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Alessandro Beber sul tredicesimo tiro di CRAM sulla Cima Brenta (Dolomiti di Brenta)
Fotografia di archivio Alessandro Beber
CRAM Cima Brenta: alba su L8. Matteo Faletti in partenza dopo il bivacco
Fotografia di archivio Alessandro Beber
Matteo Faletti e Alessandro Beber durante la prima salita di CRAM sulla Cima Brenta (Dolomiti di Brenta)
Fotografia di archivio Alessandro Beber
CRAM sulla parete est della Cima Brenta, Dolomiti di Brenta (Alessandro Beber, Matteo Faletti 14-15/12/2018)
Fotografia di archivio Alessandro Beber

Cima Brenta, grande nuova via invernale per Alessandro Beber e Matteo Faletti

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Alpinismo invernale nelle Dolomiti di Brenta: sulla parete Est di Cima Brenta, Alessandro Beber e Matteo Faletti hanno aperto CRAM, una importante nuova via di ghiaccio e misto di 550 metri che affronta difficoltà fino a AI5, M6, 90°. Il doppio report di Beber e Faletti.

Dal 14 al 15 dicembre 2018 le due guide alpine Alessandro Beber e Matteo Faletti hanno aperto un gioiello importante sulla parete est di Cima Brenta. Talmente bello che la nota guida alpina valdostana Ezio Marlier ha descritto la via di ghiaccio e misto, senza mezzi termini, come "la più bella linea sulle Alpi quest’anno”, mentre Mirko Corn e Luca Caldini che hanno ripetuto la via in giornata il 23 dicembre hanno subito confermato sia la bellezza, sia le difficoltà di AI5, M6, 90°. La nuova linea si chiama CRAM, che sta per Circolo Ricreativo Aziendale Mountime, e il successo arriva dopo un primo tentativo effettuato nel 2014. Secondo Beber la nuova linea è "tecnicamente non estrema, ma una bellissima scalata continua su tutti i 14 tiri. Insomma una grande via d’avventura. Non avrei potuto chiedere di meglio." Ecco i report.


C.R.A.M. sulla Cima Brenta di Alessandro Beber


Quando siete in vacanza non aprite i social networks, perché ci troverete sempre qualche spunto per desiderare di essere da qualche altra parte! Nel visitor center di "Organ Pipe National Mounument", nel sud dell’Arizona, mi ritrovo a trasgredire questa semplice buona regola sfogliando distrattamente Facebook.  Sono in ferie con la famiglia negli Stati Uniti, ma a casa è già arrivato l’inverno. Una ragazza ha postato un autoscatto sulla cima del Croz dell’Altissimo, nelle Dolomiti di Brenta, e alle sue spalle fa capolino la parete Est di Cima Brenta, ricoperta di neve e ghiaccio come fosse il Ben Nevis…

Che beffa! Sono quattro anni che tengo d’occhio una colata di ghiaccio tanto eclatante quanto rara, e adesso che finalmente si è formata alla perfezione mi ritrovo d’altra parte del mondo in mezzo ai cactus… Cercando di non pensarci, mi chiedo se avrò qualche chance una volta rientrato.

Per contenere l’impazienza mi tengo aggiornato con Matteo Faletti che é rimasto stregato da questa linea almeno quanto me, e che dalla Paganella, dove lavora d’inverno, l’ha scrutata a lungo.

11 dicembre 2018: sulla via del ritorno, metto in pre-allarme gli altri soci. Ho 3 giorni di buco prima di riprendere gli impegni di lavoro, mettono bel tempo e temperature abbondantemente sotto lo zero… dobbiamo andare!

A fine 2014 avevamo già effettuato un tentativo ma con l’improvviso alzarsi del vento, lungo la parete si erano incanalati degli spindrift spaventosi, rendendo di fatto impossibile qualsiasi avanzamento. Poi le temperature si erano alzate e il nastro di ghiaccio in poco tempo era sparito. Vista la presenza della ditta quasi al completo in quell’occasione avevo deciso di ribattezzare la via C.R.A.M., che sta per "Circolo Ricreativo Aziendale MOUNTIME".

Dopo Argento Vivo alla Piccola Civetta avevo trovato un’altra linea dei sogni da corteggiare, così in tutti gli inverni successivi sono tornato speranzoso ad ispezionare le condizioni della parete, ma invano. Questa però sembrava la volta buona.

