Will Stanhope muore in un incidente di arrampicata a Squamish in Canada
Will Stanhope, il 39enne canadese considerato uno dei migliori arrampicatori del Nord America, è morto dopo una caduta a Squamish, nella Columbia Britannica. Secondo il sito Powell River Peak, la guida alpina aveva riportato una grave ferita alla testa cadendo sullo Stawamus Chief il 13 aprile, ed è mancato 10 giorni più tardi. La notizia devastante è stata annunciata dalla famiglia sul suo profilo Instagram.
Nato nel 1986, Stanhope ha passato anni a farsi le ossa sulle pareti di granito dello Yosemite, dei Bugaboo e del Waddington Range. Si è guadagnato subito il rispetto dei suoi compagni grazie alle sue vie difficili e alla sua etica pura ed umile. Le sue salite spaziavano un po' su tutti i terreni, mescolando difficoltà e audacia che pochi erano in grado – o disposti – a eguagliare.
Tra le sue imprese più importanti: la ripetizione di Cobra Crack a Squamish, Stingray a Joshua Tree, e le free solo di Zombie Roof a Squamish e Separate Reality nello Yosemite. Nel 2011 è sopravvissuto per miracolo a una caduta a terra dopo che un pezzo di roccia si era staccato su The Parthian Shot a Burbage South, in Inghilterra, ma non si è certo fermato. Il suo vero terreno di gioco erano le big wall. Tra le sue salite più belle spiccano la prima di Todos los Caballos Lindos sul Pirita Central nel Rio Turbio in Patagonia (2009) con Paul McSorley e Andrew Querner; la prima ripetizione di The Prophet su El Capitan con Sonnie Trotter (2011); la prima de La Vuelta de los Condores sul Cerro Mariposa in Patagonia con Marc-Andre Leclerc, Paul McSorley e Matt Van Biene (2014); la prima libera di The Tom Egan Memorial Route sullo Snowpatch Spire nei Bugaboos con Matt Segal (2015); il concatenamento delle tre Hauser Towers nei Bugaboo in giornata con Leo Houlding (2017); e infine, nel 2024 con Tim Emmett, la prima libera di The Smoke and Mirrors sul Monte Combatant, considerata una delle vie alpinistiche più lunghe e più toste del Canada.
Stanhope sarà ricordato non solo per quello che ha fatto, ma per come lo ha fatto. Il suo collega Nik Berry ha riassunto alla perfezione cosa rappresentasse Will per la comunità: "Per me, essere un climber è sempre stato qualcosa di più che chiudere un tiro difficile o riuscire a fare un doppio lancio. Significa avere spirito d'avventura, saper leggere la roccia e immaginare nuovi modi di attraversarla. Will Stanhope aveva tutto questo. In lui ho visto lo stesso spirito che ha segnato la generazione Monkey e gli Stone Masters dello Yosemite – quei personaggi mitici che hanno trasformato l'arrampicata in qualcosa di più di uno sport.
Will sembrava un legame vivente tra quelle epoche e la nostra. Ha portato avanti quella storia, non come nostalgia, ma come qualcosa di vivo nel modo in cui si muoveva, in cui affrontava l'arrampicata, in cui stava al mondo. Incarnava una profondità e un'autenticità che oggi sono sempre più rare, e stargli vicino era un promemoria silenzioso da dove veniamo e di cosa può essere l'arrampicata nel suo meglio."
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