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Christoph Hainz sulla Via Tartaruga (18 tiri 7b+ A2) su Asta Nunaat in Groenlandia, aperta nel 2006 insieme a Andi Fichtner e Roger Schaeli
Fotografia di archivio Christoph Hainz
Christoph Hainz in vetta al Fitz Roy, Patagonia
Fotografia di archivio Christoph Hainz
Christoph Hainz su un'esile candela di ghiaccio a Corvara
Fotografia di archivio Christoph Hainz
Christoph Hainz nel 1996 sulla Via Südtiroler Profil, Ulamertorsuaq in Groenlandia
Fotografia di archivio Christoph Hainz
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Christoph Hainz, l'arrampicata e l'alpinismo dalle Dolomiti alle grandi pareti del mondo

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Intervista alla guida alpina sudtirolese Christoph Hainz, uno degli alpinisti e degli arrampicatori più forti e polivalenti del mondo.

Christoph Hainz, scali da 35 anni, hai cominciato a 20 anni. Cosa hai imparato?
Ho imparato tanto, e ogni errore mi ha insegnato qualcosa. C’è da dire che i primi 5 anni sono stati quelli più pericolosi. Due o tre volte avrei potuto anche morire. Ho fatto anche un volo di 45 metri sul Pisciadù: la corda mi ha fermato a 3 metri da terra. Se non c’era quell’ultimo chiodo che teneva la mia salita sarebbe finita già all’inizio.

Dunque qual è stata la cosa più importante che hai imparato?
In montagna si possono commettere degli errori. Possono accadere degli incidenti sia per cause naturali o per tue mancanze, per esempio perché sei troppo lento. Però una volta una vecchia guida mi ha detto: se prendi un temporale in montagna vuol dire che hai calcolato male qualcosa… Questa cosa mi è sempre rimasta in testa e per questo ho preso soltanto due volte un temporale in montagna.

E come si fa a non prenderli i temporali in montagna?
Devi fare la scelta giusta, della via, della sua lunghezza, della montagna. Devi guardare sempre le previsioni, anche più previsioni. Nessuno sa esattamente l’ora di quando arriverà il temporale perciò bisogna partire presto e bisogna cercare di essere veloci. Questa è la prima regola. L’altra è la scelta del materiale: quello che serve per una via classica, per una via difficile, per una via tradizionale o moderna, è sempre diverso… e devi avere sempre il materiale giusto per quello che vuoi fare in montagna. Devi avere lo zaino giusto per essere veloce, perché con uno zaino pesante la forza piano piano si esaurisce e sei anche più lento. E per me la velocità è anche sinonimo di sicurezza in montagna. Magari non sempre ma molte volte sì.

Qual è stata la prima volta che ti sei detto: sono un alpinista?
Ho potuto dirlo quando ho salito per la mia prima volta la parete Nord dell’Eiger per la via Heckmair, l’ho fatta con un bivacco ed era il 1989. Eravamo male informati sulle condizioni della parete, siamo stati lenti, così abbiamo bivaccato sopra il Ragno. Faceva veramente freddo e avevamo solo un sacco a pelo in due, come materasso nient’altro che la nostra corda e poco o nulla da mangiare perché avevamo pensato: "Noi l’Eiger lo facciamo in giornata, non è un grande problema…". Invece per fortuna che non ha fatto ancora più freddo o che uno di noi non si è fatto male, altrimenti poteva finire molto diversamente. Comunque il giorno dopo siamo usciti…

E invece quando hai capito di essere un bravo alpinista?
Ho capito di essere stato un bravo alpinista a 45 anni, o meglio anche a 50 anni, ripensando a quelle vie che ho aperto negli anni ’90 e che non sono ancora state ripetute. Adesso posso dire che quando le ho salite ero bravo perché altrimenti non sarei sopravvissuto.

Quali sono queste vie, ci fai qualche esempio?
La Hexenbeisser a Cima Dodici. La Zauberlehrling (Apprendista Stregone) a Cima Scotoni. La Kein Rest von Sehnsucht alla Punta Tissi (Civetta). Sono tutte nuove vie che ho aperto con diversi compagni e che non vengono quasi mai ripetute.

Perché secondo te non vengono mai ripetute?
Perché sono pericolose… e non c’è altro da aggiungere.

Anche la via Hexenbeisser su Cima Dodici è ancora irripetuta?
Sì, mi ricordo bene quando abbiamo detto al gestore del Rifugio che avremmo salito la parete Nord per una via nuova. Lui ha subito detto ai suoi amici in dialetto della Val Pusteria: "Vedrai che quelli tornano subito indietro". Solo che noi non siamo tornati indietro. Abbiamo fatto un bivacco in parete (su una tendina fatta in casa) e il giorno dopo abbiamo continuato la salita e siamo arrivati in cima. Quella stessa stessa sera, me lo ricordo ancora bene, è scoppiato un temporale incredibile… Se avessimo attaccato la parete un giorno più tardi non sarei qui a raccontarti questa storia, la montagna è così.

