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Jerzy Kukuczka, tratto dal film Jurek by Paweł Wysoczański
Fotografia di archive film Jurek
Jurek, il film di Paweł Wysoczański sull'alpinsta polacco Jerzy Kukuczka
Fotografia di Trento Film Festival 2016
Lhotse, in ricordo di Kukuczka
Fotografia di arch. Manuel Lugli
Parete Sud del Lhotse
Fotografia di arch. Manuel Lugli

Ricordando Jerzy Kukuczka, leggendario alpinista polacco

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Sono passati 30 anni: il 24 ottobre 1989 è morto l’alpinista polacco Jerzy Kukuczka, il secondo uomo ad aver salito tutti i 14 ottomila dopo Reinhold Messner, ed un mito assoluto dell'alpinismo himalayano.

Trent'anni fa sulla parete sud del Lhotse in Nepal è morto il polacco Jerzy Kukuczka, unanimemente conosciuto come uno dei più forti alpinisti di tutti i tempi. Noto anche per essere diventato il secondo uomo al mondo a scalare tutti i quattordici ottomila, il 18 settembre del 1987 e soli undici mesi dopo Reinhold Messner, l’eredità di Kukuczka non è tanto l’enorme quantità delle sue vie e quella corona dei 14 Ottomila, bensì l’assoluta qualità delle sue salite.

Gli obiettivi che si è prefissato e lo stile che ha adottato “Jurek” lo contraddistinguono e non hanno uguali: nonostante le poche risorse economiche, nei soli sette anni in cui ha completato l’ambita collezione sugli Ottomila, Kukuczka è riuscito ad aprire dieci nuove vie sulle montagne più alte della terra, quasi tutte in stile alpino (soltanto sull’Everest ha usato l’ossigeno supplementare) e una - l’inviolata cresta nord-ovest del Makalu - in solitaria. Inoltre, ha salito quattro giganti himalayani in inverno, effettuando ben tre prime invernali: Dhaulagiri il 21 gennaio 1985 con Andrzej Czok, Kanchenjunga il 11 gennaio del 1986 con Krzysztof Wielicki e Annapurna I il 3 febbraio del 1987 con Artur Hajzer. Da notare che la quarta invernale, ovvero la cima del Cho Oyu, è arrivata il 15 febbraio 1985, immediatamente dopo il Dhaulagiri quindi, soltanto tre giorni dopo la storica prima invernale effettuata dai suoi compagni polacchi Maciej Berbeka e Maciej Pawlikowski, e soli 7 giorni dopo l’arrivo di Kukuczka al campo base del Cho Oyu.

Nato a Katowice in Polonia nel 1948, Kukuczka ha iniziato ad arrampicare a 17 anni, progredendo rapidamente dai Monti Tatra alle Alpi, dall’Alaska all’Himalaya. La sua forza fisica, il suo coraggio, l’ambizione e la sua capacità di soffrire erano proverbiali. Ovviamente faceva parte dell’assoluta elite dell’alpinsimo polacco e himalayano, insieme ad altri grandi come Wojciech Kurtyka, Wanda Rutkiewicz e Krzysztof Wielicki per nominarne soltanto tre.

Per certi versi il colpo magistrale di Kukuczka è stata la nuova via sulla magnifica, inviolata parete sud del K2 nel 1986, superata in stile alpino e con uno sforzo enorme - quattro bivacchi in salita - insieme a Tadeusz Piotrowski. Descritta da Kukuczka stesso come la salita tecnicamente più difficile che aveva mai effettuato in quota, questa impresa ha portato i limiti dell’alpinismo in Himalaya a nuovi livelli, ma purtroppo è stata oscurata dalla tragica morte di Piotrowski in discesa lungo lo Sperone Abruzzi, e dalla tragica stagione del ’86 che ha registrato ben 13 decessi.

Dopo aver salito il “rosario himalayano” come l’aveva definito Kukuczka, e per il quale è stato nominato L’uomo dell’anno in Polonia, Kukuczka non si è riposato sugli allori, anzi. Già nel 1988 è tornato in Himalaya dove, insieme ad Artur Hajer, ha aperto in stile alpino una nuova via sulla parete sud e cresta est dell’Annapurna I East.

Il suo interesse però era per l’inviolata parete sud del Lhotse, una sfida impossibile descritta come l’ultimo grande problema dell’ Himalaya. Per questo nel 1989 si è recato in Nepal insieme a Ryszard Pawłowski. Mesi di brutto tempo hanno segnato l’inizio della spedizione, poi è arrivato la sognata finestra di bel tempo e i due sono saliti velocemente. Dopo un bivacco a circa 8200m hanno continuato ad arrampicare con meteo perfetta. Kukuczka stava salendo da primo, assicurato ad una corda da 7mm, quando la mattina del 24 ottobre 1989 è precipitato, spezzando la corda. Pawłowski, grazie a tutta la sua esperienza, è riuscito a scendere da solo da oltre 8000 metri mentre il corpo di Kukuczka, uno dei più grandi Himalaysti di sempre, non è mai stato trovato.

Il trailer del film Jurek di Paweł Wysoczański


Gli 8000 di Jerzy Kukuczka
1979 - Lhotse (Nepal) - via normale, stile alpino. Con Andrzej Czok, Zygmunt Andrzej Heinrich e Janusz Skorek, 4/10/1979
1980 - Mount Everest (Nepal) - via nuova. Con Andrzej Czok, 19/05/1980
1981 - Makalu (Nepal) - via nuova, stile alpino, in solitaria. 15/10/1981
1982 - Broad Peak (Pakistan) - via normale, stile alpino. Con Wojciech Kurtyka, 30/07/1982
1983 - Gasherbrum II (Pakistan) - via nuova, stile alpino. Con Wojciech Kurtyka, 23/06/1983
1983 - Gasherbrum I (Pakistan) - via nuova, stile alpino. Con Wojciech Kurtyka, 23/07/1983
1984 - Broad Peak (Pakistan) - via nuova, stile alpino. Con Wojciech Kurtyka, 13-17/07/1984
1985 - Dhaulagiri (Nepal) - prima invernale. Con Andrzej Czok, 21/01/1985
1985 - Cho Oyu (Nepal) - seconda invernale, via nuova. Con Zygmunt Andrzej Heinrich, 13/02/1985
1985 - Nanga Parbat (Pakistan) - via nuova. Con Carlos Carsolio, Zygmunt Andrzej Heinrich, Sławomir Łobodziński, 13/07/1985
1986 - Kanchenjunga (Nepal) - prima invernale. Con Krzysztof Wielicki, 11/01/1986
1986 - K2 (Pakistan) - via nuova, stile alpino. Con Tadeusz Piotrowski 8/07/1986
1986 - Manaslu (Nepal) - via nuova, stile alpino. Con Artur Hajzer, 10/11/1986
1987 - Annapurna I (Nepal) - prima invernale. Con Artur Hajzer, 3/02/1987
1987 - Shishapangma (China) - via nuova, stile alpino. Con Artur Hajzer, 18/09/1987
1988 - Annapurna East (Nepal) - via nuova, stile alpino. Con Artur Hajzer, 13/10/1988

Link: jerzykukuczka.com

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