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Pino Calandrella in apertura sul primo tiro della Via Resilience allo Scoglio della Sassetelli, Appennino Centrale
Fotografia di archivio Pino Calandrella
Aprendo la via Resilience allo Scoglio della Sassetelli (Appennino Centrale) di Vlad Almasan, Pino Calandrella e Giulio Longhi
Fotografia di archivio Pino Calandrella
Via Resilience allo Scoglio della Sassetelli: da sx Pino Calandrella, Giulio Longhi e Vlad Almasan in cresta alla fine della via
Fotografia di archivio Pino Calandrella
Il tracciato della via Resilience allo Scoglio della Sassetelli (Appennino Centrale) di Vlad Almasan, Pino Calandrella e Giulio Longhi
Fotografia di archivio Pino Calandrella
INFORMAZIONI / informazioni e collegamenti:
    Pino Calandrella vive a Leonessa (RI), è Istruttore Nazionale di Alpinismo e Direttore della Scuola di Alpinismo, Scialpinismo e Arrampicata Libera “Franco Alletto” del CAI di Roma, nonché operatore del Soccorso Alpino. Pratica la montagna in tutte le sue forme e discipline, come per molti, in una sorta di scelta di vita. Apritore di decine di Itinerari alpinistici invernali ed estivi, ha diverse spedizioni extraeuropee alle spalle (Argentina, Perù e Pakistan), in alcune delle quali è stato anche Capo Spedizione, come nell’ultima del 2014 nel Karakorum, dove con i suoi compagni di cordata ha effettuato la prima salita ad una vetta, nella valle dell’Homboro, successivamente battezzata Leonessa Peak.

Apertura di Resilience allo Scoglio della Sassetelli, Appennino Centrale

di

Pino Calandrella, Giulio Longhi e Vlad Almasan hanno aperto la via invernale Resilience sulla parete NE dello Scoglio della Sassetelli nel Gruppo del Monte Terminillo (Appennino Centrale). Il report di Calandrella.

Le annate strepitose per lo scialpinismo difficilmente lo sono anche per l’alpinismo, o comunque non lo sono contemporaneamente. La possibilità di apprezzare la bellissima neve polverosa delle settimane scorse non mi aveva offerto l’occasione di fare alpinismo, complice anche l’impedimento degli spostamenti comunali prima e regionali dopo.


Le variazioni metereologiche degli ultimi giorni, sull'Appenino Centrale, hanno cambiato la situazione, che però andava verificata. 
I progetti alpinistici sono dei tarli che si insinuano nella mente, finché non trovano soddisfazione, e allora inevitabilmente alla prima occasione andava verificata la fattibilità di questo progetto sullo Scoglio della Sassatelli.

Si uniscono a me Giulio Longhi e Vlad Almasan, anche loro in organico alla Scuola Franco Alletto del Cai di Roma. Le temperature degli ultimi giorni sono in aumento e la parete è esposta ad E-NE, quindi prende il sole al mattino e poi non ho la certezza che ci sia ghiaccio accettabile, non ho avuto modo di salire a dare un'occhiata recentemente.

Vista la situazione decidiamo per un avvicinamento scialpinistico in modo da aver un piano "b" in caso di cattive condizioni per scalare. Arrivati all’attacco saggio l’alpin ice con le piccozze (che non ho avuto modo di usare dal pre-lockdown dell’anno scorso!), ed è subito un gran piacere…quindi si va!

Attacco la colata e da subito si riparte con le protezioni aleatorie tipiche di questo tipo di salite, fittoncini e chiodi lunghi su zolle d'erba gelate, friend, un knife blade su una fessura cieca e poi corde sfalsate, protezioni allungate e così via, guadagno metro per metro con delicatezza e attenzione.

Un lungo secondo tiro ci porta all'inizio degli interessanti terzo e quarto, con andamento ascendente verso sinistra, nei quali, in grande esposizione, con un po' di neve cartonata e roccia scadente, l'attenzione nel piazzare protezioni e la loro qualità va tenuta molto alta.


In questi tiri, pur non essendo molto alta, si fa sentire una bella sensazione di grande parete, con vuoto verticale sotto i piedi, in un’arrampicata sempre delicata. Durante la scalata Vlad e Giulio mi seguono con attenzione e precisione, senza una sbavatura. Mentre scalo succede anche che una coppia di amici scialpinisti nella Valle della Meta mi riconosca, e così riusciamo a scambiare qualche fugace saluto urlato.


Arrivare nel bacino alla base della vetta in inverno, con una via che attacca nella parte più bassa della parete, era un sogno che coccolavo da qualche anno e finalmente si avvera. Realizzo la sosta alla fine del quarto tiro in una sorta di antro sulla verticale della vetta, sembra di essere nella pancia della montagna e ciò mi fa provare una strana sensazione di protezione. 


Non ho ancora deciso quale linea percorrerò per i pochi metri che ci separano dal vertice della parete, ma dopo un breve tentativo verso lo spigolo a destra, non percorribile per via della neve polverosa presente, mi oriento nel canale a sinistra della sosta in cui fra l'altro l'a.i. è anche buono.

In poco sono sul vertice della parete, con la cresta Sassetelli e il sole sul versante ovest di una bellezza che toglie il fiato. Recupero Vlad e Giulio e rapidamente siamo sulla paradisiaca cresta Sassetelli irraggiata dal sole pomeridiano. Ce la godremo tutta, felicissimi per la bella giornata di avventura, non racchiudendoci in un bell'abbraccio come si faceva "un tempo", che sembra lontanissimo, pur non essendolo realmente, ma in una bella stretta di mano.

Un ringraziamento importante lo voglio rivolgere a Giulio e Vlad, perfetti compagni di cordata, che hanno deciso di seguirmi in questa bella avventura.

Il nome scelto per la via è un po' lo specchio dei tempi che stiamo vivendo, in cui tutti ricerchiamo un adattamento a questa "nuova" avversità, attraverso strategie e soluzioni che ci possano consentire di ricreare la “normalità”, purtroppo dura a tornare.

Questa via la voglio dedicare a colui che per me è un "campione" di resilienza, mio Padre, e a tutti coloro che affrontano le avversità della vita senza mai demordere.

di Pino Calandrella

SCHEDA: Resilience, Scoglio della Sassetelli, Appennino Centrale

Si ringrazia Montura

Info: FB Pino CalandrellaIG Pino Calandrella

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