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Cima Focobon in Dolomiti, vista da Fuciade con le vie La Bella e La Bestia di Simone Banal, Alessandro Beber, Matteo Faletti, Marco Pellegrini, Marco Zanni
Fotografia di archivio Mountime
La Bella, Cima del Focobon, Dolomiti: Alessandro Beber e Simone Banal in azione
Fotografia di archivio Mountime
La Bestia, Cima del Focobon, Dolomiti: la parte alta
Fotografia di archivio Mountime
La Bella e la Bestia, Cima del Focobon, Dolomiti: di rientro al Rifugio Mulaz, Marco Pellegrini, Simone Banal, Alessandro Beber, Marco Zanni e Matteo Faletti
Fotografia di archivio Mountime

Alpinismo: La Bella e la Bestia alla Cima del Focobon, doppio colpo in Dolomiti

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Alpinismo invernale nel Gruppo delle Pale di San Martino, Dolomiti: il doppio racconto di Simone Banal e Matteo Faletti che, insieme a Alessandro Beber, Marco Pellegrini e Marco Zanni, l’ 8 e il 9 gennaio 2019 hanno aperto due vie sulla Cima del Focobon: 'La Bella' (265m AI5+, 90°) e 'La Bestia' (250m, AI5+, M6).

"FERMA SUBITO LA MACCHINA!" Rapidamente esco dall’auto ed inizio a fotografare una colata di ghiaccio pazzesca che scende da una parete. Il mio socio fa: "Potevi anche dirlo che dovevi far delle foto, credevo stessimo per investire qualcuno!"

In realtà sono io che sono rimasto investito, colpito in pieno da un treno di ghiaccio che parte da un nevaio sotto la Cima di Focobon ed arriva fino a terra, 250 metri più in basso. Una linea che mi fulmina in pieno. La mente parte a sognare ad occhi aperti, persa in una sorta di trip mentale. Invio subito la foto agli amici... "Ma sei impazzito? Quando si parte?"

Due giorni dopo sono ancora lì, alle 7 di mattina che aspetto l’alba con un obiettivo da 300mm per scattare delle foto migliori. Spunta il sole e la colata si rivela per quella che è... stupenda! Questa linea mi attira come una calamita, devo trovare dei giorni liberi da lavoro e famiglia. Passano le feste e penso che forse qualcuno nel frattempo ci è già andato, ma l’8 gennaio decidiamo di provare e partiamo carichi come le molle.

La compagnia non potrebbe essere delle migliori: Alessandro Beber, Matteo Faletti, Marco Pellegrini Pelle e Marco Zanni Sbiru, grandi amici e colleghi del gruppo guide Mountime. Fabrizio Dellai  Bicio purtroppo si ammala e all'ultimo minuto è costretto a dare forfait.

L’avvicinamento è lungo e si affonda nella neve, il saccone è pesante, ma la voglia di avventura è ben più forte, così dopo qualche ora ci ritroviamo al rifugio Mulaz dove lasciamo cibo e sacco a pelo.

Raggiungiamo la base delle colate e ci dividiamo in due cordate, io ed Ale attacchiamo a sinistra, Matteo, Pelle e Sbiru a destra. Facciamo due lunghezze di corda e poi una bufera di neve ci costringe a scendere. Torniamo al bivacco invernale del rifugio Mulaz per la notte. Fuori nevica e tira vento forte, speriamo in bene.

Durante la notte mi sento male e mi assale una nausea potente... forse ho preso freddo, maledizione. Per un po' penso di non riuscire nemmeno ad uscire dal sacco a pelo, ma il pensiero di tutti i miei sforzi andare in fumo mi spinge almeno a provarci. Tra l'altro verso le 6 le nubi si diradano e lasciano campo al cielo stellato.

Ci incamminiamo verso la base della Cima Focobon mentre albeggia. Il panorama è mozzafiato. Peccato che mi viene da vomitare. Alessandro sale rapidamente con sicurezza e leggerezza il tiro chiave, è sempre allegro e sorridente. Un po’ meno quando si trova in equilibrio precario sui ramponi e gli passo il trapano senza batteria (che pirla!).

La via è fantastica, l’ambiente surreale. Gli attrezzi tengono a meraviglia in questa neve compressa ma le viti da ghiaccio quasi nulla. Eravamo indecisi fino all'ultimo se portare o no il trapano ma ci rendiamo conto di aver fatto bene. Del ghiaccio non ci si può fidare, e le poche isole di roccia affioranti non offrono alcuna possibilità di proteggersi né con i friends, né a chiodi. Verso mezzogiorno siamo quasi in cima alla via e anche il mio stomaco sembra sistemarsi.

Mentre ci prepariamo per le doppie vediamo che sulla nostra destra anche Matteo ha concluso La Bestia e scendendo ammiriamo il tiro-capolavoro che ha appena salito: chapeau!

