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Cerro Castillo (2675m) in Patagonia, Cile
Fotografia di Andrea Migliano
Cerro Castillo in Patagonia: verso l'attacco
Fotografia di Andrea Migliano
Cerro Castillo in Patagonia: sulla cresta di neve
Fotografia di Andrea Migliano
Cerro Castillo in Patagonia: un traverso esposto sulla via Psyco Calma (1000 m. VII+/VIII, R4 85°, III+)
Fotografia di Andrea Migliano
INFORMAZIONI / informazioni e collegamenti:
    Andrea Migliano: a. Guida Alpina della Valle dell'Orco, 
Gestore del Rifugio Le Fonti Minerali a Ceresole Reale nel Parco Nazionale del Gran Paradiso
    Domenico Totani: Medico e a. Guida Alpina dell'Aquila dove svolge anche turni di soccorso come TE presso il Soccorso Alpino.

La salita del Cerro Castillo nella Patagonia Cilena

di

Andrea Migliano racconta la salita, con Domenico Totani, del Cerro Castillo (2675m) in Cile. La montagna è situata nell'omonimo parco nazionale in un luogo poco conosciuto della Patagonia centrale. La loro è stata probabilmente la prima ripetizione in giornata di Psycho Calma, una via di circa 1000 metri.

Il taxista di mezzanotte ci offre subito l'aiuto di un "amigo" che noleggia auto. A noi serve un'automobile per quasi tre mesi, e l'idea di attraversare due paesi per migliaia di chilometri con la responsabilità di un mezzo che tornerebbe senza dubbio rigonfio di danni irreparabili, non ci rende tranquilli. Il primo tentativo di noleggio ci aiuta a capire che i prezzi de los amigos non sempre sono affidabili. Il tassista di mezzanotte ci lascia alla meta con i sacconi che ci accompagneranno per qualche mese, è una casa occupata da studenti italiani e cileni attivi nelle proteste civili. Veniamo accolti con un bel brindisi, il preambolo di una settimana di deliro.

Domenico Totani ed io siamo due crodaioli che hanno una gran voglia di andarsene da Santiago per esplorare le Ande fino al limite più a sud della Patagonia, abbiamo bisogno di un mezzo per addentrarci nel cuore delle montagne, ma questo è solo il primo capitolo della storia, non voglio dilungarmi e dal preambolo passerò a raccontarvi la salita al Cerro Castillo, una delle tante montagne Patagoniche che non entrano nel novero delle cime più importanti, ma che ci ha regalato un'esperienza vera e solitaria nella quale si racchiude l'essenza di un paese fatto di montagne selvagge, cime che meriterebbero una visita da parte di tutti gli alpinisti permettendo loro di aprire gli occhi al di là delle meraviglie di El Chalten e delle Torri del Paine.

CERRO CASTILLO PSYCHO CALMA
Il nostro vagabondaggio alla ricerca della roccia, delle montagne, ma sopratutto del bel tempo, ci conduce a Villa Cerro Castillo, conosciuto dai local per le tante falesie attrezzate in occasione del Mammut Rock Fest. Noi siamo attratti dalla montagna, ce ne hanno parlato diversi amici lungo il nostro rocambolesco viaggio, ma i dubbi sulla qualità del Cerro Castillo sono molti, innanzitutto per la scarsità di relazioni, in secondo luogo per la scarsa fama alpinistica della cima.  Il massiccio ci attrae per le sue forme e per il mistero che avvolge la sua cresta Sud-Est, frastagliata da guglie di basalto di dubbia solidità.

Decidiamo di approfittare della finestra di bel tempo rara come nel resto della regione, cerchiamo informazioni dalle guide locali che ci raccontano di una via che passa sul filo della cresta Sud-Est; non ci consegnano molte informazioni utili, viene descritta dagli apritori come la spina dorsale di un dinosauro e a parte questo il nulla. Ci saranno spit, chiodi, soste, punti chiave? Insomma abbiamo in mano una foto con una linea rossa che segue la cresta... che l'avventura abbia inizio.

Decidiamo di adottare la strategia dell'assalto leggero e veloce che prevede la partenza dalla "Bianchina" (il nostro mezzo ammaccato) verso mezzanotte. Il nostro piano viene vergognosamente rovinato da noi stessi perché invece di riposare e organizzare il materiale, passiamo la giornata all'incantevole falesia di Chabela, e fomentiamo una discreta carogna lungo una via di 8b dalla quale non usciamo per un soffio. Quando guardiamo l'orologio, ci rendiamo conto di quanto siamo stati stupidi, siamo al limite di tempo per preparare la salita, una cena, e riposare almeno un paio d'ore.

La sveglia è alle 3 di notte, siamo già in ritardo, ma un po' di riposo era d'obbligo visto che non sappiamo quando toccheremo nuovamente il materassino con i nostri fondoschiena.

