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Il Cervino, 4478m. Uno spettacolo.
Fotografia di Hervé Barmasse
La guida valdostana Jean-Antoine Carrel che, insieme all'abate Gorret, il 17 luglio 1865 ha raggiunto la cima del Cervino dal versante italiano, lungo la Cresta del Leone.
Fotografia di archivio Cervino 2015
Grazia Fenu in cima al Cervino, 4478m.
Fotografia di Hervé Barmasse
Dal 10 al 19 luglio 2015 dieci giorni di festa per celebrare ai piedi del Cervino l’anniversario dei 150 anni delle prime due ascensioni.
Fotografia di Cervino 2015
INFORMAZIONI / informazioni e collegamenti:

Cervino 150, la grande storia alpinistica e la festa per i 150 anni delle prime salite

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Dal 10 al 19 luglio 2015 il Cervino, la Valtournenche e la Valle d'Aosta invitano tutti a una grande festa, lunga dieci giorni, per vivere insieme l’anniversario dei 150 anni delle mitiche prime due ascensioni. In programma eventi alpinistici e attività outdoor, trekking e trail, spettacoli, musica e danze, cinema, teatro e letteratura per celebrare la grande epopea di questa montagna e le epiche imprese dei suoi cavalieri, Jean-Antoine Carrel ed Edward Whymper, e di tutti quelli che hanno seguito le loro orme e hanno reso grande il mito del Cervino e dell’alpinismo.

Alle 14:30 di un venerdì radioso, Edward Whymper ed i suoi 6 compagni d’avventura sono lì, come sospesi. Ormai non c’è più nulla da scalare. Solo un immenso cielo li sovrasta mentre, tutt'intorno, lo sguardo si perde all’infinito. Nessuno era mai arrivato fin lassù. Era il 14 luglio 1865 e il Cervino, la montagna bellissima e impossibile, era stata finalmente “conquistata”. Un’impresa assoluta. Eppure Whymper quasi non esultò. Prima doveva assicurarsi di aver vinto davvero la “corsa”, di essere stato veramente il primo. Così di gran carriera si diresse verso il versante apposto, quello italiano. Cercava Jean-Antoine Carrel, l’altro grande protagonista di questa storia, che stava guidando la cordata partita dal Breuil l’11 luglio, appena 3 giorni prima. Solo Carrel, Il bersagliere, il valligiano della Valtournenche che più di tutti aveva creduto in quella scalata, poteva averlo preceduto. Whymper doveva scoprirlo, e subito!

La montagna sembrava senza vita. Infine l’inglese li scorse: i sette italiani erano ancora laggiù, dei piccoli punti, lontani. Cercò di chiamarli, di attirare la loro attenzione. Dovevano sentirlo! Dovevano vederlo in vetta. Ma niente. Allora scaricò nel precipizio dei massi. E finalmente quelli si accorsero di lui. Lanciarono verso l’alto appena uno sguardo, muto e sfuggente. Forse imprecarono. Poi si voltarono, e presero a scendere da dov’erano venuti. Whymper li vide scomparire e pensò che quell’uomo avrebbe dovuto essere lì con lui. Sì, Jean-Antoine Carrel, il più bravo e il più esperto della grande montagna, l’avrebbe davvero meritata quella cima. L’aveva tentata 14 volte, una anche con Whymper. Anche quel giorno avrebbero dovuto essere insieme ma all’ultimo i due si erano divisi proprio per quella salita che si rivelerà decisiva.

Carrel, aveva attaccato dal versante sud. Quello italiano. Quello più difficile. Whymper da quello svizzero, da Zermatt, per una nuova via che inaspettatamente si era rivelata più facile. Così aveva vinto l’inglese. Ed ora festeggiava in vetta insieme ai suoi compagni. L’aria era immobile. Non c’era una nuvola e tutto il mondo era lì dinnanzi a loro, una meraviglia… Erano felici! Potrebbe finire qui e sarebbe già una grande storia. Potrebbe, se questo non fosse il Cervino, la montagna delle montagne. E se un destino, crudele quanto inaspettato, non avesse previsto un seguito degno della fantasia dei migliori romanzieri.