Purtroppo lo scarso anticipo dell’invito non concede a tutti di liberarsi, ma il 14 dicembre alle 3.30 del mattino con Matteo ci troviamo a caricare il materiale in macchina, supportati da Simone Banal che si è offerto di aiutarci a portare gli zaini fino alla base della parete.

Sei ore e un litro di sudore più tardi siamo pronti per iniziare la nostra scalata, salutiamo Simone e ci avviamo carichi di ferraglia, sacchi a pelo, fornelletto e viveri per 3 giorni.

I primi tiri sono molto più secchi rispetto al tentativo precedente e di conseguenza più ostici, con qualche passaggio di misto delicato. Ritroviamo la nostre soste di calata molto in alto e raggiungibili a stento, segno che manca all’appello un bel po’ di neve.

Un traverso facile ma molto esposto da accesso alla colata principale, dove imbocchiamo l’autostrada del ghiaccio e ci spariamo verso l’alto. Forse però proprio dei proiettili non siamo, perché all’arrivo del buio stiamo ancora scalando ed andiamo avanti per un paio d’ore prima di trovare un posto decentemente riparato dalle scariche dove scavare un terrazzino per il bivacco.

Fa talmente freddo che per tutta la giornata ci siamo scordati di bere, così cerchiamo di reintegrare i liquidi e poi sciogliamo la neve per riempire nuovamente le thermos. Durante la notte si alza il vento e ai -20° si aggiunge un piacevole effetto windchill che ci congela anche i pensieri.

Al mattino siamo un po’ legnosi ma rimettersi in movimento è un vero piacere. Siamo proprio sotto al muro della parte alta quando il sole dell’alba ci sfiora per un paio di minuti: le enormi e ripide colate che ci sovrastano risplendono magnifiche.

Con un po’ di timidezza ci alziamo cercando di capire consistenza e affidabilità del ghiaccio. Fortunatamente la tenuta delle viti sembra accettabile, anche se per allestire le soste cerchiamo di portarci sempre sulla roccia. Felici come i bambini, ci godiamo questa splendida scalata in un ambiente surreale.

Poco prima delle 15 raggiungiamo la cengia Garbari, dove la parete si abbatte. Ci piacerebbe andare in cima per mettere un sigillo simbolico alla nostra avventura, ma visto il buio imminente decidiamo di tagliare lungo quello che d’estate è il sentiero delle Bocchette Alte e di scendere verso Bocca di Tuckett e poi a valle. Per ora di cena riscopriamo il piacere di sorseggiare una birra accanto al termosifone in un bar di Molveno.

Un grazie di cuore a Matteo Faletti per la fiducia, l’entusiasmo e la visione comune che da sempre accompagna le nostre avventure. Un grazie a Simone Banal per la sua generosità fuori dal comune e per esserci sempre nel momento del bisogno. E infine grazie a tutti gli amici che ci hanno fatto emozionare con i loro apprezzamenti… la felicità quando è condivisa, vale doppio!


Via C.R.A.M. a Cima Brenta di Matteo Faletti


Le Avventure con la A maiuscola ci sono ancora, anche dietro casa, basta saper aspettare e guardare con gli occhi curiosi di un bambino. La vita ci sorprende ogni volta che vogliamo vedere poco più in là della punta del nostro naso, ogni volta che usciamo dalla confort zone… se abbiamo la mente aperta e libera potremo fare delle esperienze indimenticabili.

La montagna, a chi piace, ci da la possibilità di maturare le nostre passioni e vivere momenti unici. Il compagno, l'amico che ti segue, che ti aiuta, che ti sprona davanti alle difficoltà e condivide tutto questo con te è il migliore amico che tu possa avere.

SCHEDA: CRAM sulla Cima Brenta, Dolomiti di Brenta


*aggiornamenti: la via CRAM è stata ripetuta in giornata il 23 dicembre 2018 da Mirko Corn e Luca Caldini, che ne hanno confermato la bellezza e le difficoltà espresse nella relazione.
**sempre il 23 dicembre, Simone Banal, Fabrizio Dellai e Marco Zanni hanno aperto un’altra bella linea poco distante, sulla parete Nord di Cima Brenta, che hanno chiamato Tigersoft.


Alessandro Beber & Matteo Faletti ringraziano lo sponsor Millet, sponsor ufficiale della scuola di alpinismo Mountime.
Alessandro Beber ringrazia SCARPA
Matteo Faletti ringrazia La Sportiva

Links: FB Alessandro Beber, FB Matteo Faletti, www.mountime.com

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