Ci ritroviamo tutti e 5 al bivacco, davanti al nostro amico termometro sempre fermo a fondo scala, quindi scendiamo in Val Venegia dove un tramonto infuocato ci regala le ultime emozioni: che spettacolo della natura. Un fotografo pagherebbe oro per essere lì in quel momento, ma le immagini migliori sono quelle da imprimere nella memoria.

Dopo questa splendida avventura con i miei grandi amici questo scenario rimarrà di certo indelebile nella mia mente. Non ci rimane che dare un nome a queste due linee gemelle, e vista la loro natura La Bella e la Bestia ci sembra azzeccato.

Grazie ad Alessandro Beber, Matteo Faletti, Marco Pellegrini e Marco Zanni per aver condiviso questi momenti.
Simone Banal


P.S.: Il dispiacere di non poter essere della partita ha spinto il nostro socio Bicio ad un recupero-lampo, tanto che con il giovane Federico Monegatti l’11 e 12 gennaio si sono aggiudicati la prima ripetizione de "La Bella". Domenica 13 dicembre sono stati invece Paolo Baroldi e Giuseppe Vidoni ad aggiudicarsi la prima ripetizione de La Bestia.


SCHEDA: La Bella, Cima Focobon, Dolomiti


LA BESTIA
di Matteo Faletti

Un inverno così non capitava da un po'. In montagna, specialmente sopra i 2000m si sono create delle condizioni particolari, neve pressata colate di fusione e ghiaccio, che sono andate a coprire pareti che solitamente rimanevano asciutte o coperte solo di neve. Simone manda un messaggio con una foto, "La conosci? Dovresti!" Ci penso un attimo e mi viene d'istinto Focobon! "Esatto" mi risponde!

Simone non ci mette molto a organizzare una squadra. Detto fatto alle 5.00 dell' 8 gennaio ci troviamo e partiamo alla volta delle Pale di San Martino. Carichi come muli saliamo al rifigio Mulaz, depositiamo un po di materiale, mangiamo qualcosa e ripartiamo verso la parete per capire cosa ci aspetterà.

Simone ed Alessandro saliranno la colata sul lato sinistro mentre io, Pelle e Sbiru optiamo con qualche perplessità alla linea solitaria che sta tutta a destra. Guardo la parete, guardo i ragazzi e dico: "posso andare io?" Senza nessun esitazione mi lasciano dirigere i giochi.

I primi metri sono abbastanza delicati, il ghiacco di fusione sembra scollato dalla parete, per fortuna riesco a proteggermi su roccia con qualche friends, come pensavo quando partono i miei compagni la parte troppo delicata cede e rimane solo una bella placca di roccia da salire. Salgo un altro tiro un po' più facile fino alla base di una piccola candela, nel frattempo ritorna ad infuriare il vento e la neve, ci tocca scendere al bivacco del rifugio e riprendere le forze. Cerchiamo di cenare e andare a riposare, Simone non sta un gran bene, speriamo che con una bella dormita si riprenda.

Il giorno dopo all'alba le stelle danno il cambio ad una notte di vento e nevischio, ritorniamo in parete e saliamo velocemente fino al punto più alto, Pelle si offre di proseguire per i 2 tiri successivi, anche qui le protezioni buone scarseggiano ma ci permettono di arrivare sotto all'ultimo muro. Sembra molto magra la colata per riuscire a salirla fino in cima.

Chiedo ai miei compagni se vogliono stare davanti ma sono stanchi, allora prendo in mano la situazione e cerco di risolvere l'ultima lunghezza. Dall'altra parte della parete Alessandro ci dice che se valuto troppo difficile salire di la,̀ meglio che attraversi nella loro direzione, sembrerebbe più facile.

Salgo una decina di metri cercando di proteggermi con qualche friends, capisco presto che sarà meglio proseguire seguendo il diedro-fessura che si scosta un pò dalla linea di ghiaccio ma mi dà la possibilità di proteggermi in maniera adeguata. Arrivo in cima alle difficoltà che finisce anche la corda, 60m di capolavoro, un tiro bellissimo. Non ci resta che scendere e rientrare.

Il freddo continua a pungere ma le nuvole cominciano a diradarsi lasciandosi dipingere di un rosso fuoco, anche le pareti delle Pale si infuocano e fanno da cornice a questo nostra splendida avventura.

Grazie a Simone che ci ha fatti partecipare a questo suo progetto e grazie agli altri compagni per aver condiviso con me questa bellissima esperienza. Qualche giorno dopo un amico, Paolo Baroldi e Giuseppe Vidoni ripetono la nostra via, che onore e che soddisfazione quando altri appassionati seguono i nostri passi. Confermeranno i gradi ma l'ultimo muro preferiscono salire dritti sul poco ghiaccio che c'era, dando un AI 6 Bravi!

di Matteo Faletti


SCHEDA: La Bella, Cima Focobon, Dolomiti

Alessandro Beber ringrazia SCARPA
Simone Banal e Matteo Faletti ringraziano La Sportiva
Tutti i ragazzi ringraziano lo sponsor Millet, sponsor ufficiale della Scuola di Alpinismo e Scialpinismo Mountime-Outdoor Adventures

Links: www.mountime.com

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