Anniversari 'tondi' dell'himalaismo. Da Mummery a Messner, 130 anni di imprese alpinistiche sulle montagne più alte della terra. Di Alessandro Filippini
L'anno vecchio se n'è andato ed è tempo di bilanci. Ma questo che vi presentiamo è particolare, perché non riguarda le imprese alpinistiche del 2025, bensì quelle himalaiane del passato. Imprese che sarebbe stato bello e giusto celebrare nell’anno che se n’è andato grazie ai particolarmente numerosi anniversari "tondi".
Sfruttare gli anniversari è quanto Reinhold Messner ha fatto più volte, nelle sue serate in edizioni passate del Trento Film Festival, nelle quali puntava a trasmettere, attraverso quelle rivisitazioni e il relativo storytelling, non solo le grandi vicende, ma anche la cultura dell'alpinismo.
Avrebbero potuto celebrare queste ricorrenze himalaiane, tanto numerose quanto importanti, anche gli organizzatori dei Piolet d'Or. Che però nella bella edizione, andata in scena per il secondo anno consecutivo a San Martino di Castrozza, hanno deciso di puntare su un solo anniversario, anch'esso “tondo” e decisamente importante nella storia dell’alpinismo: quello dei 100 anni della prima salita della parete Nord-Ovest della Civetta. Ovvero la “parete delle pareti” dolomitiche, la cui storia è stata magistralmente ricordata e ricostruita da Alessandro Baù e Alessandro Beber, oltre che dal bel documentario "100 Solleder-Lettenbauer" di Emanuele Confortin
Dunque, proviamo a ricordarli qui, i numerosi e assai significativi anniversari "tondi" della storia dell’himalaismo che ci ha regalato il 2025. Un lungo elenco (lo trovate in fondo), nemmeno esaustivo. Ma già così è una sfilata notevole, che può partire davvero da molto lontano: proprio dall'inizio della storia delle scalate sugli Ottomila. L'epoca dei pionieri troppo spesso dimenticata e che invece merita di essere celebrata.
Risale infatti a 130 anni fa quello che viene riconosciuto come il primo, vero tentativo di salire una delle 14 montagne più alte della Terra: quando il grande alpinista britannico Albert Frederick Mummery affrontò il Nanga Parbat, arrivando praticamente oltre le massime difficoltà dello Sperone sul versante Diamir che oggi porta il suo nome.
Saltando a 50 anni fa, troviamo una spedizione che ha letteralmente rivoluzionato l'himalaismo: quella al Gasherbrum I sul quale Reinhold Messner e Peter Habeler aprirono una via nuova realizzando la prima salita in stile alpino di uno dei giganti della Terra. Da soli e ovviamente senza uso di ossigeno supplementare. Una spedizione minimale già nelle intenzioni di partenza, per dimostrare nei fatti che si poteva davvero andare oltre l’epoca delle spedizioni pesanti, che “assediavano” gli Ottomila per settimane e mesi con grande dispiego di mezzi e uomini. Messner e Habeler aprirono la via al futuro, “tradita”, qualche decennio più tardi, dall’epoca tuttora imperante delle spedizioni commerciali.
Peraltro in quello stesso 1975 brilla anche la nuova via aperta sulla impressionante parete Sud-Ovest dell'Everest dalla spedizione britannica guidata da Chris Bonington e che vide arrivare in cima Dougal Haston e Doug Scott.
Poi, 40 anni fa, arriva la grande impresa della cordata formata da Robert Schauer e Wojchiech Kurtyka, che riuscirono a salire la meravigliosa parete Ovest del Gasherbrum IV. Anche se non si tratta (per poche decine di metri) di un Ottomila e anche se l’austriaco e il polacco non arrivarono fino alla cima principale, quella loro epica ascensione in puro (ed estremo: la salita richiese ben 10 giorni) stile alpino è sicuramente fra le più significative del secolo scorso.
Senza dimenticare altre salite storiche, come le due grandi prime di 70 anni fa: quella del Makalu, realizzata il 15 maggio 1955 dalla spedizione francese guidata da Jean Franco, e quella del Kangchenjunga, portata a termine 10 giorni più tardi dalla spedizione britannica guidata da Charles Evans. In vetta arrivarono George Band e Joe Brown.
