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Hermann Buhl
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Ivo Ferrari
Fotografia di Carlo Caccia
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I miti e le leggende dell'alpinismo: sognando Hermann e la sua bicicletta

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Ivo Ferrari ed Hermann il ciclista-alpinista, tra fantasia e realtà la storia, tutta sognata, di una leggenda dell'alpinismo.

Che strani gli "alpinisti", o quelli che nel fine settimana si trasformano in alpinisti. In compagnia, prima, durante e dopo lo sforzo desiderato di raggiungere una cima, una torre o una semplice catena, ci si trova sempre a fantasticare. Il tema principale è la "Donna", ma questo è risaputo. Poi ci sono le fantasie "storiche", quelle che cambiano di domenica in domenica, i miti e le leggende... Questa è nata sotto sforzo, è nata mentre con Michele Cisana provavamo a ripetere un bel po’ di "normali" sulle guglie della Grignetta. Tira, spingi, suda e cammina, parla, racconta e... è nata questa storiella!

IL CICLISTA di HERMANN

"Tutto è cominciato un giorno", così inizia questa breve storia che sto per scrivere...

Maienfeld è un piccolo paese, che passerebbe sicuramente inosservato se non fosse che lì è nata Heidi, e noi tutti sappiamo chi era Heidi! I miei figli, tutte le sere davanti alla tv guardano esterrefatti quel bellissimo mondo incantato e incontaminato dove la piccola bambina cresce sana, accudita e vigilata dal suo burbero nonno.

Un giorno, mentre gironzolavo nel verde del bosco, poco distante, appena fuori paese, mi sono imbattuto in un gregge di pecore. Fin qui niente di strano, non era la prima volta, mi piacciono le pecore. Come rapito da questo animale sono rimasto lì, immobile ad osservare. Le osservavo mentre libere e spensierate si cibano in continuazione. Poi, come in ogni gregge che si rispetti, non potevano mancare il Cane e.. il Pastore!

Poche parole, dapprima uno sguardo e poi un semplice saluto e il tempo passa... Un altro sguardo e le parole aumentano, fino a trasformarsi in discorsi. Il Pastore ha voglia di raccontare, io, di ascoltare. Con un accento "comprensibile" mi ricorda il passato, la sua giovinezza tra i boschi e, un vecchio lavoro oramai dimenticato, un lavoro dove il saper "muovere le mani" era essenziale (muovere le mani non violentemente è una dote che sta piano, piano scomparendo). Ascolto e osservo...

Pastore: "Quando ero giovane, ero un bravo ciclista, avevo costruito una bici tutta per me, mi piaceva montare e smontare, avvitare e svitare, sapevo riparare qualsiasi bicicletta, alte, piccole, nuove o vecchie... giravo e cambiavo continuamente idee e città! Un giorno riparai anche la bici ad un alpinista che di ritorno da una salita era caduto nel fiume!"

Io: "fermo, fermo, come un alpinista caduto nel fiume? Come si chiamava, lo ricorda?"

Pastore: "Certo, ero un ragazzo, ma ho buona memoria, da sempre. Ora son vecchio, ho le rughe, i capelli bianchi, la pelle stanca, ma la memoria non mi manca. Si chiamava Hermann! Possedeva una vecchia bici, e in quell’epoca di bici peggiori ne esistevano tante, ma migliori della sua... tantissime! Era stanco in faccia, quasi tirato, aveva grosse mani piene di tagli, immagino che l’alpinista abbia da sempre mani scorticate! Mi disse di aver vissuto un’avventura fantastica, mi parlò di diedri, fessure e camini..."

Rimango stupito, tanta storia è stata scritta e raccontata, ma, mai avrei creduto di conoscere chi e come avesse partecipato suo malgrado alla "leggenda". Le parole e i ricordi continuano a ruota libera, viene fuori la marca del copertone della bici, lo spavento e le abrasioni sulle ginocchia dell’alpinista/ciclista. Le mani del Pastore ruotano nell’aria mentre spiega la circonferenza della ruota... mani grosse, segnate dal tempo. Ci salutiamo con un abbraccio, un sorriso e una promessa di rivederci. Quel tipo di promessa che sai per certo non potrai mai mantenere, ma che ti fa stare bene. Addio "ciclista" di Hermann, il ciclista della Leggenda, il ciclista dei sogni.

Ivo Ferrari

...Memorabili rimangono anche le solitarie di Buhl (Hermann ndr): nel 1952 salì la via Fox-Stenico (Cima d'Ambiez) e la parete Nordest del Pizzo Badile. In quella occasione raggiunse in bicicletta la Val Bondasca dalla cittadina austriaca di Landeck, compì la salita della via Cassin in 5 ore, scese dallo Spigolo Nord e ritornò a Landeck, sempre in bici, in giornata (salendo di nuovo il passo Maloja e risvegliandosi nelle gelide acque dell'Inn quando ormai era nei pressi del 'traguardo') da "Enciclopedia dello Sport" - Treccani"

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