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Alberto Dal Maso durante l'apertura di UCAS, Le Selle, Marmarole, Dolomiti
Fotografia di Sara Segantin
Sara Segantin durante l'apertura di UCAS, Le Selle, Marmarole, Dolomiti
Fotografia di Alberto Dal Maso
Sara Segantin dopo l'apertura di UCAS, Le Selle, Marmarole, Dolomiti
Fotografia di Alberto Dal Maso
Il tracciato di UCAS, parete ovest di Le Selle, Marmarole, Dolomiti (Alberto Dal Maso, Sara Segantin 16/09/2018)
Fotografia di Alberto Dal Maso

Marmarole: nuova via d'arrampicata UCAS sul monte Le Selle

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Il racconto di Sara Segantin che quest'estate insieme a Alberto Dal Maso sulla parete ovest del monte Le Selle, nel gruppo delle Marmarole (Dolomiti) ha aperto UCAS, Ufficio Complicazione Affari Semplici, una via d'arrampicata di stampo classico in ambiente molto selvaggio.

"Apriamo una via!"
"Dove?"
"Non saprei, dove non gira tanta gente. Però che sia scenico e in alto. E anche con bella roccia. Possibilmente un po’ varia."
"Altro?"
"Sì, bella linea, tiri di difficoltà coerente. Massì, e che magari abbia anche un avvicinamento interessante."
"Insomma, ma perché dobbiamo sempre complicarci la vita?"
"Bah, sennò che gusto c’è?"

Realizzata come parte del progetto Steps - Young Alpinists on Ancient Trails, la via Ufficio Complicazione Affari Semplici si snoda sulla parete ovest del monte le Selle, a un’ora e mezza di avvicinamento dal Rifugio Tiziano. Che è a sua volta a un paio d’ore di salita dal fondovalle, chiaramente su sentiero alquanto disagevole…e disagiato. Non c’è acqua nei dintorni, a meno che non piova, caso in cui è meglio starsene a casa.

Insomma, entusiasti come non mai, facciamo gli opportuni preparativi, saliamo al Rif. Tiziano un venerdì di fine settembre. Il periodo non è il migliore, per le giornate corte e per il freddo, che a quelle quote inizia a farsi pungente; soprattutto se si sceglie una linea ad ovest, dove il sole arriva solo un minuto prima di tramontare.

Il giorno seguente ci svegliamo all’alba e raggiungiamo la base della cima prescelta. Fissiamo intenti il paretone che si staglia davanti a noi: "Dove attacchiamo?"
Dopo esaustive consultazioni sulla linea da seguire - che si dilungano nella vana speranza che il sole quel giorno decida di sorgere a ovest apposta per scaldare un po’ le nostre ossa intirizzite - partiamo sotto la verticale di una piccola nicchia nera a metà parete. Il primo tiro consiste in una serie di facili gradoni: la direzione la dà una breve fessura obliqua verso sinistra, sotto la quale faccio sosta. È scomodissima. Col senno di poi, bastava fermarsi sul comodo terrazzino due metri più giù.

Alberto mi raggiunge in un attimo e prosegue risalendo la fessura e divertendosi a infilare tutti i friend, con la scusa che "una volta tanto che si può protegger così bene bisogna approfittarne per provare tutto il set! Tanto poi sulla placca non servono più a niente." Io mugugno, poco entusiasta all’idea di doverli togliere uno per uno, lui prosegue imperterrito e quando batte il chiodo della prossima sosta il rimbombo - ci riferiscono poi i nostri compagni - si sente fino al rifugio.

Il tiro successivo sembra evidente. Inizio a risalire in verticale sul facile, poi mi fermo, incerta se proseguire a destra su bella roccia lavorata, di cui però non vedo la continuazione, o salire una breve placca a sinistra, che porta diretta alla cengia. "Non so da che parte andare!" Mi lamento.
"Vai dov’è più facile!" Arriva la voce da sotto.
"Mmmm….a sinistra!"
"Allora a sinistra!"
"Mmmm…a destra però è più bello!"
Dichiaro. E attacco la placca sospetta. Bella, molto bella. Peccato che non riesca a mettere protezioni da nessuna parte. L’unico friend che avrebbe potuto tornarmi utile è ovviamente uno degli ancoraggi della sosta sotto. Alle solite. Salgo ancora, leggermente preoccupata. Poco più in su c’è una piccola fessura dove dovrei riuscire a infilare il giallo. Forse. Ci arrivo. Yeah, perfetto! Guardo su. Mannaggia. La placca è fantastica, ma la difficoltà non esattamente ‘classica’ e la proteggibilità molto scarsa. La faccenda si fa scocciante. Vado avanti ancora un po’, sperando che le fessure per i friend compaiano magicamente davanti al mio naso. Non lo fanno. Con un mugugno infastidito torno lentamente indietro, sconfitta.

