacevolissime giornate di apertura siamo seduti sui prati sommitali a guardare le cime e le pareti che ci circondano. Un bel viaggio nella memoria, su tante pareti abbiamo lasciato e condiviso una parte del nostro tempo. E la vita scorre...
In un’altra giornata sono qui con mia moglie Ulla, mia figlia Elsa e mio fratello Davide. Siamo diretti alla parete Ovest di Cima Uomo. Le corde uniscono una famiglia, e gli appigli condividono la nostra passione per l’arrampicata che ha plasmato le nostre vite. Nasce Family Dance, una via di placca piacevole su bella roccia, di media difficoltà ma mai banale. Per il nome prendiamo spunto dalla vicina e bella via Moon Dance, ormai una classica della zona.
Per la terza avventura sono da solo con mio fratello Davide. È autunno, ottobre, uno dei mesi più belli per scalare su queste pareti. Siamo diretti su un pilastro di Cima Uomo esposto a sud dove ho già aperto due vie: Picchio rosso e La felicità del nomade. A sinistra ancora di quest’ultima corre la via Gran Torbolon di Stefano Grandi, detto “Ston”, un arrampicatore locale precursore su queste pareti di molte aperture negli anni Ottanta e Novanta, vie alpinistiche sportive molto dure e temute. Questi itinerari erano stati aperti dal basso senza trapano, con chiodi e spit artigianali messi a mano. Su queste vie sarebbe da cambiare gli spit e da sistemare le soste: è un peccato che siano dimenticate e poco ripetute.
Tra La felicità del nomade e Gran Torbolon avevo individuato un bellissimo corridoio dove mi sarebbe piaciuto provare a salire. Amo la prima giornata di apertura, quando si vede se l’intuizione può unirsi alla scoperta, quando il sogno si confronta con la realtà senza scorciatoie. Qui dobbiamo impegnarci a fondo per aprire cinque tiri di roccia fantastica, che prenderanno il nome di Brothers. La nostra via condivide la penultima sosta con la via di Ston; poi la sua va a sinistra, la nostra a destra.
Tutte e tre le vie, come da nostra consuetudine, sono state aperte dal basso, senza passi in artificiale. Il cliff viene usato solo per piazzare lo spit; successivamente vengono ripetute in rotpunkt. Grazie Brenta e grazie compagni! Buone scalate.
- Luca Giupponi, Ruffe, Val di Non
Giupponi ringrazia gli sponsor: La Sportiva, Mammut














