Whymper e i suoi compagni avevano iniziato a scendere. In testa c’era la fortissima guida Michel Croz. Lo seguiva il giovane Douglas Robert Hadow. Poi l’esperto Charles Hudson. Quindi Lord Francis Douglas. Chiudevano la cordata la guida Peter Taugwalder, Whymper e da ultimo il figlio dello stesso Taugwalder. Bastò un attimo. Probabilmente una scivolata di Hadow… e fu la fine! Hadow, Croz, Hudson, Douglas, uno dopo l’altro, furono inghiottiti dall’abisso. Nessuno riuscì a fermare nessuno. Non riuscì a fermarli nemmeno la corda che disperatamente i due Taugwalder e Whymper fecero passare attorno ad un masso. Quella sottile corda, quell’ultima speranza a cui erano appesi i 4 sfortunati alpinisti, non resse. Si spezzò come la loro vita. Si spezzò lasciando in vita, soli e sconvolti, i loro 3 compagni. Appesi su un precipizio di oltre 1000 metri, lo stesso in cui erano appena scomparsi per sempre tutti gli altri.

Dall’immensa felicità all’immensa tragedia, tutto in un attimo. Un colpo terribile da cui non si sarebbero più ripresi. Frastornati, Whymper e i due Taugwalder a stento riuscirono a tornare a Valle, a Zermatt. Portavano con sé una straordinaria vittoria e insieme la più grande sconfitta. In più, ben presto, dovettero sopportare anche l’accusa infamante di aver tagliato quella corda per salvare se stessi. Ma non andiamo troppo oltre… la storia non è ancora alla fine, anzi.

Mentre tutto questo accadeva, dall’altra parte della montagna, Carrel e compagni avevano fatto ritorno a Valtournenche. Li attendevano come vincitori. Invece dovettero dire che quelle figure scorte in vetta dalla Valle erano quelle di Whymper e compagni. L’amarezza per la mancata vetta era grande, per tutti. Anche se nessuno ancora sapeva della tragedia, di ciò che era successo nella discesa, nessuno voleva più avere a che fare con il Cervino. Tanto che i rappresentanti dell’appena nato Club Alpino Italiano, che avevano spinto per quella salita andata a vuoto e che tentavano di organizzare immediatamente un nuovo tentativo, ricevettero un netto rifiuto da tutti. Solo Carrel sembrava non averne abbastanza. Ma non voleva ritentare con gente non all’altezza. Troppo lenti erano stati in quella loro ultima salita!

Insomma per Carrel non poteva finire così. E nemmeno per l’abbé Gorret, l’anima montanara e spirituale della Valle. Fu lui a spronare i suoi, a dire che quella montagna rappresentava la Valle. Che si doveva ritentare. Che dovevano essere loro a salirla. Quelli che erano nati respirando la stessa aria del Cervino. Fu così che il 16 luglio ripartirono in quattro. Erano i migliori e lo dimostrarono! Il 17 luglio Jean-Antoine Carrel e Jean-Baptiste Bich erano già in cima al loro Cervino. Mentre Jean-Augustin Meynet e l'abbé Gorret li attendevano più in basso, giusto dove avevano calato i due compagni in quel canale che poi aveva loro consentito di arrivare in vetta. Un grande gioco di squadra e anche un’autentica intuizione che ha reso possibile la prima salita italiana della grande montagna e, al tempo stesso, l’apertura della via più difficile mai salita fino ad allora. Resta da dire che solo al loro rientro a Valtournenche i quattro seppero della tragedia accaduta ai quattro britannici… Una tragedia che pesò e afflisse Whymper e Taugwalder per tutta la vita. Dal canto suo Carrel continuò a fare la guida e morì nel 1890, da vero eroe e proprio sul Cervino, dopo aver messo in salvo il suo cliente da una tremenda tempesta.

La montagna impossibile, il bellissimo Cervino, in quattro giorni era stato salito 2 volte, da due versanti diversi. Inoltre la via italiana era la più difficile del mondo. Quelle imprese avevano aperto le porte del futuro e allo stesso tempo avevano segnato la fine di un’epoca, quella dell’Age d’or dell’alpinismo. A distanza di 150 anni quei giorni e quegli uomini restano nella memoria con la loro storia che, come tutte le vere epopee, è ormai leggenda. E, allo stesso tempo, una vera sintesi di tutto quello che l’alpinismo è, è stato e forse sarà. Per questo la storia della prima salita del Cervino è indimenticabile, come tutte le storie e le salite che dopo quell’incredibile storia si sono succedute sulle mitiche pareti della montagna delle montagne, il Cervino.

di Vinicio Stefanello


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