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David Göttler sulla cresta sommitale dell'Everest senza ossigeno supplementare il 21/05/2022
Fotografia di David Göttler
David Göttler in cima all'Everest senza ossigeno supplementare il 21/05/2022. Ha raggiunto la cima alle 09:45 dopo 12 ore e 20 minuti di salita dal Campo 4.
Fotografia di David Göttler
David Göttler durante la fase di acclimatamento per Everest senza ossigeno supplementare il 21/05/2022
Fotografia di David Göttler
David Göttler durante la fase di acclimatamento per Everest senza ossigeno supplementare il 21/05/2022
Fotografia di David Göttler

Surreale e magico. David Göttler sull'Everest senza ossigeno supplementare

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Intervista all'alpinista tedesco David Göttler che alle 9:45 del 21 maggio 2022 ha raggiunto la vetta dell'Everest senza ossigeno supplementare. Questo è il sesto ottomila per il 43enne, dopo Gasherbrum II, Broad Peak, Dhaulagiri, Lhotse e Makalu.

Dopo aver scalato praticamente non-stop per 12 ore e 20 minuti, alle 9:45 del 21 maggio 2022 il 43enne alpinista tedesco David Göttler ha raggiunto la vetta dell'Everest. L'ha fatto senza l’aiuto dell’ossigeno supplementare e senza il supporto dello sherpa, dopo due precedenti tentativi falliti in passato; nel 2019 è tornato indietro da 8650 metri, mentre nel 2021 ha abbandonato il tentativo con Kilian Jornet appena sotto il Colle Sud. Questo è il sesto colosso di oltre 8000 metri, tutti senza ossigeno, di Göttler che in precedenza ha salito Gasherbrum II (8035m) nel 2006, Broad Peak (8051m) nel 2007, Dhaulagiri (8167m) nel 2008, Lhotse (8516m) nel 2009 e Makalu (8481m) nel 2013

Davide: complimenti! In tutta onestà, questo è il culmine di un sogno o la fine di un incubo? O forse un’ossessione?
Di sicuro sono molto felice e grato di non dover tornare lassù. Ciò non significa che non tornerò... Diciamo che è sicuramente un grande sogno che si avvera!

Prima dell’Everest per acclimatarti sei salito in cima al Mera Peak, poi sull’Everest sei salito fino a 7900 metri, poi sei sceso a quote più basse. Come è andato questo acclimatamento?
Naturalmente il processo di acclimatamento è molto importante. Ma è un processo molto individuale e continuo a giocare con protocolli e tattiche diverse per vedere cosa funziona meglio. Penso che, in generale, abbiamo ancora molto da imparare su come il nostro corpo si abitua meglio all'aria rarefatta. Per me personalmente, ho capito che è molto vantaggioso quando scendo a quote molto basse tra una rotazione e l'altra. Quindi torno sempre a Pheriche a circa 4300 metri per consentire al mio corpo, e soprattutto alla mia mente, di recuperare, soggiornando nella bellissima Edelweiss Lodge gestita dal mio amico Lakpa Sherpa.

Mentre tu eri laggiù, altri invece erano lassù, in vetta. Quanto è stato difficile, o magari facile, attendere pazientemente mentre loro raggiungevano la vetta con quel tempo perfetto?
Non è mai facile. Soprattutto quando le persone vanno in vetta con il tempo perfetto. Almeno, perfetto per una salita con ossigeno supplementare. D'altra parte, sapevo quanto fosse importante per me che la maggior parte delle persone avesse già raggiunto la vetta quando volevo provarci io. Ed inoltre, in quel momento non ero pronto con il mio acclimatamento. Quindi mi sono convinto che non avevo altra scelta e ho dovuto aspettare ancora un po'.

