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'Spunta il sole, le montagne e il pendio si vedono ma sono spazzate da una cortina di neve a 100km/h che ci viene contro. Saranno più di 3 ore allucinanti, immersi in una centrifuga assordante, dove fermarsi è vietato, il vento ti consuma, ti erode letteralmente.' La Traversata Invernale dell'Islanda (Pietro Mercuriali, Marco Meda 25/02/-03/03/2022)
Fotografia di Pietro Mercuriali / Marco Meda
'In fretta montiamo la tenda. Bagnati fradici e tremanti, cominciamo a riprenderci...' La Traversata Invernale dell'Islanda (Pietro Mercuriali, Marco Meda 25/02/-03/03/2022)
Fotografia di Pietro Mercuriali / Marco Meda
'Spinti dal vento si avanza in uno scenario bellissimo, irreale, surfando verso una cima lontana che ci fa da riferimento, con la calotta a destra, dossi spazzati dal vento a sinistra, fiumi ghiacciati invisibili sotto e il sole che fa capolino.' La Traversata Invernale dell'Islanda (Pietro Mercuriali, Marco Meda 25/02/-03/03/2022)
Fotografia di Pietro Mercuriali / Marco Meda
La Traversata Invernale dell'Islanda (Pietro Mercuriali, Marco Meda 25/02/-03/03/2022). 'La prima persona che incontriamo è una signora islandese in bici, che sorridendo ci dice schiettamente che 'solo gli stupidi provano ad attraversare le highlands in inverno'. Come darle torto.'
Fotografia di Pietro Mercuriali / Marco Meda

La Traversata Invernale dell'Islanda di Pietro Mercuriali e Marco Meda

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Il diario di viaggio di Pietro Mercuriali che dal 25 febbraio al 5 marzo 2022 assieme a Marco Meda ha attraversato l'Islanda in condizioni invernali ed in autonomia. Con pelli, slitte e l'aiuto del vento usando il kite attraverso le highlands da Gullfoss ad Akureyri, per un totale di circa 250km.

25 febbraio. Partiti, nonostante tutto... Gli impegni, il lavoro, le notti in bianco, la guerra che sta scoppiando. Non é un periodo facile e dopo i due anni passati relegati ci sentiamo molto fortunati a partire anche se a quest’ora dovevamo già essere con gli sci ai piedi. L’inverno islandese ci ha tirato uno scherzetto. Nove ore di ritardo del volo e il maltempo fanno già vacillare quel castello di carte che con flebile voce chiamiamo "piano". Vabbè, almeno in aereo siamo saliti. Facendo tutto di corsa non siamo riusciti a trovare spazio nel bagaglio in stiva per gli scarponi che ci teniamo ai piedi lasciando a casa le scarpe che tanto... in Islanda non servono. Piedi stufati a parte, atterriamo con turbolenza e tutto pare finalmente andare per il verso giusto: i bagagli arrivano, l’autista contattato su Instagram esiste ed è venuto prenderci, troviamo del gas per il nostro fornello e la strada è percorribile. Il taxista chiaccherone dopo aver dettagliato tutte le sue perplessità sulla nostra idea, ci accontenta e ci accompagna a Gullfoss dove con qualche difficoltà scarichiamo l’imponente bagaglio e montiamo la tenda ormai a notte fonda. Ah piccolo dramma: sistemando il materiale a un certo punto ci rendiamo conto che mancano le pelli... Panico totale!!... per fortuna dopo dieci minuti di delirio saltano fuori. Fiuuu.

