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Francois Poncet, Martin Elias e Jerome Sullivan in cima a El Faro, Patagonia
Fotografia di Martin Elias, Francois Poncet, Jerome Sullivan
El Faro, Patagonia: Jerome Sullivan sale sotto la parete sud
Fotografia di Martin Elias, Francois Poncet, Jerome Sullivan
El Faro, Patagonia: Martin Elias, François Poncet, Jerome Sullivan durante la salita
Fotografia di Martin Elias, Francois Poncet, Jerome Sullivan
El Faro, Patagonia: François Poncet e Martin Elias al bivacco
Fotografia di Martin Elias, Francois Poncet, Jerome Sullivan

Patagonia: El Faro, la salita di Martin Elias, François Poncet e Jérôme Sullivan

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Accanto al Cerro San Lorenzo in Patagonia gli alpinisti Martin Elias, François Poncet e Jérôme Sullivan hanno salito una guglia precedentemente inviolata. Da loro chiamata El Faro, è stata salita in stile alpino lungo la nuova via La Milagrosa (1200 m, A3, M7, 6a).

Gli alpinisti Martin Elias, François Poncet e Jérôme Sullivan hanno messo a segno un bel colpo in Patagonia con la loro prima salita di una guglia di 1200 metri descritta nel 2014 da Colin Haley come la probabile "cima inviolata più difficile della Patagonia..."

La torre si trova accanto al Cerro San Lorenzo ed era stata tentata in precedenza da diverse cordate, tra cui quella degli alpinisti argentini Luciano Fiorenza e Pablo Pontarielo che, sul versante nord, erano stati costretti a tornare indietro dopo poche centinaia di metri a causa della caduta di massi. E’ stato durante la sua spedizione del 2014 insieme a Rob Smith che Haley aveva visto El Faro, e il nome della torre adiacente salita dai due, l’Aguja Antipasto, è un chiaro riferimento al fatto che la loro era nettamente "inferiore rispetto alla vicina torre principale."

Elias, Poncet e Sullivan si erano recati in Patagonia per tentare la parete est del Cerro San Lorenzo, rinomata come una delle più grandi sfide rimaste in Patagonia, ma a causa delle condizioni proibitive hanno presto rivolto la loro attenzione a quello che poi avrebbero chiamato El Faro. Nonostante il bel tempo non sono riusciti ad aprire una linea sulla parete nord della montagna a causa degli enormi seracchi nella parte superiore. Delusi ma non sconfitti si sono quindi diretti sull'altro versante ed è qui che hanno immediatamente notato "una linea logica sulla fredda parete sud."

Dopo aver atteso quattro giorni prima che si placasse la tempesta, i tre sono partiti il 18 ottobre e, attraversato il lago Laguna de los tempanos saltando pericolosamente da un blocco di ghiaccio all’altro, hanno stabilito il campo base avanzato sotto la parete est della montagna.

Sullivan racconta "Erano le 10 quando abbiamo iniziato ad arrampicare, le previsioni avevano annunciato alta pressione da sud fino alla notte successiva. 48 ore. Dopo un arrampicata tecnica su terreno di misto e roccia buona abbiamo raggiunto la rampa di neve e ghiaccio che avevamo individuato precedentemente durante l’esplorazione. Da qui siamo saliti slegati rapidamente lungo la rampa di 500 - 600 metri che ha dato accesso alla parte più ripida della parete. Arrampicavamo velocemente e questo ci ha fatto sperare di poter dormire al colle. Ma quando abbiamo raggiunto la fine della rampa e ci siamo nuovamente legati, ci siamo resi conto che le pessime condizioni della neve, la roccia marcia e la mancanza di ghiaccio ci avrebbero rallentato molto. Quando la notte ci ha raggiunto stavo salendo i primi 30 metri di quello che sarebbe diventato la sezione chiave di tutta la via: un camino verticale di 80 metri ricoperto di neve, di cui mi mancano le parole per descrivere la bruttissima qualità della roccia. Marcia non è adatto."Un asco" come dicono i locals!"

I tre hanno fissato le corde su 30 metri di difficile arrampicata artificiale e dry tooling, poi si sono calati fino al pendio sottostante e hanno scavato nel ghiaccio dei piccoli gradini dove hanno bivaccato. La mattina seguente hanno ripreso la salita e per tutto il giorno hanno arrampicato su roccia e ghiaccio di scarsissima qualità. Dopo essersi trasferiti sulla parete nord hanno seguito altri tre tiri di roccia ricoperta di brina per raggiungere la vetta, proprio mentre calava la notte e le nuvole inghiottivano le montagne.

"Avendo costantemente messo in dubbio la possibilità di raggiungere la vetta, con tutta quella neve fresca, la roccia terribile e ovviamente il tempo - che nella nostra esperienza al San Lorenzo è sempre peggiore di quanto previsto - essere in cima è stato davvero un momento magico."

I francesi sono scesi lentamente per tutta la notte e hanno raggiunto la base della montagna all'alba. Commentando la salita, Sullivan ha dichiarato: "Non è particolarmente bella, avendo roccia marcia e difficile da proteggere, ma l’ambiente unico nel cuore del gigante San Lorenzo e l'avventura umana la rende, senza dubbio, una salita che ricorderò a lungo."

Info: www.climbpatagonia.com

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