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L'Arco Romano, monumento al cimitero della brigata Liguria, avvolto dalla nebbia.
Fotografia di Alberto Bosa
Scalini scolpiti in roccia della galleria Ellison, nelle viscere del Dente Austriaco.
Fotografia di Alberto Bosa
Il Rifugio Achille Papa a Porte del Pasubio. Sulla destra la 52° galleria, l'ultima della strada della I° Armata.
Fotografia di Alberto Bosa
Viste dal Cosmagnon, da sx Dente Austriaco, Selletta dei Denti, Dente Italiano, Selletta Damaggio, Palon.
Fotografia di Alberto Bosa

La Zona Sacra del Monte Pasubio, una camminata nei luoghi della prima guerra mondiale

di

Una visita alla Zona Sacra del Monte Pasubio nelle Piccole Dolomiti attorno al rifugio Achille Papa, per scoprire questo importante luogo simbolo della Grande Guerra e dell’assurdità di tutti i conflitti. Di Alberto Bosa.

AB ALTO AD ALTUM
CHI HA SALITO SENZA PALPITI D'AMORE
QUESTO CALVARIO DELLA PATRIA
CHI NON SOSTA CON ANIMO PURIFICATO
SU QUESTA ROCCIA GLORIOSA
NON ENTRI IN QUESTO RIFUGIO
NÈ CONTEMPLI DA QUESTE LIBERE ALTEZZE
LA DOLORANTE FECONDITÀ DEL PIANO
E IL MISTERO DEI CIELI.
La sez. di Schio del C.A.I. dedica e consacra agli Eroi del Pasubio – Porte di Pasubio 2/7/1922

Si può accedere alle Porte del Pasubio (1928 m s.l.m.) da ciascuna delle 4 valli che delimitano il massiccio montuoso: Posina, Terragnolo, Vallarsa e Leogra. Ci sentiamo comunque di suggerire la Strada Provinciale 46 del Pasubio che da Vicenza, passando per Schio, Valli del Pasubio e Pian delle Fugazze, termina a Rovereto. Dal Pian delle Fugazze (1162 m s.l.m.), dove vi è ampio parcheggio, ha inizio il sentiero n° 179 che, salendo per la Val di Fieno, in 2 ore e mezza di cammino conduce al rifugio. Durante la stagione estiva è possibile usufruire del servizio bus navetta fino alla Galleria D'Havet (1800 m), a circa 45 minuti dal rifugio lungo la Strada degli Eroi (399).

Alternativa degna di nota è sicuramente la strada della 1ª Armata, meglio conosciuta come Strada delle 52 gallerie (366), che da Bocchetta Campiglia (1216m) - raggiungibile in auto da Colle Xomo e provvista di parcheggio - porta gli escursionisti al rifugio grazie ad uno sviluppo di circa 6300 metri dei quali quasi 2300m in galleria. È una mulattiera d'arroccamento letteralmente intagliata sulle pareti a picco della Bella Laita tra guglie e canaloni dolomitici: opera di ardimento ingegneristico e militare, unica sul fronte europeo.

Giunti al rifugio di proprietà del CAI di Schio – oggi dedicato alla memoria del Gen. Achille Papa – è consigliabile a quanti saliranno l'approfondimento della storia e la visita alla Zona Sacra, così da comprendere le difficili condizioni di vita e di guerra per entrambi i contendenti. Qui, piazzole e ruderi di muretti a secco testimoniano la grandiosità della retrovia italiana, non a caso soprannominata "el Milanin" - la piccola Milano.

Il CAMPO DI BATTAGLIA
La visita al campo di battaglia inizia razionalmente seguendo il sentiero n° 120 che, panoramico sulle valli Sorapache e Pruche, conduce in breve tempo alla prima sosta: Arco Romano – cimitero "Di qui non si passa", Chiesetta di Santa Maria del Pasubio e Selletta Comando.

Costruito dai fanti della brigata Liguria il cimitero conteneva le salme di 164 soldati caduti, poi tumulate nell'Ossario del Colle di Bellavista. Oggi, al posto del vecchio monumento piramidale prima esistente, al centro del cimitero trova spazio il maestoso Arco Romano eretto nel 1935. Poco lontano si incontra la Chiesetta voluta da Monsignor Francesco Galloni, cappellano del battaglione alpini Monte Suello, e la tomba del Generale V.E. Rossi che comandò il battaglione alpini Monte Berico nelle azioni sul Pasubio.

A questo punto hanno inizio le prime ispezioni ai manufatti italiani, compresi quelli in ambiente sotterraneo, che permettono di vedere alcune targhe in cemento perfettamente conservate poste da uomini che qui hanno sacrificato gli anni migliori della propria vita e, in molti casi, sono caduti nei combattimenti.

