Yannick Glatthard durante l'apertura in stile fly & climb di 'Get the Vibe' sul Chlynen Tällistock in Svizzera (03/03/2026)
Yannick Glatthard

Yannick Glatthard apre in solitaria 'Get the Vibe' in stile fly & climb sul Tällistock in Svizzera

Il 3 marzo 2026 l'alpinista svizzero Yannick Glatthard ha aperto in solitaria ed autoassicurato 'Get the Vibe' (WI5, M8, 125 m) sul Chlynen Tällistock, nell'Oberland bernese in Svizzera. Glatthard ha raggiunto la via di misto in parapendio, e con lo stesso mezzo è poi tornato a valle
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Yannick Glatthard durante l'apertura in stile fly & climb di 'Get the Vibe' sul Chlynen Tällistock in Svizzera (03/03/2026)
Yannick Glatthard

A febbraio, durante un sorvolo quando le termiche avevano già iniziato a funzionare, ho individuato questa piccola ma splendida cascata di ghiaccio. Ho capito subito che dovevo assolutamente scalarla. Ho chiesto ad alcuni amici che volano e arrampicano, ma nessuno era veramente motivato – la neve in quel momento era semplicemente troppo bella per non continuare a sciare.

Così sono partito da solo, con l'entusiasmo di trascorrere una giornata autoassicurato. Ho preparato l'attrezzatura e ho preso la funivia fino alle Planplatten, a 2200 metri, dove mi sono preparato al decollo verso mezzogiorno. Il volo non è particolarmente difficile quando le termiche sono buone. Una sfida aggiuntiva era non violare il regolamento sulla protezione della fauna selvatica, che si estende fino a 2000 metri.

Sono decollato e ho raggiunto rapidamente quota 2600 metri, poi ho attraversato la valle fino al Tällistock, dove sono riuscito a guadagnare ancora quota sull'imponente parete sud. La giornata era quasi troppo bella per un volo del genere – ma per me era ideale, perché così potevo atterrare poco dopo il decollo e trascorrere più tempo possibile in parete.

La via si trova sul versante nord del Chlynen Tällistock, a circa 2200 metri. Dopo una trentina di minuti sono atterrato su un altopiano pianeggiante leggermente sopra l'uscita, perché non mi sentivo a mio agio ad atterrare da solo sul pendio esposto a nord con neve vecchia e inclinazione di 35° all'attacco.

Dopo un rapido cambio di assetto, mi sono avvicinato al punto in cui presumevo iniziasse la linea. Avevo con me un trapano perché la roccia in questa zona è a volte estremamente compatta. Ho posizionato uo spit, mi sono calato per 50 metri, ne ho posizionato un altro e ho effettuato un'altra calata. Poi ho allestito una sosta con chiodi e una clessidra per un'ulteriore calata.

Poi sono risalito. Il ghiaccio era estremamente bello; il secondo tiro era un po' complicato a causa del manto nevoso granuloso, ma migliorava salendo. Il terzo tiro – il cuore della via – era fantastico: a parte un chiodo normale e un pecker, l'intero tiro poteva essere protetto con cordoni. L'ultimo tiro attraversava un diedro un po' ostico ed è stato completamente protetto con friend.

Durante la salita sono salito autoassicurato. Di tanto in tanto mi sono appeso alla piccozza o a un cliff per posizionare i chiodi o infilare i cordoni nelle clessidre prima di proseguire. Da secondo ho percorso ogni tiro in libera. Non lo stile più puro, ma per queste difficoltà, mi è sembrato adatto.

Verso le 16:00 ho raggiunto di nuovo il mio parapendio, felicissimo. Era una giornata mite e nella parte alta sono riuscito a scalare persino senza guanti, rendendo l'esperienza quasi "plaisir".

Quest'inverno avevo assemblato degli sci corti (60 cm) con attacchi per ramponi e cestelli per poter decollare meglio con gli scarponi. Li avevo con me anche quel giorno. Tuttavia, con i venti discendenti, la crosta dura e lo zaino pesante, tornare in aria è stata una vera sfida. Dopo circa un'ora di ricerca di un punto di lancio adatto e 6 o 7 tentativi abortiti, sono finalmente riuscito a superare anche quest'ultima grande sfida e sono potuto planare verso casa – con un atterraggio direttamente nel mio giardino a Innertkirchen. Un'esperienza che significa moltissimo per me.

- Yannick Glatthard, Innertkirchen, Svizzera




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