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L 16, stupenda lunghezza di VI
Fotografia di archivio G. Ballico
L 10, Beppe Ballico sulla placca di VII
Fotografia di archivio G. Ballico
L 16, Filippo Forti sulla placca di VI
Fotografia di archivio G. Ballico
La parete della Torre di Lagunaz
Fotografia di archivio G. Ballico

L'uomo migliora il tempo alla Guglia Torre di Lagunaz, prima ripetizione

di

Il 27 e 28/09/2014 Giuseppe Ballico, Saverio De Toffol e Filippo Forti hanno effettuato la prima ripetizione de L'uomo migliora il tempo (750m, VI, VII - obbl. VII), grande via alpinistica aperta nel giugno 2014 da Heinz Grill insieme a Frorian Kluckner, Klaus Oppermann e Franz Heiss, sulla Guglia della Torre di Lagunaz nelle Pale di San Lucano (Dolomiti). Il report di Ballico e Forti.

Tutto nasce circa due mesi fa quando propongo a Saverio De Toffol, instancabile avventuriero, la prima ripetizione di una via aperta a giugno 2014 da Heinz Grill insieme a Frorian Kluckner, Klaus Oppermann e Franz Heiss, sulla Guglia della Torre di Lagunaz nelle Pale di San Lucano. L’estate avara di sole ci regalava proprio per quel fine settimana tre giorni di tempo stabile che non potevamo farci scappare. Con noi anche Filippo Forti, milanese che non conosce la parola fatica, molto esperto di grandi salite sul Monte Bianco. Tutto era pronto nei minimi dettagli, sembrava non mancare nulla, zaini già preparati la sera prima con il materiale già suddiviso. Ma qualcosa andò storto...

E' il 19 Luglio, prima dell’alba si parte come da protocollo, in 2.30 h siamo alla base dello Spiz di Lagunaz, lo zoccolo è fatto, poi superiamo il basamento che ci separa dall’attacco e dopo aver piantato due chiodi ad una sosta, ci accorgiamo che abbiamo un martello in tre... In un attimo il cielo si fa grigio... i Santi iniziano a cantare... ci guardiamo increduli, NON E' POSSIBILE! Poi le classiche domande: “Ma non dovevi prenderlo tu?” “Ma io credevo lo avessi preso tu”... insomma, non ci è rimasto altro che scendere lo zoccolo e tornarcene a casa con la coda tra le gambe.

Intanto passano i giorni, si susseguono giornate sempre brutte e senza stabilità, ma la speranza di una meteo decente rimane, finché il 27 e 28 di settembre finalmente l’alta pressione... e ritorniamo all'attacco... stessi compagni, stesso zoccolo da salire. Non ci diciamo niente, sappiamo già tutto, ognuno sa quello che deve mettere nello zaino, acqua, materiale da bivacco, ma soprattutto... un martello in più...!

Come sempre si parte all'alba con il buio, ormai nel bosco dello zoccolo siamo di casa. Per me questa è la decima volta ma è come se fosse la prima; anche i ragni tigre non fanno più le ragnatele dove dobbiamo passare... "i xe gà stancà" (si sono stancati).

Arriviamo all'attacco in poco meno di 4 ore, ci trovaiamo in un ambiente tetro e assolutamente isolato, qui il cellulare non prende e non si può sbagliare niente. Partirà Filippo che avrà il suo bel da fare alla partenza del primo tiro, un boulder secco strapiombante di VI (?) per raggiungere una magnifica placca di roccia eccezionale. Ci siamo imposti 14 tiri in giornata per raggiungere quella che crediamo essere la cengia migliore per bivaccare. Mentre saliamo ci rendiamo conto che la via è decisamente impegnativa e bisogna sapersi proteggere, non si corre, la roccia in compenso è "cemento armato" della migliore qualità.

Nei primi nove tiri non ci sono chiodi e arriviamo alla prima cengia dove prendiamo un po’ di ossigeno prima dei 5 tiri duri che ci dividono dal bivacco sulla seconda cengia. Il primo tiro di settimo risulterà molto ostico e soprattutto pericoloso, in quanto non potendo proteggersi adeguatamente, una caduta risulterebbe rovinosa e direttamente sulla cengia. Perdiamo un po’ di tempo e questo ci fa pensare se lasciare la fissa sul tiro e ritornare a bivaccare alla prima cengia, ma da sotto mi urlano: DAI PROVIAMO AD ANDARE! Soffio... metto da parte l'esitazione... e vado "lungo" su buchi "marmoladiani", consapevole che non posso sbagliare e tornare indietro... Finalmente un buco mi permette di mettere un friend grosso a prova di bomba e qui mi sento più rilassato, il tiro è fatto...

Gli altri tiri sono molto impegnativi, il settimo è obbligatorio e raggiungiamo finalmente la cengia tanto attesa ma per niente comoda alle 19,30. Saverio vuole fermarsi a dormire sopra i mughi e, anche se ormai è buio, io e Filippo insistiamo per andare a vedere una terza cengia sopra la nostra testa che ci sembra migliore. Questa volta la fortuna è dalla nostra: ci ritroviamo al buio ma si può bivaccare abbastanza comodamente... yeah! Domani penseremo ai restanti 5 tiri, ora si mangia.

