Divine Providence + Pilone Centrale del Frêney, per Luca Ducoli, Mirco Grasso e Giacomo Mauri uno straordinario concatenamento sul Monte Bianco
Dal 25 al 27 aprile gli alpinisti Luca Ducoli, Mirco Grasso e Giacomo Mauri hanno compiuto una vera e propria impresa sul versante meridionale del Monte Bianco che sarà ricordata a lungo, concatenando la celebre Divine Providence sul Grand Pilier d'Angle con il Pilone Centrale del Frêney. Partiti nella notte del 25 aprile dall'Aiguille du Midi, i tre hanno salito la via aperta nel 1984 da Patrick Gabarrou e François Marsigny fino a metà parete, dove hanno bivaccato dopo aver fissato altri tre tiri. Il giorno successivo hanno raggiunto la cima del Grand Pilier d’Angle, poi invece di proseguire lungo la cresta del Peuterey, si sono calati verso il ghiacciaio del Frêney, dove hanno bivaccato una seconda notte. Presto la mattina successiva hanno affrontato il lungo Pilone Centrale lungo la via Bonington, e poi il lunghissimo tratto fino in cima al Monte Bianco, prima di scendere a Chamonix. Si tratta di una cavalcata impegnativa, veloce e pulita, in uno dei posti più grandiosi e selvaggi del Bianco. Su due delle vie che più hanno catturato l'immaginazione dell'alpinismo mondiale, ma che mai finora erano state collegate in questa maniera. Il report è di Grasso.
COMBO DIVINE PROVIDENCE + PILONE CENTRALE DEL FRENEY
Erano diversi anni che ogni volta che pensavo a qualcosa di cazzuto da fare sul Monte Bianco mi passava per la testa questo progetto. Vivo dall’altra parte delle Alpi e conosco relativamente poco il massiccio del Monte Bianco, ma questa combinazione mi è sempre sembrata molto ovvia, tanto che faccio fatica a credere che qualcuno non l’abbia già fatto.
Ad ogni modo non sono qui a scalare per i record, semplicemente era una cosa che volevo fare, quindi finalmente con l’occasione di prepararci per la prossima spedizione in Pakistan, assieme a Jack e Luck cominciamo a pensare il piano d’attacco.
Skyway chiusa, partiamo dall’Aiguille du Midi alle 3 di notte. Il primo giorno raggiungiamo il Gran Pilier d’Angle appena viene toccato dal sole, molto più veloce del previsto, e scaliamo tutti i tiri fino ai terrazzi a metà parete, dove cominciano le vere difficoltà di Divine Providence. Avevamo ancora tante ore di luce, ma qui avevamo preventivato di passare la notte; non avrebbe avuto senso proseguire. Per portarci avanti per il giorno dopo, mentre Luck sistemava il posto da bivacco, assieme a Jack fissiamo le nostre mezze lungo i tre tiri successivi. Torniamo giù da Luck, cena alle 16 e imbustati nei sacchi a pelo prima delle 18.
È aprile e fa ancora freddino lassù; vogliamo scalare con il caldino e il bello è che qui, appena sorge il sole, la parete si scalda subito. Colazione al buio, sbaracchiamo tutta la nostra roba e risaliamo le fisse con i primi raggi di sole. Jack aveva già salito Divine l’anno prima; decidiamo che sarò io a condurre tutti i tiri della via, così da poter provare a salirla pulita, anche se personalmente avevo molti dubbi.
Un tiro dopo l’altro, con un po’ di fortuna e qualche sforzo di vomito, salgo senza mai appendermi fino in cima al Grand Pilier d’Angle, e mentre recupero i soci quasi mi viene da piangere. Generalmente da qui si dovrebbe proseguire lungo la cresta Peuterey fino in cima al Bianco, ma per noi la gita è ancora lunga. Allestiamo qualche doppia verso il ghiacciaio del Frêney e raggiungiamo terra prima di cena. Passiamo la notte in una piazzola che scaviamo in mezzo al ghiacciaio, a un’oretta dall’attacco del Pilone Centrale.
Suona la sveglia presto; il piano è lo stesso del giorno prima: essere con le mani sulla roccia alle prime luci. L’obiettivo della giornata è salire tutto il Pilone e ritornare a dormire in stazione dell’Aiguille du Midi. In questo caso sono io ad aver già salito il Pilone, quindi a condurre la cordata è prima Luck e poi Jack. Saliamo veloci e alle quattro del pomeriggio siamo in cima al Pilone; la cima del Bianco la raggiungiamo però dopo altre 3 ore, dopo un combattimento fisico e mentale per via delle pessime condizioni della neve. Si passava da sfondare al ginocchio a traversare su pendii ripidi e completamente ghiacciati.
È tardi e siamo stanchi; a dirla tutta, il più fritto probabilmente ero io. C'ho 32 anni e sono il vecchio della cordata, me la devo mettere via: questi due mi hanno tirato il collo! Optiamo quindi di non andare verso l’Aiguille du Midi, era troppo lunga; ci dirigiamo verso la Capanna Vallot, a un’oretta dalla cima sul versante opposto. Passiamo la notte comodi e il giorno dopo, sotto la nevicata, arriviamo giù a Plan de l’Aiguille e poi di nuovo a Chamonix per una colazione da 30 euro a testa.
- Mirco Grasso, Spinea, Venezia
Ringraziamenti
Ducoli: Ferrino, Singing Rock
Grasso: Ferrino, HDry, Karpos, SCARPA, Wild Country, CAAI
Mauri: C.A.M.P., Evil Eye, Rock Experience, SCARPA, CAAI, CAI Lecco, Ragni di Lecco



































