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Ryan Jennings e Kevin Cooper durante la prima salita di Stairway to Heaven (A1, M6, WI4, AI5+, X, 1200m, 01-04/05/2014) Mt. Johnson, Ruth Gorge, Alaska
Fotografia di archive Ryan Jennings, Kevin Cooper
Ryan Jennings e Kevin Cooper durante la prima salita di Stairway to Heaven (A1, M6, WI4, AI5+, X, 1200m, 01-04/05/2014) Mt. Johnson, Ruth Gorge, Alaska
Fotografia di archive Ryan Jennings, Kevin Cooper
Ryan Jennings e Kevin Cooper durante la prima salita di Stairway to Heaven (A1, M6, WI4, AI5+, X, 1200m, 01-04/05/2014) Mt. Johnson, Ruth Gorge, Alaska
Fotografia di archive Ryan Jennings, Kevin Cooper
Ryan Jennings e Kevin Cooper durante la prima salita di Stairway to Heaven (A1, M6, WI4, AI5+, X, 1200m, 01-04/05/2014) Mt. Johnson, Ruth Gorge, Alaska
Fotografia di Carl Battreall / www.photographalaska.com
INFORMAZIONI / informazioni e collegamenti:

Stairway to Heaven, nuova via sul Mount Johnson in Alaska

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Dal 1 - 4 maggio 2014 gli alpinisti statunitensi Ryan Jennings e Kevin Cooper hanno effettuato la prima salita di Stairway to Heaven sulla parete nord del Mount Johnson, Ruth Gorge, Alaska.

All'inizio di maggio gli alpinisti statunitensi Ryan Jennings e Kevin Cooper hanno effettuato una importante prima salita sulla parete nord del Mount Johnson, una parete conosciuta finora come uno dei principali problemi ancora da risolvere in Alaska. La cordata ha salito una linea a sinistra dell'unica altra via sulla parete nord, "The Elevator Shaft", aperta da Jack Tackle e Doug Chabot nel 1995 e mentre The Elevator Shaft aveva una lunga storia di tentativi prima della salita di Tackle e Chabot, non ci sono stati tentativi sulla parte centrale della parete nord tranne quelli del compianto alpinista austriaco Andreas Orgler che aveva però tentato la montagna d'estate negli anni '80. Noto per il suo approccio senza compromessi e contro un uso eccessivo di chiodi e spit, si narra che ad un certo punto l'austriaco si fosse trovato in una posizione che non gli ha lasciato altra scelta se non quella di forare la roccia per inserire un copperhead per facilitare la discesa. Si narra anche che Orgler aveva sempre promesso che sarebbe tornato per rimuovere quel copperhead. Questo suo approccio per “non lasciare alcuna traccia” è stato fortemente condiviso dallo scomparso alpinista statunitense Mugs Stumps e questa convinzione, di seguire le belle linee naturali che le montagne offrono, è ciò che ha spinto Jennings e Cooper a fare domanda al Mugs Stump Award, un sorta di “borsa di studio per l'alpinismo” che i due hanno usato per recarsi a Ruth Gorge quest'anno.

A dire il vero, il primo viaggio per tentare il Mt Johnson era finito quasi in un disastro; nel 2003, durante la discesa della via di “riscaldamento", ovvero la loro "Shaken not Stirred" sul Mooses Tooth, i due sono miracolosamente sopravvissuti alla rottura di una sosta durante una calata. Inutile dire che Jennings e Cooper sono subito rientrati a casa, senza nemmeno mettere piede sulla parete nord del Mount Johnson. Ma come ha spiegato Jennings: "da allora la linea ha ossessionato i nostri sogni e spesso ho sentito che mi sarei perso qualcosa se non l'avessi nemmeno tentata". Aggiungendo poi: "La Ruth Gorge è una zona abbastanza conosciuta e ci è venuto in mente che forse avremmo preferito salire qualcosa di più remoto. Ma abbiamo osservato questa linea da 19 anni e dovevamo semplicemente provarla almeno una volta nella vita. Linee belle come questa sono rare e siamo motivati a fare qualcosa di così rischioso soltanto per delle belle linee su bellissime montagne. Siamo entrambi sposati con figli, Kevin ha 47 anni, io ne ho 40. Tentare di salire vie pericolose pesa in maniera non indifferente per far bilanciare le esigenze di una famiglia da una parte con i desideri e i nostri sogni dall'altra. Probabilmente non troveremmo mai più un'altra montagna così attraente e, nelle nostre menti, degna del livello di rischio che richiede."