O anche le due prime salite invernali polacche del 1985: il 21 gennaio di 40 anni fa quella del Dhaulagiri e il 12 febbraio quella del Cho Oyu. E poi, 20 anni fa, quella dello Shisha Pangma, ancora, come negli Anni 80, con protagonista un polacco, Piotr Morawski, però questa volta giunto in vetta insieme a un italiano, Simone Moro.
E non si può poi scordare che 50 anni fa ci furono le prime salite femminili dell'Everest: il 16 maggio la prima in assoluto, della giapponese Junko Tabei dal versante nepalese. Seguita, 11 giorni dopo, dalla salita della tibetana Phantog (o Pan Duo) dal versante Nord. E sempre nel 1975 ci fu anche il primo successo su un Ottomila di due donne non accompagnate da uomini: merito delle polacche Anna Okopinska (capo spedizione) e Halina Krüger-Syrokomska, che scalarono il Gasherbrum II.
Sempre restando in tema di donne, chiudiamo con la prima volta di una italiana in vetta a un Ottomila: ci riuscì l'11 luglio di 40 anni fa Goretta Traverso, la moglie di Renato Casarotto, salendo insieme al grande vicentino sul Gasherbrum II.
TIMELINE ANNIVERSARI TONDI
130 anni
1895, agosto: sul Nanga Parbat c’è il tentativo di Albert Frederick Mummery di salire lungo il versante Diamir affrontando lo Sperone che ora porta il suo nome. Si tratta di quello che è riconosciuto come il primo vero tentativo di salita di un Ottomila. Come noto, il grande alpinista britannico morì poi cercando di spostarsi verso il versante Rakhiot. Infatti, anche se sullo Sperone aveva ormai superato le maggiori difficoltà e la zona più pericolosa a causa degli incombenti seracchi superiori, aveva compreso che più saliva più diventava lento e che quindi la cima sarebbe stata irraggiungibile per lui.
70 anni
1955, 15 maggio: i francesi Lionel Terray e Jean Couzy realizzano la prima salita del Makalu. Il giorno dopo in vetta giungono anche il capo spedizione, Jean Franco, Guido Magnone e Gyaltsen Norbu (il sirdar), seguiti poi da Pierre Leroux, Serge Coupé, André Vialatte e Jean Bouvier. Un successo pieno, considerando anche che nella ricognizione dell’anno prima Franco e Terray con Gyaltsen Norbu e Pa Norbu avevano realizzato la prima salita del Kangchungtse (7678 m) e Terray con Couzy quella del Chomo Lonzo (7790 m). Ricordiamo che la prima salita di un ottomila era stato effettuata 5 anni prima, nel 1950 dagli francesi Maurice Herzog e Louis Lachenal sull'Annapurna. I due francesci erano saliti senza ossigeno supplementare.
1955, 25 maggio: Joe Brown e George Band, compiono la prima salita del Kangchenjunga, che era stato affrontato per la prima volta mezzo secolo prima (120 anni fa, quindi…) da una spedizione guidata da Aleister Crowley (il britannico che nel 1902 aveva tentato anche il K2). La spedizione britannica del 1955 era guidata da Charles Evans, il quale due anni prima sull'Everest componeva insieme a Tom Bourdillon la cordata di punta, che però il 26 maggio non era riuscita ad andare oltre la Cima Sud, “lasciando” così la prima salita del Tetto del Mondo a Edmund Hillary e Tenzing Norgay (29 maggio). Brown e Band furono i primi alpinisti della Gran Bretagna a salire un Ottomila. Il giorno dopo seguirono Norman Hardie e Tony Streather.
50 anni
1975, 16 maggio: la giapponese Junko Tabei è la prima donna in vetta all'Everest (via normale nepalese).
1975, 27 maggio: la tibetana Phantog (o Pan duo) è la seconda donna in vetta all'Everest e la prima a salirlo lungo la via normale tibetana.
1975, 10 agosto: l’italiano Reinhold Messner e l’austriaco Peter Habeler aprendo una via nuova realizzano la rivoluzionaria prima salita in stile alpino di un Ottomila, il Gasherbrum I. Ovviamente senza uso di ossigeno supplementare. “Due e un Ottomila” (titolo del bel libro di Messner su quella impresa) soli e senza alcun aiuto, in opposizione alle tradizionali spedizioni pesanti (e fin lì quasi sempre nazionali). Messner era reduce, poche settimane prima, proprio da uno di quei lunghi (e costosi) assedi agli Ottomila: la spedizione del Cai che, guidata da Riccardo Cassin, aveva tentato invano la parete Sud del Lhotse.