Il cielo sembra pennellato in maniera perfetta, è un susseguirsi di stelle cadenti e si sa, nei bivacchi non si dorme molto. Si chiacchiera, si sparano le "cazzate" più impensabili, ma sono anche momenti in cui la testa riflette, pensa... sei da solo con te stesso: dove ti trovi? Perché lo fai? Ho nostalgia della mia famiglia, vorrei dare la buonanotte ai miei bimbi, sentirli non posso, il cellulare non prende... Provo a dormire, sono stanco, ma il sassolino, quel grande amico che trovo in tutti i bivacchi, mi tiene compagnia sotto la schiena, che amicone!

La luce arriva presto e Saverio è già operativo sul tiro di VI. Sale prima una caratteristica rampa leggermente in salita per poi superare una placca liscia nascosta dietro uno spigolo. Domandiamo: “tutto bene?” “Sì sì, ma occhio” dice... e improvvisamente le corde vanno in tensione e contemporaneamente ci arriva il classico rumore della ferramenta che si muove e il rumore del volo... Una scaglia... quella scaglia che Saverio dice essergli rimasta in mano, è venuta via e un micro friend lo ha tenuto... ”Tutto bene?” “Sì!” E come nulla fosse successo finisce il tiro arrivando in sosta. Bravo! Anche perché ci sembra a tutti e tre leggermente più di VI...

Così in due giorni di scalata raggiungiamo la Guglia della Torre di Lagunaz, avendo fatto la prima ripetizione di questa meravigliosa e severa via in uno degli ambienti che amo di più. Un grazie a Saverio e Filippo e complimenti ai primi salitori per averci regalato un gioiellino, a nostro parere più impegnativo del Diedro Casarotto-Radin allo Spiz di Lagunaz.

Giuseppe 'Beppe' Ballico, CAAI, Gruppo Orientale


L'uomo migliora il tempo... di Filippo Forti

In occasione della salita del Casarotto Radin con Saverio, avevamo notato l'ascensione solitaria di Heinz Grill alla Gino Bartali. Mi era sembrato strano che la cosa finisse lì, visto che la parete della Torre di Lagunaz è grande e percorsa da quella sola via su quel versante. Dopo un tentativo fallito per una insignificante incomprensione, ci prepariamo a sferrare di nuovo l'attacco. C'e' il solito rave alla baita del Tita e temiamo che la salita possa saltare un'altra volta. Da buon milanese, trovo parcheggio. Partiamo di corsa nella notte, questa volta con un numero adeguato di martelli.

Tutto va per il meglio, ma continuo a non capire questa questione dell'isolamento in Pale di San Lucano: ogni volta che qualcuno dice qualcosa, l'eco risponde; sulla strada di fondo valle, quando la si vede, passano rare automobili (sarà finita la festa alla baita del Tita?) e l'Agner guarda e torreggia, infiammato in vetta, nell'alba tersa. Arriviamo alla base della Guglia di Lagunaz. Il cellulare non prende piu', pero' l'eco continua a rispondere a tutte le chiamate.

Ci prepariamo ad arrampicare, e la qualita' eccellente della roccia non disattende le aspettative. I primi tiri vanno via lisci, ma non veloci come speravo. Arriva finalmente il primo tiro difficile in fessura, che proprio fessura non sembra, visto che è una bella placca a buchi. Ventiliamo con terrore l'idea della ritirata, ma passa Beppe cacciando grida sovraumane, e la speranza di arrivare alla cengia torna ed è presto trasformata in realtà. Qui ci aspettiamo di trovare un posto comodo per il bivacco, ma purtroppo la cengia alla base del tiro chiave era molto più comoda! Che dilemma! Comunque non trovo riscontro con le dicerie che circolano su Heinz Grill: non ci sono tonnellate di protezioni sulla via né tanto meno quei famosi terrazzini scavati nella roccia, che qui per il bivacco farebbero tanto comodo!

Cosa sia successo nella notte non lo so: io ho dormito come un sasso! So solo che alla mattina, con i piedi di legno e le mani di ghiaccio, scalare è difficile. Il tiro di VI (???) non si concede facilmente, ma non esiste un metro di roccia che non possa essere salito dall'efficace Saverio. I piedi fanno male, ma la vetta non è ancora garantita (qui anche le lunghezze di corda “facili” nascondono insidie).

I tiri sono belli, ed io, essendo in questo tratto da secondo, arrampico in scarpe da ginnastica e mi sembra di toccare il cielo con un dito. Ancora di piu' ci sembra di farlo quando raggiungiamo la cima: ce l'abbiamo fatta, ora e' tutto in discesa!

Grandi compagni di cordata, grande via, grande intuito degli apritori. Cosa si puo' chiedere di piu'?

Filippo Forti (Cai Milano)

SCHEDA: L'uomo migliora il tempo, Guglia Torre di Lagunaz, Pale di San Lucano

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