"Che c’è?" mi grida Alberto.
Gli spiego la faccenda, mentre risalgo a sinistra verso la cengia.
"Ma perché trovi sempre complicazioni anche quando non ci sono?" Mi apostrofa il mio compagno di cordata.
Per tutta risposta mi metto a battere un chiodo, comodamente in piedi sul terrazzino. Poi guardo in su. Mi gratto il mento, pensosa "L’ufficio complicazione affari semplici è sempre aperto!" urlo giù.
"Perché?"
"Vedrai!"
Ridacchio, fissando intenta lo strapiombante tetto nero che ci separa dal resto della parete. Anche affrontandolo nella parte più facile, non promette niente di buono.
"Ecco! Te l’ho lasciato apposta, visto che ti piacciono così tanto gli strapiombi…" Prendo in giro il mio compagno quando mi raggiunge.

Stranamente Alberto non si dimostra esattamente entusiasta della mia generosità. Chissà perché.
Mette il micro friend sotto il tetto, mentre io gli ricordo amichevolmente che tanto, se dovesse cadere su quella protezione, ammesso che il micro tenga qualcosa, si schianterebbe in ogni caso sul terrazzino. Lui mi ringrazia per l’incoraggiamento. Guarda in su ancora un attimo, poi parte determinato. Si lamenta del fatto che non è un gran bel passaggio, poi, prima della fine della frase, è già oltre che batte un chiodo "per i ripetitori… poveri." Mi spiega da sopra.
Io annuisco, comprensiva. Dopo mezz’ora sta ancora battendo. Da valle probabilmente pensano che stiamo cercando di buttare giù la parete.
"Non entra, maledizione!" Riferisce.
"Non l’avevo capito."
"Bon, senti, lo lascio così, toglilo quando sali."

Prosegue, sparendo oltre il tetto. Non faccio in tempo a ricordargli che l’unico martello che abbiamo ce l’ha lui. Peccato, era un chiodo quasi nuovo.

Oltre lo strapiombo il tiro sale in obliquo con una scalata ancora molto interessante. La via, man mano che si schiude di fronte a noi, si rivela sempre più varia, sia come tipo di arrampicata, che per le scelte che ci presenta. Mi piace come la linea si snoda sulla parete, con un percorso non sempre scontato, ma pur sempre logico, tra camini, fessure, diedri, placche, e chi più ne ha più ne metta. "Variety is the spice of life!" commento, appena siamo su. "Potremmo chiamarla così."
Il mio compagno di cordata si sta guardando intorno, perplesso. "Non capisco da che parte sarebbe previsto che scendessimo…" commenta, senza prestare attenzione alla mia proposta.

Esploriamo la cima in lungo e in largo, per poi concludere che la direzione migliore da seguire è a sud-est, opposta alla parete che abbiamo scalato. Scendiamo per delle roccette un po’ esposte e ricoperte da un sottile strato di ghiaia quantomai insidioso e franoso. Rilassante defaticamento, insomma. Corriamo giù, scegliendo, ovviamente, il percorso più tortuoso e i tratti di ghiaione meno piacevoli.

Poco coerenti con lo spirito di questa avventura, raggiungiamo infine il rifugio Tiziano percorrendo la strada più breve e comoda dalla base della parete. Si tratta decisamente dell’eccezione che conferma la regola; infatti quella sera, di fronte a un buon risotto caldo, decidiamo di battezzare la nuova via Ufficio Complicazione Affari Semplici. Sì, perché, da noi, l’Ufficio Complicazione Affari Semplici è sempre aperto!


SCHEDA: Ufficio Complicazione Affari Semplici, Monte Le Selle, Marmarole Dolomiti

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