Il rischio che i due hanno affrontato sui 1200m di via non è per niente irrilevante: difficoltà fino al grado Alaska 6, A1, M6, WI4, AI5+, mentre per le protezione hanno stimato un livello X, il grado più pericoloso su questa scala. In totale sono state necessarie 81 ore, da campo base e ritorno, per salire questo monolite di granito privo di fessure. Il primo problema è stato trovare il modo di superare i seracchi che custodiscono l'avvicinamento. Alla fine Jennings e Cooper sono saliti da sinistra, poi hanno attraversato tutta la base della parete fino alla via Elevator Shaft alla ricerca di una possibile linea di salita. Soltanto durante il ritorno hanno individuato una linea fattibile: ovvero la possibilità di salire diagonalmente verso sinistra sotto un grande tetto. Le condizioni sembravano ideali, con la parete ricoperta di neve ed il diedro superiore rivestito da una sottile vena di ghiaccio. Secondo Tackle - che era accampato lì vicino durante la salita - le condizioni erano tra le migliori che avesse mai visto. Dopo una giornata di riposo i due hanno salito il primo tiro, poi si sono calati a terra per un altro giorno di riposo prima di salire un secondo tiro e scendere nuovamente a terra. A questo punto erano pronti a lanciarsi verso l'alto e dopo una partenza falsa - un giorno è stato speso per cercare di salvare un team vicino, anche se per fortuna alla fine non ce n'è stato bisogno - sono finalmente partiti il 1° maggio.

Alle 03:30 Jennings e Cooper hanno salito le corde fisse e hanno velocemente raggiunto il punto più alto dei giorni precedenti. Un lungo traverso verso destra li ha portati al "Névé Highway", la lunga striscia di neve verticale e dopo aver aspettato alcune ore temperature più basse, Jennings è partito da capo cordata. I due sono saliti in conserva per i successivi 200 psicologicamente impegnativi metri, salendo in definitiva slegati visto che dopo i primi 30m le protezioni erano irrisorie. Con i "nervi esausti" hanno poi continuato in conserva per un altro tratto di 150m, ancora più difficile di quello precedente e gradato AI5+. Ormai al buio Cooper ha poi salito un tiro di WI4, poi, dopo un'altro tiro salito nuovamente in conserva, hanno finalmente trovato un piccolo bivacco alla base del diedro di roccia dove hanno scavato due piattaforme. Erano le 3 del mattino quando hanno iniziato a dormire.

I due non hanno riposato a lungo: svegliati all'alba e baciati dal sole, il giorno successivo è stato speso a combattere una serie di difficili camini di roccia e ghiaccio sottile. Salendo fino a notte inoltrata, dopo alcuni sporadici momenti di riposo hanno finalmente trovato una grotta che offriva il bivacco di cui avevano disperatamente bisogno. "Non sono mai stato così felice. L'ora era tarda e avevamo bisogno di riposarci. Eravamo in piedi da più di 40 ore intervallati solo da pochi brevi momenti di riposo" spiega Jennings.

I due si sono addormentati proprio al sorgere del sole e si sono quindi riposati ben poco nel loro "Hideaway bivi": con il calore del sole il ghiaccio aveva cominciato a sciogliersi e si sono resi conto che dovevano muoversi immediatamente, oppure aspettare un'altra mezza giornata per aspettare temperature più fredde. Con la possibilità che tutto il ghiaccio si sarebbe però sciolto... hanno scelto di proseguire e Jennings è partito verso l'alto in quello che era ormai il terzo giorno di scalata, superando neve instabile e roccia friabile. Altri due tiri difficili, uno dei quali ha richiesto l'uso dell'artificiale A1, li hanno portato in cresta. Questa però si è rivelata più complicata del previsto e dopo aver salito un tratto sulla parete est, sono finalmente tornati in cresta mentre osservavano "la più magnifica vista di tutto il lungo viaggio. Tutto era stato così sincronizzato verso questo momento, che ci è sembrato giusto che ci fosse concessa una vista sull'aurora polare mentre salivamo verso la vetta. I nostri sogni si stavano avverando, le stelle erano allineate, il cielo brillava su di noi ed eravamo in viaggio per la cima. Mi sono concesso una veloce lacrima, poi abbiamo proseguito."