L'itinerario prosegue lungo il sentiero n° 120 che si addentra in quello che fu uno dei più martoriati terreni di battaglia durante le controffensive italiane dell'autunno 1916. Di quegli episodi Michele Campana nel suo "Un anno sul Pasubio" scrisse:
"- Baionetta in canna!
Si udì il tintinno delle lame. Poi si riprese la salita quasi di corsa […]. Par proprio che noi saltiamo sopra alle raffiche di pallottole. Picchiano in ogni sasso sprizzando scintille. Danno un luccichio come in un prato di luglio.
- Ahi! Le mie gambe! Aiuto! Mamma!"

Quindi, svoltando a sinistra appena passata la brulla piana delle 7 croci e seguendo la segnaletica n° 105B, si sale sul Dente Austriaco, baluardo difensivo di tutta la linea Austro-ungarica. Qui si decisero le sorti della battaglia e quel Dente, più volte salito dagli alpini e dai fanti italiani, divenne il simbolo della lotta sul Monte Pasubio. Oggi è un impressionante labirinto di trincee, camminamenti e formidabili ordini sovrapposti di gallerie. Va fatto presente che l'accesso ai tunnel è sconsigliato senza la guida poiché le gallerie non hanno mai ricevuto manutenzione e la vastità di incroci può indurre in inganno. Le stesse Guide ai Pellegrinaggi edite negli anni '30 suggerivano di rivolgersi al custode della Zona Sacra che, come succede oggi, avrà iniziato il suo itinerario dalla galleria più importante, quella intitolata al Generale Ellison, comandante delle truppe austriache. La galleria, lunga circa 270 metri, passando per vari livelli di profondità e dopo aver attraversato vari ambienti adibiti, ad esempio, a cannoniere, postazioni di mitragliatrici, ricoveri e infermeria, esce sul lato meridionale del Dente Austriaco.

Difronte spicca il Dente Italiano, sconvolto dalla guerra di mine e, in particolare, dall'esplosione del 13 marzo 1918. Scendendo lungo il sentiero n° 105 si giunge alla selletta dei Denti che, sovrastata da giganteschi massi spostati dalle esplosioni, è interessante anche per l'enorme cratere prodotto dalla prima mina italiana del 2 ottobre 1917. Si sale quindi lungo una traccia tra le macerie del Dente Italiano e seguendo i camminamenti si giunge al suo lato sud, dove una scalinata in pietra porta alla selletta tra il Dente Italiano e la Cima Palon, denominata Selletta Damaggio. Qui uno sbocco offensivo sui camminamenti (Galleria Papa) dà la possibilità di rientrare nelle viscere della montagna e, salendo per scalini intagliati in roccia, giungere, dopo altri circa 190 metri, nei pressi della Cima Palon che con i suoi 2232 m s.l.m. è la vetta più alta del massiccio montuoso. Da Cima Palon, cuore pulsante della difesa italiana e oggi perno della Zona Sacra, si gode di una visuale completa su tutto l'altopiano pasubiano. Trincee e camminamenti, feritoie e grotte, crateri di bombarde e mortai appaiono agli occhi lasciando spazio all'immaginazione e alla contemplazione.

Si chiuderà il percorso ad anello scendendo lungo il sentiero 398 e poi risalendo per la parte finale della Strada degli Eroi (n° 399). In quest'ultimo tratto, panoramico sulla Val Canale, ci si imbatte nell'ex Rifugio militare del Cogolo Alto, dimora costruita per il custode della Zona Sacra, e nuovamente sulle retrovie italiane. Imponenti lungo il percorso sono i resti delle teleferiche e le cisterne d'acqua che per anni hanno servito e alimentato migliaia di uomini ad oltre 2000 metri. Per la discesa si consigliano le già ricordate strade della Val di Fieno o, per chi ha l'auto nei pressi di Bocchetta Campiglia, degli Scarubbi.

VISITA ALLA ZONA SACRA DEL MONTE PASUBIO DAL RIFUGIO ACHILLE PAPA
Dislivello: ≈ 300 metri
Difficoltà: E, EE
Tempo: 2.5 – 3 ore
Sviluppo: ≈ 6 km
> 0,5 km in galleria
Sentiero: n° 105, 120, 142, 398, 399 – CAI Schio, SAT Rovereto
Note: Da giugno a ottobre sarò disponibile presso il Rif. A. Papa per visite guidate ai siti e manufatti legati alla Grande Guerra sul Pasubio.

di Alberto Bosa

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