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Marco Zanone su Le Cadre Nouvelle 9a a Ceuse in Francia
Fotografia di Luca Ghiardo
Marco Zanone sul 'traverso della morte' su Le Cadre Nouvelle 9a a Ceuse in Francia
Fotografia di Luca Ghiardo
Marco Zanone su Le Cadre Nouvelle 9a a Ceuse in Francia
Fotografia di Luca Ghiardo
Marco Zanone su Coup du Grace 9a in Val Bavona
Fotografia di archivio Marco Zanone

Marco Zanone: arrampicata di classe tra Céüse e Val Bavona

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Dopo il suo primo 9a, Coup du Grace in Val Bavona, Marco Zanone ha consolidato il grado salendo a Ceuse un’altra super via d’arrampicata sportiva, Le Cadre Nouvelle. Ecco il racconto del 25enne climber biellese.

Il mio sogno da climber, una volta diventato consapevole delle mie capacità, era di salire una via di 9a. Sapevo già che non mi sarei mai accontentato di una via qualunque, doveva essere una linea che riuscisse ad affascinarmi e che mi motivasse nel riprovarla, questo a prescindere della difficoltà stessa.

Ho sempre pensato che Coup de Grace potesse essere il giusto mix di tutte queste esigenze. La via non è troppo lontana da casa, circa 3 ore di macchina, ed è abbastanza boulderosa, con sezioni dure intervallate da buoni riposi, pur richiedendo una giusta dose di resistenza.

La Val Bavona è tra le valli più belle in cui io sia mai stato ed il sasso di granito dove si trova Coup de Grace è semplicemente stupendo, tanto da appagare anche solo alla vista. La prima volta che ho cominciato a pensare a questa via è stata nell’autunno 2015, quando il mio amico Stefano Carnati era riuscito a salirla, segnando così il suo primo 9a. Mi ricordo che era stato un autunno secchissimo, più di 40 giorni senza pioggia, ed io in quel periodo avevo salito i miei primi due 8c+ SS26 ed Elementi di disturbo a Gressoney.

Solo nel 2017 ho provato più seriamente questa via, mi sentivo vicino a farla ma, tra i vari impegni scolastici e il tempo limitato per scalare, alla fine mi sono reso conto di non essere ancora pronto. Nonostante ci mettessi il cuore e tutte le mie energie, cadevo completamente sfinito a sole 6/7 prese dalla zanca finale fuori dal tetto. Più che essere "ghisato" ero proprio KO, per cui non potevo neanche essere arrabbiato con me stesso perché sapevo di aver dato veramente il 100%.

Quest’anno, purtroppo o per fortuna, la primavera è arrivata prestissimo e grazie ad un periodo di alta pressione la via si è asciugata bene ed in fretta, dandomi un’occasione per provarla nuovamente. Di ritorno da due viaggi in terra spagnola, dove ero riuscito a chiudere tre vie di 8c+ e svariate vie tra l’8b e 8c, mi sentivo pronto, sia mentalmente che fisicamente, e super motivato per tornare a chiudere i conti con Coup de Grace. Così il 13 marzo 2019, in compagnia di Stefano Carnati e della mia ragazza Elisa Negro, riesco a salire il mio primo 9a.

Tempo qualche settimana per realizzare al meglio ciò che ero riuscito a compiere, che già la mia mente era catapultata su un nuovo progetto. Era fine marzo, il clima era già molto caldo per essere inizio primavera, e un team di climber italiani è partito per la prima spedizione in quel di Céüse. Eravamo uno squadrone, Io, Andre, Gabri, Teto, Liuk, Filu, Peru e il "nuovo acquisto" Aurelio (direttamente dal Portogallo). Regnava la pace in falesia, ognuno provava il rispettivo project, così ho cominciato a dedicarmi a Le Cadre Nouvelle version. A dire il vero, lo avevo già provato tre giorni lo scorso settembre, quando Stefano Carnati aveva salito Biographie, ma questa volta volevo fare sul serio.

Dentro di me volevo dimostrare che non fosse un caso l’aver salito un 9a, volevo confermare il grado e renderlo mio. Pensavo quindi che non ci fosse via migliore, visto lo stile molto diverso dal precedente. Sapevo quindi fin dall’inizio che dedicare del tempo a questa via sarebbe stata una vera sfida, perché se Coup de Grace in qualche modo poteva avvicinarsi al mio stile di scalata, Le Cadre Nouvelle era tutta un’altra storia. Infatti, seppur "boulderosa", è lunga più di 80 movimenti, ben tre volte più di Coup du Grace, presentandosi come durissimo test per la mia scarsa resistenza.

La lunga camminata che porta alla falesia aiutava a rilassarmi, era un momento di riflessione utile per perfezionare i movimenti nella mia testa, ma era soprattutto un momento per sognare. Immaginavo il momento in cui sarei arrivato a 3 metri dalla catena, all’altezza dell’ultimo spit, dove solo qualche movimento facile ti separa dalla fine. In poche parole, sulla parte più bella dal punto di vista emotivo, perché realizzi ciò che hai fatto, proprio in quei "facili" metri dove la tensione svanisce lasciando spazio alle emozioni.

