Grand Pic de Belledonne (2977m). La Voie Rébuffat è stata aperta da Michel Chevalier e Gaston Rébuffat il 26/07/1944
Thibault Sibille archive

Grand Pic de Belledonne, Thibault Sibille realizza la prima solitaria invernale della via Rébuffat

Tra il 5 e l’8 febbraio 2023 l’alpinista e guida alpina francese Thibault Sibille ha realizzato la prima solitaria invernale della via Rébuffat (Michel Chevalier, Gaston Rébuffat 26/07/1944) sulla parete nord-ovest del Grand Pic de Belledonne (2977 m), nelle Alpi del Delfinato.
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Grand Pic de Belledonne (2977m). La Voie Rébuffat è stata aperta da Michel Chevalier e Gaston Rébuffat il 26/07/1944
Thibault Sibille archive

In tre giorni, con due ghiacciati bivacchi in parete, la guida francese Thibault Sibille ha messo a segno la prima salita solitaria invernale della via Rébuffat sulla parete nord-ovest del Grand Pic de Belledonne (2977 m). La via, aperta il 26 luglio 1944 da Gaston Rébuffat e Michel Chevalier, viene descritta dal suo primo salitore come "in generale molto ripida, con un’inclinazione che da l’impressione di un vuoto straordinario". Da evidenziare come all’epoca i primi salitori abbiano compiuto l’ascensione in espadrillas.

"Questa parete, in inverno, non fa sognare molte persone" commenta ironico Sibille ripensando alla sua salita solitaria. "Però c’erano le condizioni e la voglia di vivere una grande avventura sulla vetta che mi ha preso in giro e attirato per quasi dieci anni in inverno". Queste le motivazioni che hanno spinto il 32enne a provare la salita solitaria invernale, unitamente "all’impossibilità di trovare un compagno".

Così, "recuperata all’ultimo minuto l’attrezzatura grazie ad altre guide" e dopo una bella giornata di scialpinismo con la sorella, durante la quale ha lasciato il materiale per la salita al Col de Freydane, Sibille si è preparato alla sua scalata.

"Ho trascorso tre giorni su questa montagna, con due notti in bivacco. Una è stata veramente difficile a causa del vento e del freddo" ricorda. "Un’avventura al limite dei limiti, durante la quale ho vissuto una disconnessione del cervello a livello emotivo, senza però mai perdere la concentrazione su quel che stavo facendo". Purtroppo di questa prima carica di significato per il suo protagonista non abbiamo alcuna foto. "Il telefono mi è caduto il terzo giorno, prima della vetta. Il ricordo di quei momenti vissuti in parete è ben impresso nella mia memoria e lì rimarranno per sempre".

di Gian Luca Gasca




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