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Pino Calandrella apre il primo tiro della Via Spigolo Giovanni Falcone alla Punta Innominata, Monte Terminillo
Fotografia di archivio Pino Calandrella
Pino Calandrella sulle placche levigate del terzo tiro di Via Spigolo Giovanni Falcone alla Punta Innominata, Monte Terminillo
Fotografia di archivio Pino Calandrella
Pino Calandrella, Daniele Camponeschi, Alessandro Sciucchi al termine dell'apertura della Via Spigolo Giovanni Falcone alla Punta Innominata, Monte Terminillo
Fotografia di archivio Pino Calandrella
La linea dello Spigolo Giovanni Falcone alla Punta Innominata, Monte Terminillo
Fotografia di archivio Pino Calandrella

Via Spigolo Giovanni Falcone nella Valle di Punta Innominata del Monte Terminillo

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Il report di Pino Calandrella che insieme a Daniele Camponeschi e Alessandro Sciucchi il 23 maggio scorso ha aperto la Via Spigolo Giovanni Falcone nella valle di Punta Innominata nel gruppo del Monte Terminillo (Appennino Centrale).

"L’importante non è stabilire se uno ha paura o meno. È saper convivere con la propria paura e non farsi condizionare dalla stessa. Il coraggio è questo, altrimenti non è più coraggio ma incoscienza" Giovanni Falcone

Sono le 8.30 di sabato 23 maggio 2020 e sono seduto in casa scorrendo velocemente e nervosamente le notizie sullo smartphone, in attesa che arrivi quella telefonata che potrebbe rendermi libero dal lavoro tutta la giornata, oppure esattamente il contrario. Daniele Camponeschi e Alessandro Sciucchi sono in viaggio da Roma per raggiungere il Monte Terminillo con in programma di scalare una via sulla Est, ma con ampia disponibilità nei miei confronti per un cambiamento dei piani nel caso di una mia eventuale disponibilità.

La chiamata non arriva e le notizie sul mio cellulare continuano a scorrere, d’un tratto ne compare una che in breve ti catapulta quasi trent’anni indietro, quando in Italia il potere delle mafie si palesò con grande arroganza e disprezzo, senza che noi ragazzi di allora ne capissimo la reale portata. Riemergono immagini e timori di un altro 23 maggio, ma del 1992, in cui il Magistrato Giovanni Falcone, sua moglie Francesca Morvillo e i tre uomini della scorta, Antonio Montinaro, Rocco Dicillo e Vito Schifani, persero la vita per mano della mafia.

Le poche frasi pronunciate da Giovanni Falcone nella video intervista che si riproduce nel mio smartphone, risuonano come un monito e sanno di testamento spirituale. Si parla di coraggio e di paura, e del coraggio della paura. Prosaicamente queste categorie sembrano avere a che fare anche con la pratica dell’alpinismo, un’attività che adoro, ma che dopo questo periodo di quarantena sembra essere lontana, quasi fosse un capo d’abbigliamento del passato, che riprendendolo dall’armadio non sai se ti sta ancora.

Nel frattempo ho ricevuto la fatidica telefonata che mi libera per l’intera giornata e dopo aver confermato la mia disponibilità a Daniele, esco di casa con tutto il materiale necessario per provare ad aprire una nuova linea nel gruppo del "mio" amato M. Terminillo.

Tentare una nuova linea come prima uscita alpinistica dopo la quarantena non sembra essere una scelta saggia, ma mente e fisico dicono che si può andare e poi le foto che avevo in archivio mi hanno consentito di conoscerla molto bene nel periodo di studio forzato.

Questa prima uscita si porta dietro anche le problematiche di gestione del distanziamento sociale, decidiamo di essere attenti: distanti sul sentiero e mascherina laddove le distanze non possono essere garantite. Saliamo, partendo da Fontenova di Leonessa (RI), nella valle di Punta Innominata un circo glaciale dominato appunto dalla cima di Punta Innominata di quota 2010, tra la Vall’Organo e la valle Prato dei Sassi, nell’area della Vallonina. La linea che ho in mente è lo spigolo di un pilastro di roccia buona, sulla cui faccia sud ho già aperto, con altri amici, due vie nel 2012 (Via Ghita e Via Santiago di Campostella).

Arrivati all’attacco ci prepariamo rapidamente e vista l’evidenza della linea, in breve inizio ad arrampicare assicurato da Daniele. La roccia è buona, le fessure sottili, molto utili sono i chiodi a lama che avevo previsto. Si scala bene, è un gran piacere. Il primo tiro si svolge su un bel pilastro verticale che poi giunge ad una piccola cengia erbosa ove realizzerò la sosta. La giornata è stupenda, il cielo è azzurro e con il giusto fresco, amici e alpinismo, sembra di rinascere.

L’arrampicata scorre via molto bene con il giusto affiatamento di cordata e con grande divertimento, su una roccia molto diversa dalla solita terminillese. Mentre scalo mi tornano in mente le parole di Falcone e l’eccidio di cui ne ricorre l’anniversario. Sicuramente la sua vita ha lasciato una traccia indelebile nelle nostre coscienze, anche se il rischio che le generazioni avvenire possano dimenticare c’è. Questi eventi non si studiano ancora a scuola, i miei figli non studiano ancora questa storia e allora sta a noi testimoniare. Il secondo tiro attraversa una bella placca, dapprima verticale, con un bel passaggetto, e poi appoggiata, sino ad arrivare in sosta alla base di una placconata stupenda, che ricorda la roccia del Corno Piccolo, del vicino Abruzzo.

Alessandro e Daniele mi raggiungono abbastanza rapidamente in sosta, stupiti anche loro dall’estetica della bella roccia che ci aspetta. Scalare la bella placca rocciosa del terzo tiro è uno spettacolo, soprattutto per gli standard del Terminillo, un sogno che si realizza, un piacere per gli occhi, ma anche per le mani, con la piacevole sensazione tattile delle dita sulla roccia. La gestualità dell’alpinismo, la cordata, mancavano davvero.

Mentre raggiungo la cresta finale penso che la nuova via che stiamo aprendo, nel suo piccolo, ha la possibilità di assurgere ad un piccolo ruolo sociale. Il fatto che sia una via di media difficoltà la rende ancora più congeniale, perché sicuramente sarà più frequentata. Quando mi raggiungono alla fine della via, Alessandro e Daniele, bastano poche parole e nasce la Via Spigolo Giovanni Falcone…per non dimenticare!

di Pino Calandrella

SCHEDA: Via Spigolo Giovanni Falcone, Monte Terminillo, Appennino Centrale


Pino Calandrella
, vive a Leonessa (RI), è Istruttore Nazionale di Alpinismo e Direttore della Scuola di Alpinismo, Scialpinismo e Arrampicata Libera “Franco Alletto” del CAI di Roma, nonché operatore del Soccorso Alpino. Pratica la montagna in tutte le sue forme e discipline, come per molti, in una sorta di scelta di vita. Apritore di decine di Itinerari alpinistici invernali ed estivi, ha diverse spedizioni extraeuropee alle spalle (Argentina, Perù e Pakistan), in alcune delle quali è stato anche Capo Spedizione, come nell’ultima del 2014 nel Karakorum, dove con i suoi compagni di cordata ha effettuato la prima salita ad una vetta, nella valle dell’Homboro, successivamente battezzata Leonessa Peak.

Info: FB Pino CalandrellaIG Pino Calandrella

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