'Anti Gravity': il libro fotografico di Thomas Monsorno e Dani Arnold
Il fotografo sportivo Thomas Monsorno e la guida alpina Dani Arnol hanno pubblicato un libro fotografico dal titolo "Anti Gravity". Il progetto si è sviluppato attraverso cinque anni di spedizioni su pareti di ghiaccio di tutto il mondo, dove Arnold scalava e Monsorno lo seguiva immortalando la sfida ai limiti fisici e quelli dettati dalla forza di gravità. Ecco cosa ci ha raccontato il fotografo.
Il titolo del libro è Anti Gravity, come mai? Secondo te esiste una forza che batte la gravità? Qualcosa di profondo magari?
Il titolo Anti Gravity nasce da quei momenti in cui osservare un atleta su una parete di ghiaccio dà davvero l’impressione che la gravità perda potere. Se esiste una forza che “batte” la gravità, per me è la volontà umana: la spinta interiore che porta a superare limiti, paure e logica apparente. In questo senso Anti Gravity non è solo un concetto fisico, ma un modo di guardare al coraggio e alla determinazione.
Com’è stato lavorare a stretto contatto con Dani Arnold? Credi che la tua presenza e la consapevolezza di essere un soggetto fotografico abbia influito sulle sue performance atletiche?
Lavorare con Dani è stato un privilegio. Ha una concentrazione e una calma rare, soprattutto in condizioni estreme. Credo che la mia presenza non abbia condizionato negativamente le sue performance: tra noi si è creato rapidamente un rapporto di fiducia dal nostro primo progetto al lago di Baikal. Dani sa che il mio obiettivo non è inseguire il rischio, ma raccontare ciò che accade con autenticità. Questa consapevolezza gli permette di rimanere completamente immerso in quello che fa.
I vostri viaggi vi hanno portato dal Lago Baikal in Russia ai paesaggi vulcanici dell'Islanda, dal Kazakistan ai fiordi delle Spitsbergen. Cosa ti ha colpito maggiormente di questi luoghi?
Ogni luogo portava con sé un’identità fortissima. Il Baikal e la Russia mi ha colpito per la sua dimensione il suo silenzio quasi sacro. L’Islanda è pura energia, un luogo dove la terra sembra respirare. Il Kazakistan e sopratutto la regione di Mangystau mi ha affascinato per la sua vastità selvaggia, ancora poco toccata dall’uomo. Le Spitsbergen, invece, sembrano un altro pianeta: luce fredda, gelo assoluto e una natura che domina tutto. In questi ambienti estremi ho percepito in modo nitido quanto siamo piccoli di fronte alla forza del pianeta.
La passione per la natura è evidente nei tuoi lavori: consideri questo aspetto come il più importante o è alla pari con gli atleti che ritrai?
Per me la natura e l’atleta sono due elementi inseparabili. La natura offre lo scenario, l’atleta gli dà voce attraverso il proprio movimento. Non metto mai uno sopra l’altro: ciò che mi interessa è il dialogo tra i due, quel momento in cui l’impresa umana e il paesaggio si fondono in un’unica storia visiva. È lì che nasce la magia delle immagini che cerco.
C'è una foto di cui vai particolarmente fiero? Oppure, cosa rappresenta per te questo libro?
Ci sono tante foto a cui sono legato, ma una in particolare ha un significato speciale per me: la foto di Dani in cima sulle Tarantelle. Non è lo scatto più spettacolare del libro, ma è uno di quelli che racchiude più cose: fatica, paura, rispetto e, soprattutto, un’enorme determinazione.
Per arrivare lì abbiamo dovuto investire tantissimo, fisicamente ed emotivamente. Solo il viaggio di avvicinamento è stato un’esperienza a sé: abbiamo raggiunto la zona in motoslitta, con un trasferimento di circa otto ore da Longyearbyen, a –25 gradi. Era solo l’inizio, ma già da lì capivi che non sarebbe stato un progetto qualsiasi.
Alle Svalbard non è come arrampicare sulle nostre Alpi: lì ci sono anche gli orsi polari. Ricordo perfettamente quel momento: un’impronta freschissima, le unghie profondissime nel ghiaccio. È stato un attimo realizzare che erano molto vicini.
Poco sotto le Tarantellen abbiamo scavato un bivacco nella neve, in attesa di qualche ora di buio. Facevano –35 gradi, c’era vento forte, e a turno dovevamo rimanere svegli per controllare che non arrivassero orsi. Non potevamo usare le fotocamere per non scaricare le batterie: qualche foto veloce con lo smartphone, e basta. Il resto è rimasto solo nei nostri ricordi.
Per dare un’idea della difficoltà: per la Nordwand dell’Eiger sono servite a Dani Arnold 2 ore e 28 minuti. Per quei 40 metri lì, invece, quasi quattro ore. La roccia era completamente instabile, dieci metri di strapiombo, e intorno a noi un vento che ti portava via il respiro.
Dopo la notte nel bivacco ero convinto che Dani non avrebbe mai raggiunto la vetta. E invece ha voluto provarci lo stesso. E quando ha messo piede sulla cima delle Tarantelle, quella foto — che non è la più spettacolare — è diventata per me una delle più importanti. Perché racconta tutto: la paura, il rispetto, la fatica, la scelta di non arrendersi. In fondo, è per momenti così che faccio questo lavoro.
Info
Titolo: Anti Gravity
Autore: Thomas Monsorno e Dani Arnold
Casa editrice: Oliunid
Numero pagine: 224
Costo: 79,00€
Link: www.middleofnowhere.it








