Jennings e Cooper hanno raggiunto la vetta alle 04:20 e Jennings ha dichiarato: "19 anni di attesa si erano finalmente concretizzati nella vetta. Siamo rimasti in cima dei nostri sogni, dopo averci dato soltanto un 5 % di probabilità di riuscita. Tutto ciò che ha portato a questo momento sembrava destinato. Non mi sono mai sentito così legato al destino. Una tempesta stava arrivando da ovest e il vento era freddo. Abbiamo scattato le foto di rito in cima, poi abbiamo iniziato a scendere lungo la cresta sud. Dopo 30 metri mi sono voltato e ho scattato un paio di foto che mostrano le mie orme accanto alla corda che porta alla lampada frontale di Kevin che brilla dal punto più alto. Poi mi sono girato e ci siamo diretti verso il basso. Dopo 10 minuti mi sono imbattuto sulle orme dei Chicas (Kim Hall e Jewel Lund, che avevano salito The Elevator Shaft un paio di giorni prima n.d.r.) e sentivo un senso di sollievo sapendo che qualcuno era stato lì poco prima e che eravamo sulla via del ritorno." La discesa, anche se lungo, si è svolta senza intoppi e i due sono rientrati al loro campo base dopo 81 ore complessive. Poco dopo una tempesta ha imperversato sulla la zona per i prossimi due giorni.

Commentando sul loro successo, Jennigs spiega "Le condizioni della parete erano esattamente quelle che avevamo sperato, anche se migliori protezioni sarebbero stati apprezzati. Siamo venuti preparati a salire lunghi tratti in conserva e con poche protezioni, ma non credo che avevamo veramente compreso quanto sarebbero stati lunghi questi tiri. Dopo la salita abbiamo concordato che il nostro allenamento in tutti questi anni, sulla roccia friabile in Colorado, è stato prezioso per le sezioni di roccia friabile, come sono state importante anche le nostre salite in conserva sulle grandi vie di ghiaccio in Ouray / Telluride. La nostra salita, su ghiaccio sottile, della via Window pain sul Longs Peak quest'anno ci ha dato la fiducia necessaria per salire i tratti di AI5 non protette, e i nostri 20 di arrampicata insieme ci hanno dato la fiducia necessaria per salire in conserva per centinaia di metri senza alcuna protezione tra di noi. Non ho mai pensato che il mio compagno avesse potuto cadere mentre eravamo impegnati sui tiri del “Névé Highway” e per questo ci vuole una cordata forte che si basa su molta fiducia."

In conclusione Jennigs racconta "Durante questo viaggio abbiamo spesso parlato di e con gli spiriti di Orgler e Stump, per essere guidati in questo terreno con uno stile pulito, leggero e veloce. Alla fine la bellezza della linea, più di ogni altra cosa, e forse anche l'assenza di una menzione storica di questa parete, ci hanno incuriosito sufficientemente per imparare le competenze necessarie per affrontare una salita di questo genere. I nostri ideali, costruiti sulle fondamenta di alpinisti come Stumps, Orgler, Tackle e il nostro eroe locale Michael Kennedy, per citare soltanto alcuni, ci hanno aiutato a vincere la borsa del Mugs Stump Award che, a sua volta, ci ha permesso di tentare questa bellissima linea. Che sarebbe stato per noi irraggiungibile economicamente senza l'aiuto dei generosi donatori del premio, ai quali saremo per sempre grati."

Stairway to Heaven
Mount Johnson parete nord, Alaska

1 - 4 maggio 2014 Ryan Jennings e Kevin Cooper
Lunghezza: 1200m
Grado: A1, M6, WI4, AI5+, X
Note: lasciato in parete soltanto un chiodo di roccia

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