26/02/22
Sveglia alle 6:30 dopo bella dormita, da troppo tempo non ronfavamo così... con calma smontiamo il campo, assettiamo i nostri pulks, ossia un paio di Bob della Decathlon adeguatamente customizzati e ci incamminiamo verso Nord, lungo la strada ghiacciata. I primi km sono scorrevoli, si "pattina" sull’asfalto ricoperto da un velo di ghiaccio; le pelli non sono felici ma andiamo spediti. Esce pure un po' di sole. Dopo le 12:00 il tempo peggiora: vento forte e neve. Appena prima della salita al colle ci fermiamo, riprendiamo un po' le energie e con calma, lottando contro lo zoccolo, saliamo. Quasi al passo, saranno state le 15:00, proviamo ad usare l’ala da kite. Ci mettiamo un sacco di tempo a prepararlo e capire l’assetto migliore per procedere. Marco non sa pilotare l’aquilone e non ho fatto in tempo a insegnarli. Escogitiamo un modo per far avanzare al meglio la nostra carovana con lui legato dietro di me e le slitte a seguire. Facciamo pochi km, molto divertenti ma sono ormai le 19:30, il vento cresce e una forte raffica ci squarcia il kite facendoci capire che il gioco non sarà affatto facile. Rimettiamo tutto via. C’è una casetta sotto il passo, ormai è buio, ma lottiamo per raggiungerla in modo da avere almeno un muro che ci riapri dal vento durante la notte. Un pezzo di cioccolato e via, cercando di solcare la bufera con le frontali. Arriviamo alle 22:00, montiamo la tenda e finalmente si dorme, con dolori ovunque. 34km circa... è dura!!

27/02/22
Di notte nevica, la mattina con calma ripartiamo dal ponte nel nulla. Pian piano si apre, sale il vento e si monta l’ala: 8km rubati! Il vento che ci colpisce di traverso sale troppo e non riusciamo più a tenere la rotta. Con le pelli saliamo e prendiamo quota, nebbia e vento, ogni tanto scorci incredibili. C’è odore di zolfo. Fino ad ora abbiamo seguito all’incirca il tracciato della F35 che scorre sotto di noi sommersa dal ghiaccio e dalla neve. A questo punto decidiamo di abbandonarla puntando ad una casa vista per caso su Google. Una volta raggiunta la costruzione, ci rendiamo conto che si tratta effettivamente di un rifugio, purtroppo chiuso fatta eccezione di una specie di cella frigorifera/stalla piena di neve che ci permette di avere un parziale riparo dal vento e dalla forte tempesta prevista per la notte. Montiamo la tenda e lasciamo la porta aperta per non correre il rischio di rimanere tumulati all’interno dagli accumuli di neve. La bufera ci sommerge comunque durante la notte ma almeno ci siamo salvati dai venti a 100km/h.

28/02/22
Finito di spalare, ci vestiamo abbondantemente per lottare contro il vento da Nord, ancora molto forte. Indifferente alla tempesta e ai venti impetuosi, passa una volpe scura. Mistero vederla lì. Il vento è forte ma non ci facciamo scoraggiare e pian piano, controllando spesso la rotta sul GPS ci avviciniamo a Heravellir. Dopo mezzogiorno il vento cala un po' e percorsi una quindicina di km raggiungiamo l’area geotermale. L’acqua purtroppo scotta troppo (80-100°), niente tuffo. Dopo consulto meteo-tattico-logistico decidiamo di proseguire altri 8km per rendere più lievi le fatiche del giorno successivo. Si procede nel bianco più totale. All’improvviso appare un volatile che non vola, bianco come l’atmosfera che ci circonda, zampetta indifferente alla nostra presenza, becchettando qua e là. Ma cosa mangerà?! Verso le 19:00 l’ultima luce svanisce e ci fermiamo. La neve è tanta e la sfruttiamo per costruire un bel muro per proteggerci dal vento. Continua a nevicare e noi ci appisoliamo sereni nei sacchi a pelo.

