L'Albero di Natale in Val Paghera

Piercarlo Berta e Roberto Parolari in Val Camonica alla ricerca del "fascinoso" ice climbing...
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L'Albero di Natale, Val Paghera
Planetmountain
E’ da un po’ che penso a qualche bella salita su ghiaccio. I ricordi che ho di goulotte, di cascate cominciano a spingermi, a solleticarmi per l’azione. Poi lo stop del mio vecchio ginocchio. Il freddo che non arriva. L’Autunno secco, le cascate in ritardo. Tra parentesi, penso anche che col ginocchio che mi ritrovo non posso neanche salire in quota e trovare qualche goulottina per divertirmi.

Scendendo nel ripostiglio dove tengo gelosamente il materiale alpinistico controllo i ramponi, impugno le picche e mi viene da pensare ad una frase che il “Fortissimo Gerva“ (Giusto Gervasutti ndr) scriveva, effettivamente noi scalatori, quando impugnamo le picche, assomigliamo a dei guerrieri alla ricerca del Sacro Graal che, menando fendenti a dritta e a manca in un crescendo Wagneriano, saliamo ognuno per trovare il proprio Sogno Sacro.

In val Varaita dove ho raggiunto il “team dell’ ice” ho potuto solo guardare i miei compagni a scalare, e ciò mi ha procurato un po’ di gelosia ed ora sono pronto a riscattarmi. Il “Cecco” mi scrive che le cascate si stanno formando in quel dell’Ossola, sento l’Uber in val Camonica e mi dice che le cascate sì, ci sono, ma l’inversione termica le fa gocciolare e la formazione è un po’ troppo a “candelette” per quelle verticali… comunque vado a vedere.

Qualche telefonata per trovare un compagno disponibile. Non è facile trovarne, da noi nel bresciano è con difficoltà che si molla il lavoro, e sopratutto il nostro è un alpinismo alla “domenicales”. Roberto Parolari è una Guida alpina e durante la settimana è facile che abbia del tempo disponibile e poi è molto volenteroso ed è uno specialista del ghiaccio. La meta è la L'albero di Natale in Val Paghera di Vezzadolio, una laterale della lunghissima valle Camonica, e se guardi a destra della statale, verso la testata della Valle, sul fondo vedi un anfiteatro, una sorta di piccola Gavarnie, con delle belle e chiare strisce luccicanti di colore ghiaccio-freddo.

La si raggiunge per strada asfaltata magari con l’aiuto delle catene antineve. Dopo una valutazione decidiamo per la striscia di destra che è la meglio formata: in venti minuti sei attaccato al suo ghiaccio, si chiama “l’Albero” e non è difficile, non è troppo lunga, ha perfino soste a spit e con due tiri e mezzo sei sulla traccia di ritorno, tra betulle e “Paghér”.

Il ghiaccio è buono, la temperatura sufficiente, picche ramponi e scarponi vanno da dio, e per i movimenti cerchiamo di fare i fighi le foto devono essere belle: vogliamo dimostrare che il cascatismo è “fascinoso”. Riesco perfino a salire su ghiaccio non bagnato, si sente a volte lo sgocciolare dell’acqua, ma se vuoi lo puoi evitare.

Sulla via del ritorno, visto che è presto e non siamo ancora sfatti, decidiamo di salire per altri quindici minuti e affrontare i trenta metri di “Mazzinga”. C’è’ una bella traccia, ed è facile arrivarci. Le difficoltà sono come per l’Albero, la qualità del ghiaccio idem. Mentre ci avviciniamo incontriamo tre cordate che scendono per il sentiero, due parole tanto per familiarizzare, percepire la provenienza territoriale, scambiarsi delle opinioni circa l’andamento glaciale, ma soprattutto per non essere degli “orsi”…

Al ritorno ci fermiamo a farci un bel “panardo”con bresaola e pane di segale fresco e morbido, un bicchierozzo di un rosso valtellinese e via, a casa, ad accontentare moglie e figli e a scrivere il diario per l’Ice Tour...

Piercarlo Berta

Vai alla scheda della cascata L'Albero di natale (Val Paghera, Val Camonica)

Nella foto: salendo sull'Albero di Natale della Val Paghera


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