Valeva la pena rischiare così tanto?
Secondo me adesso rischio meno, lo devo dire… però mi piace ancora arrampicare ad alto livello.

Essere Guida alpina cosa ti ha insegnato?
In montagna vado in due maniere diverse. La prima come alpinista estremo e l’altra come Guida alpina. Sono due modi che non hanno nulla a che fare l’uno con l’altro, o meglio diciamo che hanno pochissimo in comune. Perché come guida alpina devi prenderti cura soprattutto dei clienti e della loro sicurezza, devi rischiare il meno possibile e logicamente non puoi essere molto veloce, molte volte devi calcolare con più attenzione i margini di sicurezza rispetto a quello che faresti con un amico o un compagno di cordata che ha il tuo stesso livello. Sono due cose proprio diverse.

Pilastro Nord dello Shivling, la nuova via che hai aperto con Hans Kammerlander nel 1993. Cosa ti ricorda?
E’ una salita che mi rappresenta molto. Eravamo una cordata molto buona perché lui aveva una grande esperienza in alta quota e io ero molto forte su roccia. C’è stata anche un po' di discussione, Hans diceva di mettere un chiodo a pressione e io gli rispondevo no non lo metto. Ad essere sinceri abbiamo veramente rischiato tanto. E sai, se ti succede qualcosa su una parete così nessuno viene ad aiutarti. Sicuramente abbiamo continuato questa via perché io pensavo tra me e me: Hans è il "vecchio" con tantissima esperienza himalayana. Lui invece pensava: Christoph è quello giovane, è un forte scalatore, e se dice di non tornare indietro allora andiamo avanti. Così senza dire nulla l’uno all’altro abbiamo continuato e siamo andati su.

Come mai non hai continuato con l’Himalaya, con gli Ottomila?
Sicuramente dopo quella spedizione potevo anche continuare però a me non interessava l’Himalaya. Qui abbiamo delle montagne così belle come le Dolomiti. Sei a casa tua e hai a disposizione pareti di mille metri e più. Abbiamo tutto quello che cerchiamo. Chi vuole andare in Himalaya ci vada, fa bene. A me attirava di più una parete inviolata come quella dell’ Ulamertorsuaq in Groenlandia dove, nel 1996, abbiamo aperto Südtiroler Profil. E’ un’altra cosa.

E adesso è cambiato l’alpinismo?
Secondo me è cambiato molto. Adesso ci sono tante discipline e va detto che i giovani (che sono fortissimi) per diventare famosi non devono per forza salire le vie più difficili sulla parete Nord della Cima Grande delle Tre Cime di Lavaredo oppure sul Monte Bianco. Possono diventare famosi anche arrampicando in falesia o anche indoor.

Tu volevi diventare famoso?
Sì, in quel periodo (gli anni '90 ndr) volevo diventare famoso, ma adesso non mi interessa proprio per niente, adesso sono quello che sono.

E cosa sei?
Mi piace la montagna e mi piace la scalata, però mi piace anche vivere. Non è che per la montagna non mangio più, non bevo neanche un bicchiere di rosso… Secondo me queste cose, la passione per la montagna, l’alpinismo e la vita, devono convivere, devono stare assieme.

Ci hai raccontato della tua prima salita sulla nord dell’Eiger nel 1989, poi sempre sulla Nord dell’Eiger nel 2003 è arrivata la tua salita record in 4 ore e mezza… qual è che preferisci?
Veramente se devo scegliere una salita sull’Eiger la più bella è Magic Mushroom, la nuova via che ho aperto insieme a Roger Schäli  perché è una via veramente bellissima: la roccia è molto buona e la linea mi piace moltissimo, finisce su quel fantastico fungo di roccia. La via classica è un’altra cosa, lì devi essere più alpinista mentre su Magic Mushroom devi essere più arrampicatore. Sono cose diverse.

Ti piace l’alpinismo di adesso?
L’alpinismo segue sempre i suoi sentieri. Qualcosa che mi sento di dire è che i giovani non vogliono rischiare così tanto come noi, ma vogliono arrampicare sulle alte difficoltà con più sicurezza. E’ questo secondo me è bello perché l’alpinismo si deve muovere, deve andare avanti. Poi logicamente i giovani devono essere più bravi dei vecchi altrimenti stiamo sbagliando qualcosa!

Cos’è che ti fa essere felice in montagna?
In montagna sono felice quando sono in vetta con un cliente o con la mia fidanzata o con qualcuno e vedo i loro occhi che brillano. Allora capisco che gli ho dato quello che altri non possono dargli. Qualcosa di diverso, di speciale.

intervista di Vinicio Stefanello


CHRISTOPH HAINZ AD ARCO DI TRENTO IL 2 GIUGNO 2017
Venerdì 2 giugno 2017 ad Arco (TN) l' alpinista sudtirolese si racconterà nella serata Born to Climb - Nato per Arrampicare. L'evento sarà condotto da Vinicio Stefanello editor di PlanetMountain.com
Info: hainzintour.salewa.com e www.salewa.com

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