01/03/22
Sveglia presto. Oggi dobbiamo fare 27km per raggiungere il bivacco Ingolfskali posto a metà strada verso Laugafell. Il posto è unico, una landa bianca con vulcani che spuntano e il profilo dell’Hofsjökull che si intuisce sullo sfondo. Dopo pochi km, proviamo a montare l’ala da kite per sfruttare il vento propizio verso Ovest. Inizialmente ci sono difficoltà a farla partire, si ingarbuglia, cala il vento, raffiche discontinue. Poi magia: una strana carovana avanza sull’altopiano, una vela, uno sciatore, una corda, un altro sciatore al traino e per finire, due slitte!! Spaziale. Spinti dal vento si avanza in uno scenario bellissimo, irreale, surfando verso una cima lontana che ci fa da riferimento, con la calotta a destra, dossi spazzati dal vento a sinistra, fiumi ghiacciati invisibili sotto e il sole che fa capolino. Dopo 20km di meraviglia, il vento troppo forte (più volte ho preso il volo nel tentativo di contrastare alcune forti raffiche) ci fa desistere e rimettiamo le pelli. Mancano solo 5km alla meta e ce li godiamo scendendo tra dossi e vulcani, finchè dal nulla appare una casa verde e rossa. Super, si apre anche la porta, il bivacco non è accessibile ma l’anticamera sì! Per noi andrà benone. Il resto della giornata di sole ce la godiamo tutta, ci rifocilliamo per bene rilassandoci difronte al tramonto. Dopo tutto siamo in ferie! (e domani si deve ragliare...)

02/03/22
Ci stavamo rilassando troppo e infatti... già nella notte, il primo assaggio di ciò che ci attende si mostra improvvisamente con vento tempestoso che spalanca la porta e nebulizza neve ovunque infradiciando tutto. La mattina temporeggiamo un po', visto che le previsioni danno vento tempestoso da Est in diminuzione nel pomeriggio. Alle 10:00 ci decidiamo ad uscire dalla nostra tana, col vento contro, puntiamo a Laugafell, distante 29km. Non fa freddissimo e tutto sommato si avanza intravedendo di tanto in tanto scorci bellissimi come in un film in bianco (giallo per la maschera) e nero. Gli sci fanno zoccolo e ci sono dossi ghiacciati con pietre taglienti come grattugge che graffiano la slitta e ci rallentano. Tediati dalle fiacche sotto i piedi e dai sastrugi della neve che ad ogni passo si fanno sentire come calci negli stinchi, scendiamo nel letto di un fiume gelato per aggirare una serie di montagne e troviamo una zona geotermale con acqua, erba e qualche tranello da scovare per non finire in qualche buco. Da qui risaliamo un vallone verso Est-Sud Est, col vento che si intensifica. Ma non doveva diminuire nel pomeriggio? Spunta il sole, le montagne e il pendio si vedono ma sono spazzate da una cortina di neve a 100km/h che ci viene contro. Saranno più di 3 ore allucinanti, immersi in una centrifuga assordante, dove fermarsi è vietato, il vento ti consuma, ti erode letteralmente. Senza arrenderci tiriamo avanti senza mangiare né bere perché fermarsi ed aprire lo zaino per rifocillarsi è impensabile. Procediamo in formazione come le anatre, a testa bassa e a turni, cercando di trovare un minimo di riparo dietro noi stessi. Finalmente, di colpo, senza aver alzato lo sguardo dalla punta degli sci, alle 19.30 spuntano le casette di Laugafell. In fretta montiamo la tenda. Bagnati fradici e tremanti, cominciamo a riprenderci...