Arrivato sotto la falesia tutto questo svaniva! Si ritorna alla realtà, la dura realtà: se desideri veramente qualcosa, te lo devi conquistare, non esistono scorciatoie. È giusto così, con la fatica tutto acquista più valore, per se stessi non per gli altri, e bisogna dare il massimo, sempre.

Durante il primo viaggio non sono riuscito a salire la via, così sono tornato da solo per una settimana, super motivato e con buone previsioni meteo. Nonostante mi sentissi veramente bene, continuavo a cadere al lancio a circa metà via, un po’ forse per l’aleatorietà del movimento, difficile da eseguire bene dopo 30 movimenti. Cadevo perché mentalmente la pressione era altissima e la paura di sbagliare tanta, ma mi tiravo su e ripartivo quasi subito, visto che dal lancio si arriva ad un riposo discreto, mani buone piedi brutti. Da lì mi preparavo per la sezione in traverso su rovesci, che ho battezzato "il traverso della morte". Questa sezione mi faceva particolarmente paura, non che fosse pericolosa in se, ma per le mani ci sono delle piccole tacchette rovesce mentre i piedi sono belli spalmati, con lo spit lontano in basso a sinistra. Una sezione non proprio confortevole. Superato questo scoglio psicologico si arriva all’ultimo blocco con dei biditi piccoli piccoli, che da stanco mi risultavano fatali.

A metà agosto sono partito per il Brianconnès con l’obiettivo di scalare alla Saume Ceillac, ma tenevo sempre d’occhio il meteo a Céüse per essere pronto nel caso ci fosse stata una diminuzione delle temperature necessarie per riprovare la via. Staccare dal progetto e scalare su altre vie mi ha ricaricato moltissimo sia mentalmente che fisicamente. Mi sentivo benissimo e dopo un forte temporale si è ripresentata un’occasione per andare a Céüse.

Sono partito da Saint Crepin con i miei genitori e già lungo il sentiero per salire alla falesia, non so come e non saprei spiegare il perché, ma mi sentivo diverso. In falesia c’erano un sacco di amici, respiravo una buona aria e non avevo per niente l’ansia da prestazione. Le condizioni erano discrete, caldo ma sufficientemente secco e con un po’ di venticello. In più, avevo la pelle perfetta, molto probabilmente grazie ai giorni trascorsi al settore alto della Saume. Durante il giro di "ripasso" mi sembrava che le prese fossero diventate tutte più buone, stavo da dio, dovevo solo riuscire ad eseguire tutto alla perfezione.

Arriva il mio turno di scalata, mi preparo, mi lego, la solita routine. Parto! Mi sento fluido e con un buon ritmo passo il lancio duro, faccio il traverso della morte e questa volta arrivo prima dell’ultimo blocco con ancora energie nel serbatoio. Riposo il giusto, ancora due movimenti e arrivo al biditino che mi aveva già respinto due volte, lo prendo, lo semiarcuo, sento che le dita "stanno", intermedio brutto e poi zanca, urlo liberatorio. Il cuore comincia a battere, e la pressione comincia a salire perché so che da lì alla catena mi aspetta un bel muro "Ceusiano" di 15 metri, sul 7b+, per niente facile, non devo assolutamente cadere. Che ci crediate o no, avevo paura!

L’ultima parte la conosco bene e so quanto sia per niente scontata. Prendo coraggio e grazie anche al tifo caloroso… parto. Fortunatamente tutto fila liscio e a circa 3 metri dalla catena comincio a rilassarmi. Sono da solo, a 35 metri da terra, lì dove ho sognato di essere con un enorme sorriso stampato sulla faccia, scalo con calma per godermi appieno quel momento tanto atteso e desiderato. Inutile dire che l’emozione nel moschettare la catena è stata fortissima, ma ero ancora più contento del fatto che i miei genitori fossero lì a supportarmi e a condividere con me questo momento di gioia. Un altro di quei momenti che mi ha fatto veramente sentire vivo e che occupa un posto speciale nella mia memoria.

Grazie Céüse che dopo tutti questi anni non smetti di regalarmi emozioni indimenticabili! E spero ancora tante altre ;-)

Marco ringrazia i sponsor: Salewa, Edelweiss e FrictionLabs

Marco Zanone
Nato a Ciriè (Torino) il 6 maggio 1994 ma residente da sempre a Ronco Biellese, da 9 anni Marco vive parte della sua vita come arrampicatore. Nell’estate del 2018, dopo 3 anni di studio, si è diplomato alla Civica Scuola di Cinema Luchino Visconti a Milano provando a rendere la sua passione per le foto e i video un vero e proprio lavoro. Lavoro tutt'ora come filmmaker specializzato nel mondo outdoor.


Link: marcozanone.com, FB Marco Zanone, IG Marco Zanone

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