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Adam Pustelnik sul 15° tiro, Stemming level, durante la prima salita di The Corner kick (8a, 900m) effettuata insieme a Andreas Klarström su Storpillaren, Vågakallen parete nord, isole di Lofoten, Norvegia.
Fotografia di Adam Pustelnik, Andreas Klarström
Andreas Klarström e Adam Pustelnik contenti, durante la prima salita di The Corner kick (8a, 900m) su Storpillaren, Vågakallen parete nord, isole di Lofoten, Norvegia.
Fotografia di Adam Pustelnik, Andreas Klarström

Lofoten Storpillaren, nuova via su Vagakallen per Adam Pustelnik e Andreas Klarström

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Quest'estate Adam Pustelnik e Andreas Klarström hanno salito The Corner kick (8a, 900m), una difficile nuova variante alla via Freya sul pilastro Storpillaren della parete nord di Vågakallen, isole di Lofoten, Norvegia.

Nel mese di agosto il polacco Adam Pustelnik e lo svedese Andreas Klarström hanno salito una difficile e pericolosa nuova linea sul pilastro Storpillaren, conosciuto anche come il "Pilastro Bonatti delle Lofoten" per la sua bellezza e situato sulla parete nord di Vågakallen nel arcipelago delle isole di Lofoten in Norvegia.

Chiamata "The Corner kick", la via è una vera è propria big wall di 900m che segue i primi 13 tiri della via Freya (Daniela Jasper, Robert Jasper, 1998) . Poi, invece di continuare lungo l'evidente diedro scelto dai Jasper, la nuova linea sale cinque difficili e pericolosi tiri sulla headwall di sinistra prima di ricollegarsi alla via Freya nuovamente e poi continuare lungo la via Stormpillar (Louise Thomas, Mike Turner, 2004) e la classica via Storpillar (Arild Meyer, Kjell Skog, Tore Bjørnstad, 1980) fino in cima a Vågakallen.

I tiri chiavi affrontano difficoltà tecniche fino a 8a e la complessa lettura della roccia, assieme alla mancanza di protezioni naturali, rendono The Corner Kick una salita molto impegnativa sia fisicamente che psicologicamente. L'apertura è stata effettuata dal basso in due separati tentativi, e tutti i tiri sono stati saliti in libera. Pustelnik e Klarström hanno bivaccato una volta durante la libera – come da programma con soltanto un sacco da bivacco e senza sacco a pelo – sopra il tiro chiave che è stato salito in libera il giorno successivo. Anche se i due avevano con sè spit da piantare a mano, questi sono rimasti nel fondo dello zaino e, a parte un beak alla base del 16° tiro, non è rimasto niente in parete tranne "sangue, sudore e lacrime".

Per il resoconto completo della via rimandiamo alla nostra versione inglese, evidenziamo però che Pustelnik descrive la salita come "Una grande avventura. Una delle più impegnative finora." Va da sé che la salita segna un importante ritorno dopo il suo grave incidente sul Naranjo de Bulnes in Spagna nel 2011.

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