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Pizzo Badile: Marcel Schenk sul nono tiro di Free Nardella
Fotografia di Marcel Schenk / David Hefti
Pizzo Badile: David Hefti sul nono tiro di Free Nardella
Fotografia di Marcel Schenk / David Hefti
David Hefti e Marcel Schenk in cima al Pizzo Badile dopo aver salito Free Nardella
Fotografia di Marcel Schenk / David Hefti
Pizzo Badile e il tracciato di Free Nardella, salita da Marcel Schenk e David Hefti
Fotografia di Marcel Schenk / David Hefti

Pizzo Badile Free Nardella salita da Marcel Schenk e David Hefti

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Gli alpinisti svizzeri Marcel Schenk e David Hefti hanno salito la Via Nardella al Piz Badile (Gruppo Masino - Bregaglia - Disgrazia), aperta nel 1973 da Daniele Chiappa, Giulio Martinelli, Tiziano Nardella e Elio Scarabelli. Hefti e Schenk hanno salito a-vista tutti i tiri, tranne due che sono stati saliti in libera dal secondo di cordata.

Esattamente 46 anni dopo la prima salita del Pilastro est nord-est del Pizzo Badile 3308m, chiamato anche semplicemente Via Nardella oppure anche Via 50°, gli alpinisti svizzeri Marcel Schenk e David Hefti hanno ripercorso questi storici 800 metri sul lato a sinistra della famosa parete nordest.

Aperta anche con l’aiuto di chiodi a pressione da Daniele Chiappa, Giulio Martinelli, Tiziano Nardella e Elio Scarabelli fra il 9 e il 13 settembre del 1973, con difficoltà fino a ED, VI, A3, questa via a sinistra della famosa Via Cassin conta pochissime ripetizioni, forse solo due, tra cui spicca la storica prima invernale effettuata dal 30 dicembre 1983 al 4 gennaio 1984 da Antonello Cardinale e Danilo Valsecchi.

Hefti e Schenk conoscono la nordest del Badile come le loro tasche - insieme le due guide alpine avevano salito Nordest supercombo a fine 2016 mentre, poche settimane prima, Schenk e Simon Gietl avevano aperto la vicina Amore di Vetro. Poi hanno aspettato pazientemente tutta l’estate per cogliere le condizioni ottimali per il loro progetto sulla Nardella. Proprio quando la stagione sembrava già giunta al suo termine si è presentata un’occasione e il 17 settembre, partiti dal Rifugio Gianetti sul versante sud della montagna, hanno raggiunto a piedi fino il Colle del Cengalo, poi sono scesi nel detritico canalone Klucker che fortunatamente era ricoperto di neve, rendendo più sicure le 7 calate.

L’idea era di tentare la prima libera. I due, quindi, sono partiti con una variante di due tiri sulla via Hiroshima (aperta da Rossano Libera, Valentino Libera, 1993). La parte iniziale è stata relativamente semplice fino a metà parete dove hanno incontrato difficoltà non indifferenti. "I vecchi chiodi di roccia e i chiodi a pressione erano tutt'altro che affidabili. Potevano essere rimossi parzialmente a mano o semplicemente rotti con un colpo di martello. La situazione richiedeva piena concentrazione. Abbiamo cercato di integrare la protezione nel miglior modo possibile con nuts e friends. E' stato lo stress psicologico che ci ha portato al limite, piuttosto che le pure difficoltà delle via."

L’undicesimo tiro in particolare si è rivelato la sezione chiave, sia dal punto di vista fisico sia psicologico. Invece di seguire la linea dei chiodi a pressione sulla liscia placca Hefti, i due hanno deciso di aprire una variante a sinistra, molto esposta, con difficoltà stimate attorno al 7b+. A questo punto si sono fermati e hanno trascorso la notte in parete sul loro portaledge. Poi il giorno successivo sono sbucati in cima, non senza difficoltà visto che la parte alta della via era in gran parte ricoperta di neve.

Per la loro salita Marcel Schenk e David Hefti hanno aggiunto soltanto due spit, piantati a mano, per rinforzare due soste. Arrampicando in alternata, il primo di cordata è sempre riuscito a salire i tiri a-vista e quindi in libera, tranne il settimo tiro di 6c+ e il decimo di 7a+, che sono stati saliti in libera solo dal secondo di cordata.

"Sarebbe un bella, ma grande sfida salire tutta la via in libera da capocordata in giornata. Per farlo bisogna essere molto forti, anche psicologicamente" ci ha raccontato Hefti dopo la salita. "Noi siamo saliti sempre 2, al massimo 3 tiri da capocordata e poi ci siamo dati il cambio, perché mentalmente eravamo cosi provati che eravamo contenti di darci il cambio. Il lavoro di squadra è stato essenziale."

Schenk invece ha aggiunto "La roccia è perfetta, granito di prima qualità, non abbiamo dovuto pulire quasi niente. La via è geniale, ma piuttosto seria. Anche all’epoca i primi salitori si spinti non poco oltre, la loro è stata una salita davvero interessante."

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