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Le Iene al Corno Gioià in Adamello: Luigi Froldi in apertura L2
Fotografia di archivio Matteo Castellini
Le Iene al Corno Gioià in Adamello: Matteo Castellini in apertura su L5
Fotografia di archivio Matteo Castellini
Le Iene al Corno Gioià in Adamello: Luigi Froldi in uscita L3
Fotografia di archivio Matteo Castellini
Il tracciato in giallo di Le Iene al Corno Gioià in Adamello, aperta da Matteo Castellini, Luigi Froldi e Jacopo Pianta. In rosso invece Gioià nell’Anima di Gianni Tomasoni e Sibilla Bariani
Fotografia di archivio Matteo Castellini

Le Iene al Corno Gioià, nuova via d’arrampicata in Adamello

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Matteo Castellini, Luigi Froldi e Jacopo Pianta sulla parete SE del Corno Gioià nella Valle Adamè nel gruppo dell’Adamello hanno aperto la nuova via d'arrampicata Le Iene. Il racconto di Froldi.

Tutto è cominciato prima della stagione in rifugio. Matteo Castellini, in arte Caste, desideroso di cimentarsi in un’apertura sulle montagne di casa, decide di andare a sbinocolare in Valle Adamè.

Il Corno Gioià è una struttura piuttosto alta posta sul lato sinistro della valle, per raggiungerlo da Malga Lincino è necessario camminare più di tre ore. Su questa parete è stata aperta una sola via ed essendo la struttura modestamente ampia, sicuramente c’è spazio per una nuova linea indipendente.

Tutti questi fattori si annidano nella mente di Caste ed il suo progetto comincia a prendere forma. Per l’avventura ha bisogno di un compagno e decide di chiedere ad uno dei suoi amici di più vecchia data, Luigi Froldi. Gigio ha trascorso una bella stagione alpinistica. È contento delle ascensioni che ha realizzato durante l’estate ed è da troppo tempo che non si imbarca in un’avventura con il suo amico Caste. Non può fare altro che accettare l’invito al ballo.

ATTO I
Arriva settembre e Caste viene liberato dall’inferno di ghiaccio e roccia marcia nel quale ha trascorso due mesi. La vita ricomincia a sorridergli finalmente, rivede i suoi amici e i pirli con il Campari (nominati per secondi perché meno importanti dei primi).

Al suo ritorno tra le montagne di casa decide di realizzare la prima solitaria della via Gioià nell’anima, per dare un’occhiata alla papabile linea. Quest’ultima sembra essere avvincente, quindi parte del materiale lo lascia alla base della parete.

Con settembre inesorabilmente arriva anche il weekend stabilito, condizioni metereologiche favorevoli e voglia di ingaggio fin sulla luna. Gli zaini sono già pronti da giovedì sera, il venerdì pomeriggio l’alpinista non lavora e quindi si beve un caffè dopo pranzo e si parte.

I ragazzi saggiamente affrontano la salita lentamente, tanto tra arrivare con il buio o arrivare con il buio non c’è differenza. Fortunatamente poco prima della parete c’è un punto dove si può trovare l’acqua, riempiono le numerose bottiglie e con ancor più calma raggiungono la base della parete, dove bivaccano sotto un grande masso.

È il giorno. Il sole sale presto e i ragazzi, già colazionati, sono carichissimi. Una rapida occhiata alla parete per decidere dove salire la prima sezione e poi via. Parte Caste per mostrare a Gigio (che non ha mai piantato un fix in tutta la sua vita) la tecnica che si utilizza per aprire una nuova via. Arriva su una cengia dopo 25m pianta un fix. Con un friend accanto la prima sosta è fatta, recupera il saccone e poi Gigio.

Giunto sulla cengia Caste gli domanda se si sente di aprire la prossima lunghezza e lui gli risponde di sì. Il tiro è principalmente di placca e Gigio la placca la domina piuttosto bene. Arriva sul pulpito dove avrebbe voluto sostare e posiziona un cliff per recuperare il trapano. Aimè il cliff, mai usato in vita sua, gioca un brutto scherzo e si ritrova a ripetere in discesa la placca appena salita. Insuccesso immeritato.

Dopo il misfatto, Caste lo cala accanto a lui fino alla S1 e, a seguito di un attimo di tregua, riprende la testa della cordata finendo ciò che il suo compagno non aveva portato a termine. Recupera il saccone e Gigio e poi parte sulla L3. Un passo in traverso lo porta in un lungo diedro articolato in più sezioni. Le difficoltà qui crescono ed il diedro non sempre è fessurato come sarebbe nel paese dei balocchi. Tuttavia, arriva ad attrezzare la S4 su delle balze erbose da dove recupera il saccone e il compagno, che sta diventando più lento del primo a causa delle botte.

Da qui sale in direzione della S5 di Gioià nell’anima, aprendo poi L5 ben distinta a sinistra dell’ itinerario già esistente.
Gigio, che ha stoicamente resistito finora, è distrutto e vuole scendere. A malincuore Caste accoglie la sua supplica. Dovrà tornare a vendicarlo con il loro amico con Jacopo.

ATTO II
Arriva l’autunno, il Corno Gioià non si è mosso e neanche l’attrezzatura lasciata alla base. Dopo aver dormito all’accogliente bivacco invernale di Baita Adamè, Jacopo Pianta e Caste si svegliano e riprendono l’avvicinamento alla struttura con l'obiettivo di terminare la via.

Ritrovato il materiale, un po’ croccante a causa delle basse temperature delle notti precedenti, salgono dai primi tiri di Gioià nell’anima e raggiungono l’ultima sosta instaurata la scorsa volta. Caste parte alla volta del famigerato muro rosso terminale, con l’aspettativa di raggiungere la cresta sommitale con due lunghezze non eccessivamente impegnative. Sale per le fessure iniziali una quindicina di metri e traversa deciso verso destra per raggiungere un appoggio e vincere la placca nel punto apparentemente più debole. Il resto della placca si rivela particolarmente liscio… Da qui, il cinema.

Sale inizialmente tendendo a destra, agguanta poi lo spigolo e pianta il secondo fix. Aggirato lo spigolo, riesce a posizionare un buon nut che gli permette di piantare abbastanza comodamente il terzo fix. Piantato il quarto, sale verticalmente verso una lama dove posiziona inizialmente un chiodo e poi un fix, prima dell’uscita in sosta.

Jacopo, ormai infreddolito, si prepara alla battaglia e dopo qualche rantolo raggiunge l’amico. Gli ultimi preparativi e parte Caste sulla placca a sinistra dello spigolo che lo porta in cresta e, festeggiato il traguardo col compagno, attrezzano la calata per raggiungere l’ultima sosta di Gioià nell’anima.

A terra, sono le 18:30. Il tempo di una sigaretta e via verso la strada di casa. Due ore e mezza dopo arrivano a Malga Lincino e partono carichi come non mai per la cena già pronta a casa di Gigio, dove per loro fortuna la cucina è ancora aperta. I festeggiamenti cominciano che è ormai quasi arrivata la mezzanotte. Il tempo di raccontare due aneddoti, fra un brindisi e l'altro, ed è già ora che la locanda Froldi abbassi le serrande.

SCHEDA: Le Iene, Corno Gioià, Adamello

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