Intuiamo subito l'attacco della cresta Sud - Est e come previsto la qualità della roccia lascia a desiderare, nonostante ciò la scalata è piacevole, ma scorre lenta in quanto generalmente priva di protezioni. Perdiamo tempo per cercare una linea scalabile, Dome la trova, dopodiché raggiungiamo la torre chiave, dalla quale non si può tornare indietro. E' mezzogiorno e siamo a un quarto della salita, Io propongo una ritirata, Dome continua a scalare. Il punto di non ritorno è l'unico che appare nelle foto degli apritori, in un diedro strapiombante sovrastato da un tetto, lo associamo al tratto chiave, ma è una mera illusione, i passaggi rognosi ci accompagneranno per tutta la salita.


SORPRESA

Sono le 17:00 e la vetta sembra ancora un miraggio. Dove possibile proseguiamo veloci, in conserva, ma trovare un punto per sostare in sicurezza non è scontato, la roccia è alternata da creste e pendii di neve, è una salita varia, divertente, difficile da individuare in quanto ricca di varianti.

Al termine dell'ennesimo tratto di roccia marcia, dopo circa 700mt di salita, cominciamo ad essere mentalmente provati. E' il momento in cui vorremmo intravedere la via verso la vetta, magari più dolce ed evidente, invece, di fronte a noi appare lei. Una goulotte di ghiaccio puro incassata tra due muri di roccia, per raggiungerla dobbiamo affrontare un traverso su neve di 50 mt, anche questo senza protezioni. Gli apritori saranno passati di qui? Un po' di goduria, la goulotte è lunga 150mt circa, il ghiaccio morbido e abbondante, nonostante il luogo sia inospitale, ci sentiamo finalmente su un terreno sicuro.

La sensazione di piacere passa velocemente quando in uscita mi ritrovo un altro diedro strapiombante. Da un lato c'è roccia, dall'altro c'è ghiaccio, in mezzo c'è neve inconsistente e acqua che cola. "Dome, è una figata!".

Entriamo in loop la parete non finisce mai, anzi, riaffiora la roccia, che si presenta ancora verticale. "Dai che magari è più solida!". Niente da fare, ormai è buio, sto sostando su un microfriend e un nuttino, con le chiappe al vento e Dome mi raggiunge in punta di scarpette, delicato come una libellula, io sono pronto.

Raggiungiamo quella sensazione di totale immersione nell'elemento, siamo nel muro di pietra, sotto al cielo, qualsiasi altro pensiero se ne và, rimane l'istinto di sopravvivenza, il tempo non scorre più, siamo rilassati, manca l'ultimo ostacolo, al buio, lo sappiamo. Questo probabilmente è quello che cerchiamo sempre, è un nirvana, non è facile toccarlo, è raro, è uno stato di coscienza dal quale non vuoi uscire, ma non sei tu a decidere. E' il vento che ti sbatte per terra in cima al Cerro Castillo a decidere che dobbiamo muoverci a trovare le calate. Facciamo in fretta, Dome fiuta subito la prima calata, buttiamo le doppie, ma le corde si innalzano sopra la nostra testa: "è un miracolo!". No cazzo, è il vento, è rabbioso! Per fortuna gestiamo bene la discesa, senza intoppi, e dopo qualche indecisione data dalla mancanza di visibilità, imbocchiamo la via normale di discesa, dal lato opposto del Castillo.

AGONIA ALLUCINAZIONI
La discesa scorre lenta, in un ripido canale di neve, finché dei massi rotolanti ci intimoriscono fischiando a pochi metri da noi. Usciamo dal canale e siamo in un mare di pietre, vediamo la valle, siamo più rilassati. Un bosco Patagonico dalle forme sinuose che legato al rilassamento, ci permette di entrare in un altro stato di coscienza non ordinario. Ci addormentiamo camminando, i raggi del sole filtrano tra le propaggini superiori delle piante, l'aria è frizzante, il corpo prosciugato, ci lasciamo trasportare dal sentiero. Le ramificazioni della foresta prendono vita, i tronchi edificano oggetti di ogni genere, nel bosco appare una golf, una capanna con Hansel e Gretel, una coppia che ostenta nudità e copula disinibita. Le false percezioni ci accompagnano per una buona mezzora. Ci svegliamo all'ingresso del parco, passiamo inosservati, alle 8 di mattina appare la Bianchina davanti ai nostri occhi, questa volta non è un'allucinazione! Ciabatte, materassino, birra, birra, birra.

di Andrea Migliano, www.guidevalleorco.com

P.S. Prima di andarcene da Villa Cerro Castillo, abbiamo chiuso i conti con Funambulistica la bellissima via di 8a+/b nella falesia di Chabela, e prima del nostro ritorno in Italia abbiamo salito il Cerro Torre dalla Via dei Ragni insieme a Pietro Picco ed Edoardo Saccaro, ma queste sono altre storie...

SCHEDA VIA:  Psycho Calma, Cerro Castillo, Patagonia

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