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Matteo Della Bordella affronta la headwall dello spigolo Sud-Est (Via del Compressore) del Cerro Torre (Patagonia), salito insieme a Silvan Schüpbach il 30-31 gennaio 2016.
Fotografia di archivio Matteo Della Bordella
Il grande sorriso di Silvan Schüpbach in discesa dal Cerro Torre, salito il 30-31 gennaio 2016 insieme a Matteo Matteo Della Bordella lungo lo spigolo Sud-Est (Via del Compressore).
Fotografia di archivio Matteo Della Bordella
Il Cerro Torre in Patagonia
Fotografia di Corey Rich / Red Bull Content Pool
Il Cerro Torre, Patagonia
Fotografia di Lincoln Else/Red Bull Content Pool
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Cerro Torre spigolo Sud-Est o Via del Compressore: la salita di Della Bordella e Schüpbach

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Dal 30 al 31 gennaio 2016 il ragno di Lecco Matteo Della Bordella e Silvan Schüpbach hanno salito lo spigolo Sud-Est (Via del Compressore) del Cerro Torre (Patagonia). Dopo la schiodatura della via effettuata da Hayden Kennedy e Jason Kruk nel gennaio 2012, questa è la terza salita della linea. La prima ad opera di David Lama (il 20-21/01/2012 con Peter Ortner e con una grande variante nella headwall) è anche la prima, e finora unica, salita completamente in libera. La seconda salita è stata realizzata dagli sloveni Luka Krajnc e Tadej Krišelj nel 2013. Il report di Matteo Della Bordella.

Ancora Patagonia. E ancora una bella e importante salita per Matteo Della Bordella. Dopo la prima ripetizione del 19 gennaio scorso della via dei Ragni sul pilastro est del Fitz Roy in coppia con David Bacci - tra il 30 e 31 gennaio Della Bordella ha salito, questa volta in cordata con Silvan Schüpbach, lo spigolo Sud-Est (o via del Compressore) del Cerro Torre. Come probabilmente tutti sanno, dopo la schiodatura della linea nel 2012 da parte degli statunitensi Hayden Kennedy e Jason Kruk, la via del Compressore, o se si vuole lo spigolo Sud-Est del Torre, è diventata un'altra cosa. Soprattutto da quando David Lama, tre giorni più tardi dalla discussa schiodatura, in cordata con Peter Ortner, ha salito quella linea non solo completamente in libera (con difficoltà max di 8a) ma aprendo anche una difficile variante di 3 lunghezze sulla headwall (con difficoltà di 7b, 7b+ su protezioni mobili). Da allora solo due cordate hanno ripetuto la via. Quella degli sloveni Luka Krajnc e Tadej Krišelj nel 2013. E quest'anno, appunto, quella di Della Bordella e Schüpbach. Va anche detto che, per ora, quella di Lama resta ancora l'unica libera integrale.

Per tutto questo la salita del Ragno di Lecco e di Schupbach è sicuramente importante, e anche per questo abbiamo chiesto a Matteo Della Bordella di farci il report della salita e di descriverci (in prospettiva) la via:

"Siamo partiti alle 3.30 dal campo Noruegos e alle 7.30 eravamo al Colle della Pazienza, alle 8 abbiamo attaccato la via e alle 18 ci siamo fermati a bivaccare in mezzo alle ice towers (2 tiri prima della headwall). Eravamo un po' stanchi ma abbiamo riposato molto bene e la mattina successiva siamo partiti con calma verso le 8. Alle 15 eravamo in cima al Torre. Alle 23,30 alla fine delle doppie.

In tutta onestà io personalmente partivo un po' con la pressione psicologica di riuscire a passare o meno sulla headwall, avere il chiave della via alla fine, in cima al Torre e non avere idea di cosa aspettarti, vedere sulla relazione alla fine un 7b con punto escalamativo e leggere "in the last 20 meters protection is poor" ha fatto sì che per tutto il resto della via cercassi di andare un po' "al risparmio" per arrivare lì il più fresco e concentrato possibile. Per questo motivo siamo saliti direttamente dalla fessura di A1 senza nemmeno provare il tiro di 8a. La headwall poi offre una scalata piuttosto particolare, la roccia non si può certo dire che sia di ottima qualità... sono per lo più lame che suonano vuote, su un muro verticale di non facile lettura... insomma il classico tipo di scalata dove vorresti che ci fossero gli spit... ma non ci sono!

Sui 4 tiri della headwall per salire devi fondamentalmente procedere in arrampicata libera, tuttavia nessuno degli ultimi 3 tiri lo abbiamo salito a vista proprio perchè la prima volta non è facile capire dove andare e la scalata è delicata, quindi capitava che a volte, quando avevo l'opportunità di mettere una protezione buona facevo resting "preventivo" per studiare la parte successiva prima di ripartire in libera. In questo stile non ho avuto particolari problemi a salire e sono tiri che sicuramente a conoscerli risultano molto più facili ma che a vista non sono per nulla scontati, non è una scalata fisicamente dura, ma richiede esperienza e ingaggio.

Il fatto che Silvan sia nettamente più bravo di me su ghiaccio poi ha fatto sì che avessi io l'onore di andare da primo sulla headwall, non perchè sia più bravo di lui su roccia, ma solo perchè così avremmo salito la via con tiri da primo in quantità equivalente, è stato per me un onore provare la headwall ma non bisogna dimenticare il tiro di WI5 nel camino delle ice towers, Silvan se l'è letteralmente mangiato, per me sarebbe stata un'odissea penso...

Penso che David Lama abbia fatto una bella performance. E' una grande via, una grande linea, è la storia dell'alpinismo e quello di Lama è stato un passo avanti incredibile, il Cerro Torre tutto in libera e senza usare spit, qualcosa di eccezionale. Tuttavia penso anche che il limite per l'arrampicata libera su queste pareti sia ancora molto lontano, con le condizioni giuste scalatori al livello di Lama possono fare sicuramente ancora di più!

So che Luka Krajnc e Tadej Krišelj avevano ripetuto la via 3 anni fa, più o meno con il nostro stile: partendo da Chalten il primo giorno e scalando la via i due giorni successivi, senza depositi di materiale o ispezioni preventive, con il primo che scala e il secondo che sale a jumar. Per quel poco che Luka mi aveva detto della via penso che la loro esperienza sia stata abbastanza simile alla nostra. Avevano fatto anche loro la fessura di A1 e le impressioni di Luka sulla Headwall erano state simili alle mie, lui però penso che addirittura abbia salito quegli ultimi 3 tiri a vista, o forse ne aveva sbagliato uno, non ricordo.

Ripetere oggi questa via è una bella sfida. Per me lo è stata e mi ha dato grande soddisfazione. E' una linea pura, completa, difficile e che richiede esperienza e preparazione, dove resti con il fiato sospeso e l'incertezza della riuscita finchè non tocchi con mano il fungo finale. Era uno dei due modi con cui volevo salire questa mitica montagna per la prima volta e sono davvero contento di esserci riuscito in buono stile e al primo colpo. Penso comunque che al giorno d'oggi sia una via alla portata di un numero relativamente ampio di alpinisti preparati e che verrà ripetuta sempre più spesso in futuro. Come dicevo secondo me "il limite" è molto più in là, probabilmente non per me, ma per tanti alpinisti top come David Lama tanto per fare un nome."

di Matteo Della Bordella

www.ragnilecco.com

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