Hai parlato di una salita "by fair means". Sull’Everest, cosa significa al giorno d'oggi?
Per me, “by fair mean" è principalmente senza ossigeno supplementare, perché questa è la difficoltà maggiore su una cima di 8000 metri. Voglio sempre scalare una montagna senza ossigeno artificiale. Inoltre, voglio portare tutta la attrezzatura, perché voglio essere indipendente sulla montagna. È così che ho imparato ad arrampicare prima sulle Alpi e poi in Himalaya. Naturalmente, se sei completamente solo su un ottomila, è un'esperienza completamente diversa rispetto all’Everest in primavera. L'ho avuto sul Nanga Parbat lo scorso inverno insieme a Hervé Barmasse, e sullo Shishapangma nel 2016 e nel 2017. Sull'Everest avrei potuto scegliere la stessa solitudine salendo per una via diversa, ma questo avrebbe immediatamente ridotto di molto le possibilità di successo, e mi sono detto che mi andava bene salire "soltanto" per la via normale. Dove ovviamente traggo grande vantaggio da tutte le altre persone e dalle corde fisse. Sapevo dai miei tentativi precedenti che anche con questi benefici, l'Everest senza ossigeno supplementare è già abbastanza difficile e tutto deve essere perfetto per avere successo.

Il tempo è stato perfetto! In effetti, questa è stata una stagione fantastica che ha permesso quasi 500 salite in cima nelle settimane precedenti. Tu invece, quanto sei stato da solo durante la tua salita?
Sono stato incredibilmente fortunato. Nella parte inferiore, puoi sempre scegliere il momento della tua salita in modo tale da essere da solo. Ad esempio, attraversando l’Icefall, sia in salita che in discesa, molto spesso ho visto solo 1 o 2 persone. A volte anche nessuno. E durante il mio tentativo di vetta, sono stato ancora più fortunato perché mi sono trovato in mezzo a pochi altri team. Quindi ero completamente da solo sulla cresta sommitale ed in particolare in vetta. Questo è stato surreale e magico.

Prima di parlarci della vetta, ci racconti velocemente le tappe importanti della salita?
Ho iniziato il 19 maggio dall' Everest Base Camp e sono salito a C3, al mattino per evitare il caldo e il sole. Presto la mattina del 20 ho continuato fino al C4 dove mi sono riposato per un paio d'ore. Avevo lasciato il sacco a pelo al C3 e avevo preso soltanto la mia tenda, il mio fornelletto e il materassino. Ho sciolto la neve e ho bevuto il più possibile. Verso le 21:30 di sera sono partito per la vetta. Mi ci sono volute 12 ore e 20 minuti per raggiungerla. Lo stesso giorno, il 21 maggio, sono sceso al Campo 3. Qui ho piantato di nuovo la mia piccola tenda e ho sciolto la neve, e il giorno dopo sono sceso al campo base.

Allora parlaci della cima. Quanto tempo sei rimasto lassù? E quanto è difficile respirare quell’area rarefatta? Quali erano i tuoi pensieri?
Non sono rimasto su a lungo, ma il tempo era perfetto. Quasi senza vento; faceva abbastanza caldo da permettermi di indossare guanti sottili. Sicuramente la maggior parte del tempo ero impegnato a respirare, ma sono rimasto in cima abbastanza per godermela. Non ho provato il sollievo o la gioia che potreste pensare, principalmente perché sapevo che dovevo scendere, e la prima sezione verso l’anticima sud ha alcuni sali e scendi difficili. Anche con le corde fisse, quelle piccole salite possono essere brutali lassù. Portavo un grande rispetto per la montagna ed ero concentrato soltanto sul continuare.

Quanto è stato difficile questa cima rispetto ai tuoi precedenti 8000?
È difficile rispondere. Sono tutti così diversi. Alcuni più bassi mi sembravano più difficili. Però sull’Everest, in qualche modo mi sentivo come se fossi entrato in uno stato di grazia, forse perché ero solo.

Bello! E adesso? Com’è l'aria al campo base adesso che sei arrivato in cima all’Everest?
Bellissima. Non l'aria in particolare, ma il sapere che quando raggiungi il campo base, ce l'hai fatta davvero. È in quel momento che puoi davvero affermare di aver scalato una montagna. Per me, se non riesci a raggiungere la base di una montagna con i tuoi sforzi, non l’hai scalata davvero. Yeah!

Link: www.david-goettler.de

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