03/03/22
Dopo la lavatrice di ieri, oggi calma piatta. Con pazienza ci rimettiamo i vestiti trasformati in croste di ghiaccio. Usciamo, spunta il sole e troviamo la pozza di acqua calda. Smontiamo il campo e ci tuffiamo. Lavarsi e sentire l’acqua calda a contatto con la pelle è rigenerante anche se staffilate di acqua gelida di tanto in tanto rovinano quel benessere. In ogni caso uno spettacolo! Ci rivestiamo e partiamo verso N-E, con l’obiettivo di imboccare il canyon di Akureyri entro sera. Una forte infiammazione alla tibia, che ho trascurato durante la tempesta di ieri, oggi mi rende complicato anche solo camminare, figuriamoci tirare una slitta. Il passo rallenta notevolmente ma non ce lo possiamo permettere, i tempi per raggiungere il canyon sono stretti. Marco mi aiuta e in qualche modo andiamo avanti, passo dopo passo, dosso dopo dosso, questa deserto di dune di neve e ghiaccio sembra non finire mai. Il cielo è immenso con il sole basso che illumina tra i cirri. Proviamo con il kite, si apre, parte ma dopo 1-2 km si spegne, non c’è proprio vento e pensare che solo ieri quasi ci spazza via. Siamo in Islanda. Qui è così. Sono ormai le 15:30 quindi si riparte sapendo che non manca molto alla discesa. Con fatica e dolore ci arriviamo, salutiamo contenti la distesa infinita alle nostre spalle e scivoliamo giù lungo il canyon. Qualche traverso insidioso ci fa un po' tribolare ma verso le 19:00 ci fermiamo tranquilli a bordo fiume con le nuvole rosa che instancabili, continuano a filare sui lati della valle. Solito aperitivo a base di grana, noccioline, taralli e slinzega, a seguire brodo di manzo, pasta alla carbonara e crema di asparagi. Nutella gelata per dessert.

04/03/22
Notte di "sguazzo" come dice Marco, forse colpa del fiume o del freddo o dell’umido di cui è impregnata tutta la nostra roba. Scendiamo nella vallata facendo attenzione ai traversi ghiacciati a picco sul fiume. Magici gli scorci della valle tagliata nelle colate laviche, aperta in fondo. Veloci arriviamo al piano, dove inizia una serie di lastre di ghiaccio lisce come uno specchio. La neve sembra finire lungo la strada e trasformiamo la slitta in carrello (io) e cariola (Marco), visto che una ruota si è dispersa facendo kite. Con vari cambi di assetto (davanti, dietro, legata, sbilanciata) la nostra buffa carovana avanza ma a separarci dalla nostra meta finale manca ancora una bella maratona. Con scarponi da sci e cariola. La prima persona che incontriamo è una signora islandese in bici, che sorridendo ci dice schiettamente che "solo gli stupidi provano ad attraversare le highlands in inverno". Come darle torto. Ma ci siamo visti? Solo scambiandoci uno sguardo in questa situazione ci viene da ridere. Stufi di tirare i nostri strani carretti e con i piedi che implorano pietà ci fermiamo a dormire vicino al fiume, a 23km dalla meta. Per la prima volta abbiamo acqua per farci la cena al posto di sciogliere la neve.

05/03/22
Partiamo presto, la notte è stata molto ventosa ma ora è sereno e la neve rigelata. Marco parte in modalità sci + slitta decidendo di evitare il metodo cariola sfruttando la poca neve rimasta. Io proseguo con il mio carrello facendogli compagnia camminando lungo la strada. Le vibrazioni continue causate dagli scarponi sull’asfalto e il dolore alla gamba che aumenta dopo qualche km mi inducono a cambiare l’impostazione e seguire Marco. Sfruttiamo la lingua di neve per progredire, non è il massimo ma almeno si cammina bene. L’attraversamento di un paio di ponti ci fa tribolare ma più che altro è la mia gamba a dare problemi. Dopo 16km siamo stufi e proviamo l’opzione kite. Il vento c’è, la neve circa (marcia), lo spazio insomma ma alla fine funziona. Tirati dal vento propizio proseguiamo a bordo strada, dribliamo fili spinati, piante, macchine, il fiume che si scongela, fossi nei campi e le slitte, ormai malconce ci seguono rassegnate, ribaltandosi ogni tanto per dimostrarci il loro disappunto. Ormai ci ho preso la mano nel pilotare questa pazza carovana e Marco è a suo agio nella veste di copilota... anche se incrociando lo sguardo degli automobilisti percepiamo un certo disappunto. A gasarsi per questa goliardata sembrano essere solo i bambini e noi come loro. A pochi km dall’aereoporto, in vista del ponte sul fiordo, ci accampiamo, o meglio ci nascondiamo dalle autorità e così termina la nostra traversata dell’Islanda, ma il viaggio continua...

di Pietro Mercuriali

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