1975, 12 agosto: Anna Okopinska e Halina Krüger-Syrokomska (che morirà 7 anni dopo sul K2) non accompagnate da uomini compiono la prima salita al femminile (e senza uso di ossigeno supplementare) di un Ottomila, il Gasherbrum II.
1975, 24 settembre: Dougal Haston e Doug Scott salgono l'Everest lungo la imponente parete Sud-Ovest. Per la prima volta il Tetto del Mondo è raggiunto non sfruttando le sue Creste, ma affrontandone una parete. A guidare la grande spedizione britannica è Chris Bonington. La prima salita di un Ottomila lungo una parete era stata realizzata il 27 maggio di 5 anni prima sulla Sud dell’Annapurna. Anche quella spedizione era guidata da Bonington e aveva visto arrivare in vetta Dougal Haston (insieme a Don Whillans). Un mese più tardi ci fu anche la salita della parete Rupal del Nanga Parbat a opera di Reinhold e Günther Messner, membri italiani della spedizione austriaca guidata da Karl Maria Herrligkoffer. Come noto, nella disperata discesa lungo il versante Diamir una valanga travolse il più giovane dei due fratelli.
40 anni
1985, 21 gennaio: i polacchi Andrzej Czok e Jerzy Kukuczka compiono la prima salita invernale del Dhaulagiri. È il terzo Ottomila salito nella stagione più fredda, dopo Everest (1980) e Manaslu (1984).
1985, 12 febbraio: i polacchi Maciej Berbeka e Maciej Pawlikowski aprendo una nuova via realizzano la prima salita invernale del Cho Oyu. Tre giorni dopo la salita è ripetuta da Andrzej Heinrich e Jerzy Kukuczka.
1985, 20 luglio: Robert Schauer e Kurtyka sono autori della straordinaria prima salita, in perfetto stile alpino, della Ovest del Gasherbrum IV, la “parete lucente”, traversata da destra a sinistra in uno sforzo andato ben oltre ogni loro previsione: ben 10 giorni (di cui tre bloccati oltre i 7000 metri dal maltempo). Così, giunti alla Cresta sommitale, non possono neppure pensare di traversarla per raggiungere la vetta e cominciano subito la disperata discesa lungo la Cresta Nord-Ovest, che richiede loro altri due giorni.
1985, 11 luglio: Goretta Traverso diviene la prima donna italiana a raggiungere la vetta di un Ottomila, il Gasherbrum II (salito con suo marito, Renato Casarotto).
30 anni
1995, 13 maggio: Alison Hargreaves è la prima donna a salire l'Everest non solo senza usare ossigeno supplementare (la prima donna che aveva raggiunto il Tetto del Mondo senza usare le bombole era stata 7 anni prima la neozelandese Lydia Bradey), ma anche senza aiuto di Sherpa. Purtroppo la britannica, che nel 1993 era diventata famosa salendo in solitaria e in una sola estate le grandi Nord delle Alpi (Grandes Jorasses, Cervino, Eiger, Pizzo Badile, Petit Dru, Cima Grande di Lavaredo), sarebbe morta il 13 agosto di quello stesso 1995, scendendo dal K2.
1995, 5 ottobre: salendo il Kangchenjunga l’elvetico Erhard Loretan conclude la collana dei 14 Ottomila. È il terzo a riuscirci, il secondo (dopo Reinhold Messner 9 anni prima) senza uso di ossigeno supplementare.
20 anni
2005, 14 gennaio: Piotr Morawski e Simone Moro realizzano la prima salita invernale dello Shisha Pangma. È la prima “prima invernale” degli Ottomila dopo l'era d'oro degli “Ice Warriors” polacchi, che ne avevano collezionate ben 7 negli Anni 80, partendo dall'Everest (1980) per arrivare, passando per Manaslu (1984), Dhaulagiri e Cho Oyu (1985), Kangchenjunga (1986) e Annapurna (1987), fino al Lhotse (1988). Quindi la salita di Morawski e Moro riapre un discorso interrotto da ben 17 anni e che, con il bergamasco protagonista (autore di altre tre prime invernali), porterà nei successivi 16 anni alle prime salite nella stagione più fredda dei restanti 6 Ottomila.
- Alessandro Filippini, Milano

























